Friuli Venezia Giulia

Usa rallenta, Europa sorprende: mercati tra Fed restrittiva e tensioni geopolitiche

Il quadro macro globale si sta facendo più articolato, con segnali contrastanti tra Stati Uniti ed Europa e mercati finanziari sempre più sensibili alla combinazione di politica monetaria e rischi geopolitici.

Negli Stati Uniti, la crescita economica nel quarto trimestre ha mostrato un netto rallentamento, confermando che l’effetto cumulativo dei rialzi dei tassi sta iniziando a farsi sentire sull’attività reale. Allo stesso tempo, l’indice PCE – la misura d’inflazione preferita dalla Federal Reserve – è tornato a salire a dicembre, complicando il percorso verso un allentamento monetario. I verbali della Fed, dal tono ancora restrittivo, hanno rafforzato l’idea che la banca centrale non abbia fretta di tagliare i tassi.

La reazione dei mercati non si è fatta attendere: il Bitcoin è sceso sotto i 67.000 dollari dopo la pubblicazione dei verbali, segnalando una maggiore prudenza sugli asset più sensibili alla liquidità. Anche l’oro, pur restando vicino ai 5.000 dollari l’oncia sostenuto dai rischi geopolitici, ha visto i rialzi limitati dall’atteggiamento ancora cauto della Fed. Il petrolio, invece, si avvia verso un guadagno settimanale, spinto dalle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.

Sul fronte azionario, Wall Street ha trovato sostegno nella bocciatura da parte della Corte Suprema di nuovi dazi promossi dall’amministrazione Trump, elemento che ha ridotto temporaneamente i timori di una nuova escalation commerciale.

In Europa il quadro appare più sfumato ma, nel complesso, meno negativo del previsto. L’attività economica dell’Eurozona è cresciuta al ritmo più veloce degli ultimi tre mesi, con un miglioramento dei PMI trainato in particolare dalla ripresa del manifatturiero. La Germania ha registrato un’accelerazione dell’attività economica ai massimi degli ultimi quattro mesi, mentre i prezzi alla produzione tedeschi sono scesi del 3% a gennaio, segnale di pressioni a monte in attenuazione.

Non mancano però le ombre: la fiducia degli investitori tedeschi ha segnato un calo inatteso a febbraio, e la Francia mostra un settore privato stagnante con domanda ancora debole. Sul fronte inflazione, la Germania ha confermato un tasso al 2,1% a gennaio, mentre la Francia ha registrato un rallentamento allo 0,4%, in linea con le attese.

In questo contesto si inserisce anche l’indiscrezione del Financial Times secondo cui Christine Lagarde starebbe valutando di lasciare la presidenza della BCE prima della fine del mandato, ipotesi che aggiunge un elemento di incertezza alla governance monetaria europea proprio in una fase delicata di transizione.

Dott. Alessandro Pazzaglia, consulente finanziario autonomo, www.pazzagliapartners.it




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