Marta Del Grandi – Dream Life
Marta Del Grandi non è più una sorpresa, sempre più proiettata a livello internazionale e in continua crescita, una delle artiste italiane che con maggiore perseveranza, determinazione e qualità riesce a offrire lavori capaci di affascinare il pubblico in ogni parte del mondo grazie a caratteristiche che la contraddistinguono e rendono il suo sound moderno e capace di caratterizzarla.

Non è solo la sua qualità vocale ma piuttosto la sua capacità di infilare una dopo l’altra, senza grosse difficoltà, linee melodiche capaci di catturare immediatamente pur mantenendo una certa originalità (qualità decisamente rara), una ricercatezza nella costruzione dei brani e negli arrangiamenti che risultano particolari e allo stesso tempo così naturali, nella dinamica del pezzo, donando quella spinta in più che valorizza e appaga l’ascolto.
Un’altra caratteristica di Marta è la sua naturale grazia e classe che non solo traspare nei suoi brani ma che diventa esplosiva nelle sue esibizioni live affascinando in maniera assoluta lo spettatore ( chi l’ha vista live sa di cosa parlo ), sia nei suoi racconti sia quando la sua voce riempie il locale, un magnetismo naturale unico e assoluto punto di forza.
Questo suo nuovo lavoro conferma che Marta è un’artista con idee chiare e ancora ispiratissima, l’inizio dell’ album con “You Could Perhaps” è folgorante con una linea melodica irresistibile che poi si arricchisce con una sezione ritmica non scontata e cori in un testo che sembra certificare la stanchezza in una relazione, seguita da “Dream Life” che con un arrangiamento più classico mantiene tutto molto interessante.
Con “Antarctica” si cambia registro, gran pezzo che fosse uscito nell’ultimo album di David Byrne o a seguito di una reunion dei Talking Heads avrei gridato al miracolo, base ritmica e fiati creano un brano corale che strizza l’occhio alla world music di anni fa, un gran pezzo.
Se pensate che sia finita qui vi sbagliate perché di brani notevoli ce ne sono parecchi, mi limito a citare quelli che mi hanno colpito di più come “Shoe Shaped Cloud” che ha una struttura da brividi crescendo lentamente sul piano melodico fino a creare una tensione emotiva che esplode nel ritornello ( che dire bellissimo ), ” Neon Lights ” che mi fa pensare che a Marta piaccia Laurie Anderson ( d’altronde a chi non piace ), fino alla finale “Oh My Father” cantata a più a voci sovrapposte capaci di stratificare in maniera precisa la parte vocale, perfetta conclusione di un lavoro davvero ben fatto.
Marta Del Grandi è riuscita a realizzare un album ancora una volta riuscitissimo che rende evidente la sua grazia e capacità naturale di trovare linee melodiche originali e affascianti, un album da ascoltare a lungo con piacevole crescente interesse e che certifica definitivamente un suo spazio rilevante nel panorama musicale mondiale.
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