Marche

«A rischio la salute e nessun beneficio»

JESI A distanza di circa 4 mesi dall’annuncio ufficiale, la Provincia di Ancona ha pubblicato nelle scorse ore le motivazioni dello stop al progetto dell’impianto di trattamento rifiuti proposto da Edison. Quattro i filoni sui quali gli uffici di Passo Varano, ad Ancona, si sono concentrati. A partire da quello che viene definito «principio di prossimità».

Le ragioni

Scrive la Provincia: «Non risulta dimostrato il fabbisogno regionale né la non disponibilità di altri impianti idonei». In buona sostanza, Edison non avrebbe dimostrato in maniera incontrovertibile il deficit delle Marche nel trattamento dei rifiuti speciali, situazione che avrebbe reso necessaria la costruzione di un nuovo impianto. Anzi, per la Provincia, Edison non avrebbe nemmeno dimostrato che la maggior parte dei rifiuti trattati a Jesi sarebbe provenuta dal territorio regionale e non da altre regioni limitrofe. A dire il vero, Edison dei dati li ha portati ma la Provincia ne ha contestato l’affidabilità della fonte, e soprattutto, la qualità statistica. In generale, si parla di «mancanza di benefici locali». Ci sarebbe poi il tema della «incompatibilità con il Piano regionale di Gestione dei rifiuti», poiché «la ditta ha eliminato i rifiuti putrescibili, ma non i biodegradabili».

Il camino

Criticità sono emerse anche sul fronte del progetto stesso, con «l’abbassamento dei camini che peggiora la dispersione degli inquinanti in atmosfera». Per Edison, le emissioni sarebbero comunque entro i limiti di legge, ma questa modifica alla struttura proposta dalla stessa multinazionale, secondo la Provincia, avrebbe in ogni caso aumentato la dispersione. Si passa poi ai rischi sanitari. Per la Provincia, «sul fronte dell’aria, della falda acquifera e degli scenari accidentali, non sono stati condotti gli adeguati approfondimenti». Allo stesso modo, per i tecnici non esisterebbe una letteratura scientifica sufficientemente approfondita per permettere di escludere i rischi per la salute umana dovuti alla costruzione dell’impianto. Infine, la questione preponderante: quella della «partecipazione del pubblico».

La Provincia ha sottolineato tutte le iniziative messe in campo dalla popolazione per opporsi al progetto, che non è mai stato accettato (tra cortei, raccolte firme e perfino un referendum). «Risulta evidente – conclude la Provincia – che la proposta progettuale non presenta il necessario requisito, proprio della Valutazione di Impatto Ambientale, dell’accettabilità della popolazione». E «le modifiche sono considerate insufficienti rispetto al contesto densamente antropizzato e al dissenso civico».




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