«Il mio nome pubblicato sui social, poi una spirale di insulti e minacce»

RECANATI «Ti consiglio di stare attento quando esci da scuola» e ancora «Prima o poi questo prende le botte». Tutto si sarebbe aspettato, tranne messaggi di questo tenore Gianni Pierini, lo studente finito al centro del caso nato attorno ad un incontro sul Donbass organizzato durante la settimana culturale del liceo “Giacomo Leopardi” di Recanati. Minacce anonime, ricevute sui social, arrivate dopo le polemiche seguite al collegamento online con i giornalisti Vincenzo Lorusso e Andrea Lucidi, durante un corso autogestito nel plesso di via Aldo Moro.
Il racconto
«Le lettere e i messaggi minacciosi non contestano qualcosa che è stato fatto, è un processo alle intenzioni — racconta Pierini —. Sono insulti e minacce personali. Questo è un atto di censura. Non mi si contesta un contenuto preciso, ma il fatto stesso di aver organizzato un incontro e questo, in un contesto scolastico, fa riflettere». E aggiunge: «Io ho voluto solo portare un’altra voce, diversa da quelle che si sentono di solito. Durante l’incontro non si è parlato di politica o ideologie, ma della situazione nel Donbass». Dopo il 7 febbraio, il caso ha rapidamente assunto una dimensione nazionale con l’intervento della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno e della deputata Federica Onori, mentre sul piano politico si sono registrate prese di posizione anche da parte di Democrazia sovrana e popolare e nell’area della sinistra, del partito di Rifondazione comunista e Giovani comunisti. In questo quadro, la scuola era intervenuta formalmente ribadendo i principi di pluralismo e libertà di espressione, prendendo le distanze da strumentalizzazioni politiche.
Pierini sostiene poi di essere stato esposto pubblicamente dopo l’esplosione del caso: «Un giornalista mi ha citato sui social scrivendo che dovevo “prendermi le conseguenze” per aver portato propaganda russa al liceo. È stato il primo a rendere pubblico il mio nome e da lì è iniziata una spirale. Da quel momento mi sono ritrovato bersagliato e insultato pubblicamente». «Parliamo di messaggi quotidiani, anche molto pesanti. È una situazione che va oltre la polemica e che tocca il piano personale».
La scelta
Il clima creatosi attorno alla vicenda ha portato gli studenti ad organizzare una manifestazione con corteo, partita dal plesso di viale Aldo Moro e arrivata in piazza Leopardi, al grido di “fuori la censura dalle scuole”. L’iniziativa, autorizzata dalla questura, è stata presentata dagli organizzatori come una mobilitazione per rivendicare autonomia, confronto e libertà di espressione. Presente anche una delegazione di universitari di Macerata vicini ai Giovani comunisti. «Siamo qui in solidarietà a uno studente che ha espresso la sua opinione — ha dichiarato il referente Gianmarco Mereu —. Il diritto di parola e di confronto deve essere tutelato, soprattutto in un contesto scolastico». Sulla stessa linea Maurizio Castellani, coordinatore regionale di Democrazia sovrana e popolare: «L’episodio riflette il clima illiberale alimentato dalle istituzioni sulla questione russa, volto a silenziare il pluralismo critico».




