Referendum 22-23 marzo sulla Costituzione: perché voterò No | Il Fatto Quotidiano
Il referendum del 22 marzo sta diventando uno snodo fondamentale per la stessa vita della nostra repubblica. Non è più solo una consultazione referendaria sulla modifica di un pezzo, peraltro assai significativo, della carta costituzionale, ma è uno snodo sulla tenuta della stessa democrazia.
Per quanto mi riguarda non è un referendum sulla difesa dei magistrati, anche perché diversi magistrati che osservo, in queste ore, affannarsi ipocritamente a difesa della Costituzione, sono stati e sono, con fatti alla mano, traditori in primis della toga che indegnamente indossano e della stessa Costituzione. Magistrati questi – minoranza rumorosa e potente – che hanno abusato della loro funzione e non meritano il sostegno popolare.
È un referendum, invece, in difesa della Costituzione che mai come di questi tempi è attualissima nella sua potenza democratica. La maggioranza parlamentare e il governo stanno conducendo l’attacco finale alla Costituzione e, un poco alla volta, stanno picconando i pilastri della democrazia. Perché? Il popolo viene colpito nella sua sovranità attraverso la crescente e dura criminalizzazione del dissenso. La sovranità nazionale è sempre più minata con la supina subalternità del governo al trumfascismo americano. Il parlamento è sempre più esautorato della sua centralità. I magistrati autonomi e indipendenti vengono attaccati con violenza politica e istituzionale. I giornalisti liberi e coraggiosi sono colpiti nel loro lavoro. Un controllo sempre più asfissiante dei mezzi di comunicazione.
Lo scivolamento verso lo stato autoritario con l’approvazione di provvedimenti normativi liberticidi che con la sicurezza della gente non hanno nulla a che vedere, ma sono solo ombrello per gli abusi del potere costituito. Deriva bellicista e complicità in guerre e genocidio che sono una coltellata mortale all’articolo 11 della Costituzione, dove è scolpito che l’Italia ripudia la guerra. Un affondo senza precedenti viene condotto ai diritti fondamentali della Repubblica: il diritto al lavoro, alla parità di genere, alla giustizia sociale, economica e ambientale, all’istruzione pubblica, ai beni comuni. Dal controllo poliziesco sulle scuole, alla Valditara maniera, sino alla violenza istituzionale sugli spazi sociali di comunità. È un disegno eversivo, senza bombe, ma con i proiettili istituzionali.
Il referendum lancia oggi, ormai, questo messaggio, soprattutto per colpe di questo governo e di questa maggioranza: vuoi la democrazia e la separazione dei poteri, oppure mani libere per questo governo soprattutto per la rivincita reazionaria e revisionista sulla Costituzione e su quella parte della magistratura alla quale non perdonano di avere esercitato il controllo di legalità costituzionale? Non è più solamente il quesito della separazione delle carriere e del Consiglio superiore della magistratura, ma tra la Costituzione e la democrazia – per come pensata e voluta dopo il fascismo – e la costruzione di un paese autoritario da cui lo Stato di diritto esce profondamente indebolito, in cui la giustizia si allontanerà sempre di più dalla legalità formale.
Voto No anche perché ammiro profondamente una magistratura che ho conosciuto e che non ha nulla a che vedere con i Nordio e con quei sepolcri imbiancati in toga che hanno, con le loro azioni e omissioni, sporcato la storia di una categoria che deve rappresentare, per il popolo nel cui nome è amministrata la giustizia, un solido pilastro della democrazia.
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