Basilicata

Trapiantato cuore danneggiato, il dramma di Domenico: il no dei medici a nuovo trapianto

Silenzio e dolore per la famiglia di Domenico dopo il no degli esperti per il nuovo trapianto al bimbo a cui hanno trapiantato un cuore danneggiato. Il cuore è andato a un altro bimbo, mentre proseguono le indagini.


NAPOLI – È il giorno del silenzio, quello più atroce, all’ospedale Monaldi. Per Patrizia e Antonio, i genitori del piccolo Domenico il bambino di due anni e 4 mesi a cui è stato trapiantato un cuore “danneggiato”. La speranza per loro si è spenta definitivamente ieri pomeriggio, 18 febbraio 2026, tra le mura asettiche della terapia intensiva quando è arrivato il verdetto del pool di esperti nazionali. Una sentenza che sembra senza appello: le condizioni del bambino di 2 anni e 4 mesi non sono compatibili con un nuovo trapianto. Il piccolo non può tornare in sala operatoria e così il cuore è stato  impiantato su uno degli altri tre piccoli pazienti che negli ospedali italiani come Domenico risultavano compatibili con l’organo.

IL DOLORE E LA DIGNITÀ DI MAMMA PATRIZIA

Patrizia, donna minuto ma dalla grande forza, anche oggi, 19 febbraio 2026, è accanto al suo “guerriero”. Così come ieri quando è entrata in reparto prima della visita dei luminari, ha atteso fuori mentre i medici discutevano il destino di suo figlio per non turbarlo, ed è rientrata subito dopo. Un rito fatto di odori e sussurri, in un tentativo disperato di mantenere vivo un contatto che la scienza dichiara ormai perduto. «La mamma è rassegnata all’idea che il figlio non ce la farà», spiega con voce ferma il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi. «Glielo ha detto un team che rappresenta il meglio della medicina italiana; non abbiamo motivo di contraddirli».

Il summit, svoltosi presso l’Azienda ospedaliera dei Colli, ha visto la partecipazione dei vertici della cardiochirurgia pediatrica italiana: Carlo Pace Napoleone (Regina Margherita di Torino), Giuseppe Toscano (Università di Padova). Amedeo Terzi (Papa Giovanni XXIII di Bergamo), Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti (Bambino Gesù di Roma). Guido Oppido del Monaldi di Napoli, che aveva eseguito il primo trapianto. Il confronto collegiale è servito a garantire una valutazione «condivisa e quanto più completa possibile», ma l’esito non ha lasciato margini d’azione. Il rischio clinico è stato ritenuto insuperabile.

RESTANO LE MACCHINE E UN CUORE “BRUCIATO”

Il piccolo resta ora attaccato ai macchinari di supporto vitale, con quel cuore che lo scorso dicembre è stato irrimediabilmente danneggiato durante il trasporto. A causare il punto di non ritorno sarebbe stato il ghiaccio utilizzato in modo improprio all’interno di un contenitore obsoleto. Una procedura che avrebbe “bruciato” l’organo prima ancora che venisse impiantato.

TRAPIANTO DI CUORE DANNEGGIATO, L’INCHIESTA SUL DRAMMA DEL PICCOLO DOMENICO: SEI MEDICI INDAGATI

Mentre il dolore avvolge la famiglia, la magistratura accelera. La Procura di Napoli ha già iscritto sei medici nel registro degli indagati. Gli inquirenti dovranno ora ricostruire la “incredibile sequela di errori” tecnici e procedurali che hanno trasformato un’operazione salva-vita in una tragedia senza via d’uscita. Sotto la lente d’ingrandimento non c’è solo la gestione del trasporto dell’organo, ma anche la catena di comando e la mancata formazione del personale sull’uso dei moderni box tecnologici presenti in struttura ma rimasti inutilizzati.


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