Calabria

Un’inquietante intercettazione, Gratteri il nemico numero uno della ‘ndrangheta: “È peggio di Falcone e Borsellino”

Un nuovo inquietante tassello emerge dall’inchiesta della Dda di Reggio Calabria che nei giorni scorsi ha portato al fermo di 7 indagati ritenuti intranei alla locale di ’ndrangheta di Siderno. Tra le pieghe delle intercettazioni, infatti, si staglia un elemento che gli investigatori definiscono «di particolare rilevanza»: un violento attacco all’attuale procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, figura da anni al centro delle conversazioni e delle preoccupazioni delle consorterie mafiose calabresi e non solo.
Questa volta, a parlare di lui con toni ostili è Frank Albanese, residente ad Albany, nello Stato di New York. Un nome che, secondo la Dda, rappresenta un elemento strategico della proiezione internazionale della ’ndrangheta di Siderno tanto da indurre i magistrati ad agire con un fermo urgente per impedirne il rientro negli Stati Uniti. Le intercettazioni riportano una conversazione del 28 agosto 2024, registrata in un’abitazione di via delle Mimose a Siderno. Albanese, dialogando in inglese con lo zio materno A.F.J., non indagato, esprime la propria avversione verso la magistratura e, in particolare, verso Gratteri, all’epoca procuratore di Catanzaro. «È il peggiore che abbiamo», afferma Albanese, lasciando intendere che il magistrato rappresenti, per la ’ndrangheta, l’avversario più temibile. Lo zio annuisce: «Sì, dicevano che lui era peggio di Borsellino e Falcone». Parole che, per gli investigatori, non sono semplici sfoghi, ma la conferma del timore che le cosche nutrono nei confronti di un magistrato che da decenni conduce un’azione di contrasto definita «incisiva e ininterrotta». A.F.J. ricorda poi come Gratteri fosse costantemente sotto i riflettori: «Continuava ad uscire sulla Cnn… è sempre sul telegiornale», aggiungendo commenti sprezzanti raccolti nell’ambiente criminale: «È un figlio di p…»». Una narrazione che ripercorre la carriera del magistrato, da Locri a Reggio Calabria, poi Catanzaro e infine Napoli, come se ogni passaggio avesse rappresentato un nuovo ostacolo per le organizzazioni mafiose.
Un altro elemento inquietante è che a parlare di Gratteri è un soggetto che rivela allo zio un dettaglio che gli investigatori definiscono “di eccezionale rilievo”: avrebbe dovuto incontrare Matteo Messina Denaro, il superlatitante di Cosa Nostra deceduto nel 2023. «Dovevo vedermi con lui», dice Albanese, senza aggiungere altro. Un’affermazione che, secondo la Dda, può essere pronunciata solo da chi ricopre un ruolo criminale di primo piano. Del resto Frank Albanese, spiegano gli inquirenti, non era un semplice affiliato: era il raccordo tra la locale di Siderno, la ’ndrangheta di New York, quella canadese e le proiezioni internazionali del “Siderno Group of the Crime”. Gestiva informazioni, contatti, equilibri. Era, di fatto, un emissario transnazionale.
L’inchiesta conferma un dato ormai consolidato: Nicola Gratteri è da anni uno dei primi potenziali bersagli della criminalità organizzata.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale di venerdì 20 febbraio


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »