Scacco ai Commisso, Frank Albanese: “Gratteri è il peggiore di tutti”
SIDERNO – Uno dei sette fermati nei giorni scorsi a Siderno, con l’accusa di fare parte della cosca Commisso di Siderno, con ramificazioni anche in America, è Frank Albanese, di 59 anni. L’uomo, nato e domiciliato ad Albany, negli Stati Uniti d’America, non solo rappresentava l’anello di congiunzione con la proiezione di ‘ndrangheta negli Stati Uniti e in Canada, ma altresì era il tramite tra la ‘ndrangheta e Cosa Nostra siciliana.
La figura di Frank Albanese è stato oggetto di attenzione investigativa da parte delle Forze dell’ordine dall’estate del 2019 fino al fermo di martedì scorso. Egli si recava in Italia con cadenza annuale per il suo ruolo di raccordo tra la “casa madre” e le sue proiezioni americane e canadesi, perciò era costantemente monitorato, ogniqualvolta si recava a Siderno. L’ultima volta che l’uomo è tornato a Siderno è stato verso la fine dello scorso mese di gennaio. Il ritorno in America era previsto per oggi, ma è stato fermato prima dai Carabinieri del Ros di Reggio Calabria.
È chiaro che Albanese si candidava apertamente ad essere un personaggio di spicco dei Commisso a Siderno per la gestione del territorio, data la sua passata ed attuale esperienza mafiosa. «Certe volte una famiglia ha bisogno di un cavallo … avete capito? – diceva ad uno del clan Frank Albanese. lo gli ho detto che in qualunque cosa, se la presenza mia può aiutare la situazione, io sono il primo che prendo la valigia e porto».
Intercettazioni su intercettazioni, verso la fine di agosto del 2024, l’orecchio lungo dei Ros capta un colloquio di Albanese con uno zio materno. Entrambi si trovavano nella dimora di Siderno e discutevano in lingua inglese. Nelle parole di Albanese c’è un’avversità nei confronti della magistratura e un particolare astio verso l’allora Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, che stava portando avanti un’azione di contrasto nei confronti della criminalità organizzata molto incisiva, paragonabile a quella di Falcone e Borsellino, i magistrati siciliani ammazzati dalla mafia.
Quello di Frank era astio e timore, definendo Gratteri come «il peggiore», perché il più temibile dalla ‘ndrangheta. «Dopo Falcone e Borsellino ne è uscito fuori un altro …continuava a uscire …sulla Cnn ci stava …un nuovo magistrato … anche molto bravo. E’ qui?» – parlava lo zio d’America con Frank Albanese. E ancora: «Dicono che era un figlio di puttana pure … Dicevano che era un vero figlio di puttana!» – proseguiva lo zio materno di Albanese, che confermava e aggiornava il suo interlocutore, che alla fine chiedeva se Nicola Gratteri «è ancora morto o vivo?». «No è ancora vivo – rispondeva Frank Albanese -, adesso lo hanno mandato a Napoli».
Ma l’uomo fermato martedì a Siderno, due giorni prima che lo stesso ripartisse per gli Stati Uniti, secondo quanto riportato nel decreto della Dda di Reggio Calabria, «non perdeva occasione per mostrare tutta la sua mafiosità e capacità criminale quando si sfogava con lo zio dicendo che andasse messa una bomba presso la sede della Polizia di Stato. Le forze di polizia italiane davano molto fastidio ai mafiosi andando ad ostacolare il loro operato a differenza della polizia statunitense. Ad Albany la struttura criminale mafiosa era più libera di muoversi utilizzando piccole accortezze. Nello specifico, mentre Frank Albanese con lo zio americano transitavano nei pressi del Commissariato Ps di Siderno, il primo spiegava che quella era la sede della «nuova polizia di Stato» e commentava con ostilità, utilizzando un’espressione dialettale «una bumba dovevano mettergli!».
Anche la polizia federale americana era sulle tracce di Frank Albanese e della sua famiglia, individuata come referente della ‘ndrangheta di Albany.Albanese era consapevole che il proprio ruolo di referente della ‘ndrangheta ad Albany comportava un intrinseco rischio per la sua incolumità e perciò aveva richiesto ai propri cari di vendicarlo, qualora fosse stato ucciso negli Usa. E se si fosse verificato un fatto del genere, i propri familiari si sarebbero impegnati a pagare il debito che lo stesso aveva maturato quando aveva avuto problemi.La parola che aveva speso da uomo di ‘ndrangheta andava mantenuta fino in fondo.
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