Informazione Campania – CULTURA – DAL 16 FEBBRAIO LA DODICESIMA EDIZIONE DI “LIBRIAMOCI”: LA CAMPAGNA NAZIONALE DI LETTURA AD ALTA VOCE

di Clementina Leone
Lunedì 16 febbraio 2026 è iniziata la dodicesima edizione di Libriamoci – Giornate di Lettura nelle scuole.
La stessa si concluderà il 21 febbraio 2026. Questa campagna nazionale è promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura che, d’intesa con quello dell’Istruzione e del Merito, porta la lettura ad alta voce nelle scuole italiane e all’estero, con la speranza di riuscire a far innamorare di più i giovani della stessa. Ovviamente, con il sistema scolastico attuale ancora troppo legato a vecchie tipologie d’insegnamento, questo non è semplice, ma assolutamente non impossibile. Difatti, nel corso delle continue riflessioni sulla relazione educativa, un “reciproco adattamento creativo”, in cui ci si accoglie, ci si prende cura di ogni creatura, ci si aiuta nello sviluppo, lasciando spazio a ciascuno di disvelarsi secondo i suoi naturali tempi, potrebbe essere un buon punto di partenza per raggiungere effettivamente determinati obiettivi … uno su tutti, quello di far comprendere ai ragazzi che lo studio riempie “la tabula rasa” come diceva il filosofo Aristotele con la quale nasciamo, quindi il nostro “io”. Per questo, sarebbe opportuno attingere dall’incontro tra il Piccolo Principe e la volpe. In esso sono ravvisabili dodici parole chiave che ne disvelano tutte le caratteristiche. Com’è noto nell’incontro tra il Piccolo Principe e la volpe, quest’ultima gli chiede di essere addomesticata, ciò potrebbe apparire stonato in campo educativo, ma ad un esame più profondo del termine se ne comprende il vero senso. La parola in lingua originale “Apprivoiser”, tradotta in italiano con il termine “addomesticare”, è in realtà riduttiva rispetto al suo significato più ampio e cioè: familiarizzare, abituare, rendere socievole. Qualsiasi individuo si accosti a un ambiente educativo, per la prima volta, oppure chiunque si inserisca in un contesto per lui nuovo, ha bisogno di abituarsi e di familiarizzare con l’ambiente, solo così imparerà a far parte di quel gruppo sociale. Per questo motivo e tanti altri ancora, parole come: creare una relazione, unicità dell’individuo, reciprocità, fiducia, prendersi tempo, creare/inventare strategie, gradualità, osservazione reciproca, linguaggio non verbale, ritualità, affettività ecc…. dovrebbero essere ad inizio di ogni anno scolastico i pilastri attraverso i quali dar vita ad una programmazione efficace. Un programma buono non può essere dato, ma solo indicato e deve tener conto non di un sapere nozionistico da ripartire, ma di ciò che lo studente vede, capisce e ama. Andare in profondità, insomma, verso la qualità della conoscenza, non in estensione verso una quantità di briciole inutili. Per creare una relazione educativa occorre partire in modo prioritario dal cambiare i paradigmi. “Tra i muri della scuola si possono trasmettere dati, tecniche, atmosfere, ma la conoscenza è un processo che ognuno deve ricrearsi e comparare nel rispetto del senso critico e la lettura ad alta voce, non solo aiuta in questo, ma è anche un modo per viaggiare senza pagare il biglietto.
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