Umbria

Sanità, liste d’attesa: in Umbria 72mila da smaltire

All’inizio di febbraio in Umbria erano quasi 72mila le prestazioni sanitarie da smaltire. Il tema delle liste d’attesa è stato uno degli argomenti più importanti toccati giovedì in consiglio regionale, dove la leghista Donatella Tesei ha chiesto alla presidente Stefania Proietti di fare il punto della situazione.

I numeri Secondo quanto riferito dalla presidente, al 2 febbraio le prestazioni complessive inserite nei percorsi di tutela erano 71.416. Di queste, 63.920 riguardano l’insieme delle prestazioni considerate, mentre quelle monitorate a livello nazionale, le cosiddette “traccianti”, sono 43.865. Tra queste ultime, 27.932 risultano nei tempi previsti e le prestazioni urgenti e brevi sarebbero tutte rispettate. Le prese in carico affidate alle strutture competenti, le cosiddette “Piastre”, sono 8.582. Proietti ha precisato che i dati comunicati a inizio febbraio, pari a 52.325 prestazioni, si riferivano ai soli primi accessi alla specialistica ambulatoriale e alle prestazioni traccianti oggetto di monitoraggio nazionale, per garantire uniformità con le altre Regioni. Secondo la presidente poi il lavoro di gestione delle liste è reso più complesso dal fatto che non è stato possibile utilizzare la quota dello 0,4 per cento del Fondo sanitario destinata proprio all’abbattimento delle liste d’attesa.

Tesei all’attacco La richiesta di chiarimenti era partita dall’ex presidente Tesei, che aveva parlato di una possibile sottostima superiore alle 20mila unità rispetto ai 52mila casi inizialmente comunicati. Nel suo intervento ha chiesto di sapere quante prestazioni fossero tecnicamente con codice Rao scaduto (quello che indica la priorità clinica), quante prese in carico risultassero ancora non gestite e se i numeri diffusi comprendessero tutte le categorie o fossero stati applicati filtri restrittivi. Nella replica in Aula Tesei ha sostenuto che «sono oltre 70mila le prestazioni in lista di attesa» e ha criticato quella che ha definito una situazione poco chiara, affermando che «non possiamo continuare a generare questa nebulosità». Nel mirino poi anche i 184 milioni di euro derivanti dall’aumento delle tasse regionali e che, per Tesei, potrebbero essere utilizzati per alleggerire le liste.

L’accusa In una nota diffusa dopo la seduta, la consigliera della Lega ha parlato di «liste di attesa fuori controllo» e ha ricordato che a settembre 2024 le prestazioni da evadere erano circa 44mila. «In poco più di un anno di governo regionale – scrive – le liste sono quasi raddoppiate. Un fallimento certificato dai numeri». Tesei ha accusato la Giunta di scarsa trasparenza nella pubblicazione dei dati e di non aver mantenuto l’impegno, annunciato in campagna elettorale, di azzerare le liste in tre mesi.

Le riemissioni Sempre sul tema delle liste è intervenuto anche il consigliere Matteo Giambartolomei di Fratelli d’Italia, con un’interrogazione sulle procedure adottate nel Distretto di Perugia in merito alla riemissione di impegnative scadute; caso del quale si sta discutendo da alcuni giorni. Secondo quanto segnalato, ad alcuni medici di medicina generale sarebbe stato chiesto di emettere nuove ricette per prestazioni già inserite nei percorsi di tutela, con il rischio, a suo dire, di alterare i tempi registrati dal sistema informatico.

Razionalizzazioni Proietti ha risposto citando una relazione della Usl Umbria 1. Le prestazioni scadute oggetto di revisione sarebbero 2.072 su tutto il territorio, distribuite tra circa 340 medici di base. L’obiettivo, ha spiegato, non sarebbe quello di modificare i dati, ma di «razionalizzare» la gestione e garantire in tempi più brevi le prestazioni, aggiornando prescrizioni non più valide e verificando l’effettiva necessità clinica. Tutte le pratiche, ha assicurato, sono tracciate nei sistemi aziendali e i pazienti riceveranno un riscontro. Proietti ha inoltre ricordato che nel 2025 il piano aziendale per le liste d’attesa ha portato a un aumento della produzione di circa il 9 per cento, pari a quasi 20mila prestazioni in più tra quelle monitorate. Un incremento che, ha ammesso, non basta da solo a invertire il trend e che richiede interventi strutturali sull’organizzazione e sull’appropriatezza delle richieste.

Risposte evasive Giambartolomei si è detto non soddisfatto della risposta, giudicandola «assolutamente evasiva», sostenendo che, se le strutture pubbliche non riescono a rispettare i tempi, si dovrebbe ricorrere anche ai privati convenzionati o all’attività intramuraria a carico del servizio sanitario.

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