ISEE 2025: la Calabria ultima in Italia. Papillo (CISAL): «Non è una statistica, è un’emergenza lavoro»
I dati INPS appena pubblicati sull’Osservatorio ISEE 2025 vanno letti con attenzione, perché oltre le cifre nazionali c’è un dato che riguarda direttamente la Calabria e che come sindacato non possiamo archiviare come semplice statistica. Il valore medio ISEE nazionale si attesta a 17.639 euro. La Calabria registra il valore più basso di tutta Italia: 13.141 euro. Il Trentino Alto Adige, all’estremo opposto, supera i 23.000 euro. Dieci mila euro di divario tra la regione più ricca e la nostra. Non è un gap congiunturale, è una frattura strutturale. E’ quanto afferma in una nota Vitaliano Papillo, segretario provinciale della Cisal Vibo.
Ma il dato che più dovrebbe interrogarci è un altro: il 43% di tutte le dichiarazioni ISEE presentate in Italia nel 2025 proviene dal Sud e dalle Isole. In termini assoluti significa che quasi metà delle famiglie italiane che si rivolgono allo Stato per accedere a bonus, agevolazioni e welfare sono meridionali, a fronte di una popolazione che rappresenta circa un terzo del totale nazionale. Non è assistenzialismo: è il riflesso di un mercato del lavoro che non funziona.
Cosa ci dicono questi numeri sul piano sindacale? Tre cose precise.
La prima: il salario non basta. Un ISEE basso non significa solo redditi bassi — significa lavoro part-time involontario, lavoro stagionale non continuativo, lavoro in nero che non viene dichiarato e che non produce diritti. Il sindacato deve essere più presente nelle filiere dove il sommerso è strutturale: agricoltura, turismo, servizi alla persona. Settori che in Calabria sono portanti e dove la contrattazione è ancora troppo debole.
La seconda: il welfare non compensa il lavoro assente. Aumentare le dichiarazioni ISEE non è un segnale positivo — è la fotografia di un territorio che ricorre sempre di più agli strumenti di sostegno perché il lavoro stabile, regolare e ben retribuito manca. Il sindacato non può limitarsi a orientare i lavoratori verso le prestazioni INPS: deve battersi perché quelle prestazioni diventino meno necessarie.
La terza: la contrattazione territoriale è la risposta. Il differenziale salariale tra Sud e Nord non si risolve spostando i lavoratori, ma creando le condizioni — contrattuali, fiscali, infrastrutturali — perché lavorare in Calabria sia economicamente sostenibile. CISAL Calabria è impegnata su questo fronte: accordi di secondo livello nelle filiere locali, protocolli di legalità nelle aziende che operano con fondi pubblici, azioni concrete contro il dumping contrattuale che penalizza chi rispetta le regole. L’ISEE è uno specchio. Quello che ci mostra la Calabria nel 2025 è un territorio che ha bisogno non di più assistenza, ma di più lavoro dignitoso.
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