Toscana

Gli architetti di Arezzo chiedono una mano ai Comuni sulla gestione delle pratiche edilizie


 Un confronto stabile tra Comune e professionisti per rendere più “serena” la gestione delle pratiche edilizie. È quanto chiede l’Ordine degli Architetti della provincia di Arezzo in una lettera aperta in cui torna sul tema dei controlli e delle responsabilità legate a nuove costruzioni e ristrutturazioni, tra norme in continuo aggiornamento, interpretazioni non sempre univoche e difficoltà nel reperire la documentazione storica degli immobili.

Nel testo viene ricordato come, fino a pochi anni fa, la Commissione Edilizia (e prima ancora la Commissione dell’Ornato) fosse il luogo in cui venivano valutati i progetti, con un ruolo che andava dalla verifica della conformità alle regole fino alla valutazione del “pregio edilizio e architettonico”. Un organismo composto da tecnici comunali, rappresentanti dell’amministrazione e professionisti esterni, nel quale – sottolinea l’Ordine – si sviluppava anche un dialogo utile a definire principi e modalità del “buon costruire”.

Negli ultimi due decenni, però, il quadro normativo avrebbe spinto molti Comuni a rinunciare alla Commissione. La verifica del rispetto delle regole, evidenziano gli architetti, è passata dagli organismi collegiali agli uffici comunali e oggi è attribuita in larga parte agli stessi professionisti che presentano i progetti. Ai progettisti viene infatti richiesto di certificare la conformità normativa e, quando si interviene sull’esistente, di dichiarare che l’edificio oggetto di lavori corrisponde ai titoli depositati in Comune.

Un passaggio che, secondo la lettera, si scontra con la complessità di un sistema di norme nazionali e regionali descritto come in continua modifica e sempre più difficile da interpretare. Nel documento viene citato anche un caso-tipo: cittadini che ereditano immobili costruiti decenni fa con regolare licenza edilizia e abitabilità, ma che presentano difformità (ad esempio su altezze o larghezze) rispetto ai titoli originari. Se quelle difformità superano le tolleranze previste dalle regole attuali, spiegano gli architetti, possono emergere problemi anche per chi non ha mai eseguito lavori.

In questo contesto vengono richiamate le più recenti indicazioni normative sul cosiddetto “principio di affidamento”, pensato per tutelare l’erede quando l’interpretazione dei documenti e la valutazione risultano condivise anche dal Comune. Ma, per arrivare a quel risultato, i professionisti segnalano due criticità quotidiane: la ricerca dei titoli pregressi e la condivisione delle interpretazioni normative.

Sul fronte degli archivi comunali, la lettera parla di un accesso diventato “un percorso ad ostacoli”, che spesso non garantisce la certezza di reperire tutti i fascicoli legati a un immobile. A questo si aggiungerebbero, in alcuni casi, tempi di prenotazione degli accessi “misurati in mesi”. Quanto alle interpretazioni, viene evidenziata la mancanza di un luogo di confronto come la vecchia Commissione Edilizia: le FAQ, secondo l’Ordine, non sarebbero che un surrogato di quelle letture condivise che un tempo maturavano nel dialogo.

Gli architetti precisano di non voler interferire con l’autonomia del Comune e di non chiedere la reintroduzione della Commissione Edilizia, ma ritengono necessario “riallacciare” una forma di dialogo istituzionale permanente. La proposta è quella di un tavolo tecnico composto da rappresentanti comunali e degli Ordini professionali, con riunioni periodiche per affrontare i nodi che coinvolgono sia i professionisti sia i funzionari dell’ente. 

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