Molise

Sanità in crisi, Pierfrancesco Citriniti scrive alla presidente Meloni: “Chiediamo dignità” | isNews

Il noto volto televisivo e attivista termolese: “Quando il sistema pubblico fallisce, non cade solo un servizio. Si rompe il patto tra cittadini e istituzioni”


TERMOLI. Un appello accorato alla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni. “Con rispetto istituzionale, ma con determinazione”, firma Pierfrancesco Citriniti, volto noto della televisione a Propaganda Live e prolifico attivista sul territorio termolese e molisano. Un testo con cui denuncia la realtà della crisi sanitaria in Molise, un problema vissuto dai “citttadini veri” che “rinunciano a curarsi” e “operatori sanitari che resistono solo per senso del dovere”.

Di seguito il testo della lettera, condiviso da Citriniti sui social.

Presidente, questa non è solo una lettera istituzionale. È una lettera umana. È la voce di una terra che per troppo tempo è rimasta educata, silenziosa, composta. Le scrivo dal Molise, una regione piccola nei numeri ma grande nella dignità dei suoi cittadini, e oggi profondamente ferita dalla crisi sanitaria che da anni la affligge. Qui il sistema sanitario è sotto commissariamento da tempo, i medici mancano, i concorsi spesso vanno deserti, i pronto soccorso lavorano al limite, e migliaia di cittadini sono costretti ogni anno a curarsi fuori regione. Non è polemica politica. È realtà quotidiana. Quando un territorio perde servizi sanitari, non perde solo efficienza amministrativa. Perde sicurezza. Perde fiducia. Perde vite.

Sì, Presidente: vite vere, quotidiane. Perché quando la sanità non funziona, la gente muore davvero, nelle case, nelle ambulanze, nelle attese infinite, nei chilometri fatti di notte verso un ospedale lontano. Il Molise è stato per anni sottoposto a piani complessi di gestione e commissariamento. Nel frattempo, troppe decisioni hanno dato l’impressione di essere lontane dalla vita reale dei cittadini. Non è solo un problema di competenza: è un problema di attenzione, di concretezza e di capacità di comprendere le esigenze quotidiane delle persone. Troppa autoreferenzialità, troppa distanza, troppa rigidità nel modo di esercitare il potere.

La politica dovrebbe essere servizio pubblico. Invece, a volte, è sembrata lontana dalle difficoltà reali. La politica non è una sceneggiatura dove ognuno pensa al proprio ego mentre la realtà crolla fuori dalla porta. Qui fuori ci sono cittadini veri: persone che rinunciano a curarsi, famiglie costrette a percorrere centinaia di chilometri per una diagnosi, operatori sanitari che resistono solo per senso del dovere. E tra quelle persone ci sono anch’io.

Ci sono momenti nella vita in cui si perde tutto. Ma perdere tutto non significa solo perdere un lavoro o una casa. Perdere un lavoro è doloroso. Perdere una casa è devastante. Ma perdere le radici interiori, la fiducia, la serenità, il senso di protezione che uno Stato dovrebbe garantire è qualcosa che cambia una persona per sempre. Quando il sistema pubblico fallisce, non cade solo un servizio. Si rompe un patto: il patto tra cittadini e istituzioni.

Ed è per questo che oggi Le scrivo con il mio nome e senza alcuna paura. Non ho paura di metterci la faccia. Non ho paura delle possibili conseguenze. Non ho paura delle dinamiche del potere che a volte possono sembrare intimidatorie verso chi parla. Se arriveranno ostacoli, li denuncerò pubblicamente, con la stessa determinazione con cui oggi scrivo queste parole. Il silenzio è il miglior alleato dell’arroganza. Io non ho intenzione di restare in silenzio.

Sa qual è la sensazione che molti hanno qui? È come entrare in una pasticceria perfetta: vetrine eleganti, dolci meravigliosi, tutto sembra impeccabile. Ma quando assaggi, il sapore è amaro. In Molise, spesso, l’apparenza della politica è ordinata e rassicurante, ma la realtà vissuta dai cittadini è molto diversa. E quella realtà merita verità. Il Molise non chiede privilegi. Chiede dignità. Chiede che la sanità torni ad essere un diritto reale e non un sistema che costringe le persone a partire o ad aspettare troppo.

Servono scelte coraggiose: una revisione reale dei meccanismi che hanno soffocato il sistema sanitario regionale; misure nazionali per attrarre medici e infermieri nei territori più fragili; investimenti seri negli ospedali e nella sanità territoriale; trasparenza totale nella gestione della sanità. Perché dietro ogni decisione non ci sono numeri. Ci sono vite reali.

E voglio dirLe anche un’ultima cosa. Io non auguro a nessuno di provare cosa significa perdere tutto nel profondo. Non lo auguro a nessun cittadino italiano. Ma perdere tutto non significa smettere di lottare. A volte significa capire ancora di più quanto valga la dignità, quanto sia necessario parlare quando sarebbe più facile restare in silenzio. Per questo continuerò a farlo. Perché un Paese resta davvero unito solo quando nessun territorio viene lasciato indietro. Il Molise non vuole essere compatito. Vuole essere ascoltato. E soprattutto vuole tornare a credere che lo Stato non si dimentica dei suoi cittadini.

Con rispetto istituzionale, ma con determinazione, Pierfrancesco Citriniti.


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