«Sei incinta del mio ex, so dove abiti»
JESI – Era assolutamente convinta che quella ragazza avesse una relazione sentimentale con il suo ex compagno. E in base alla convenzione femminile sui “prigionieri di guerra”, nonostante fosse appunto un ex, vantava comunque ancora un diritto di prelazione. Quindi, quella doveva stargli alla larga senza se e senza ma, a costo di dissuaderla a suon di minacce. Per farle capire che l’ex era zona off-limits per lei, ha iniziato a minacciarla e molestarla al telefono, nonostante la vittima avesse giurato che con quell’uomo lei non c’entrava nulla e quella presunta relazione fosse proprio inesistente.
Le utenze
La vittima, una 35enne di Jesi, di professione operaia, è stata bersagliata per un anno intero da una raffica di sms e messaggi, a tutte le ore del giorno e della notte, sia tramite Whatsapp che la messaggistica dei social Messenger e Instagram. Tre le utenze telefoniche usate dall’altra (una 41enne di Treia, domiciliata a Jesi) per eludere i blocchi utente e far sentire ancora più sotto pressione quella che considerava un’intrusa. E ci è riuscita a suon di minacce e insulti, visto che la vittima ha iniziato a manifestare ansia, disagio e fragilità nelle relazioni personali, tanto da cambiare le sue abitudini e dover ricorrere alle cure di uno specialista. Ha iniziato a temere che quelle minacce potessero concretizzarsi e a temere per la sua incolumità e quella dei suoi familiari. In un giorno, la vittima ha ricevuto ben 144 telefonate, più le videochiamate, i vocali in cui la stalker addirittura si dichiarava convinta che la presunta rivale fosse al secondo mese di gravidanza. Il padre del bambino? Doveva essere il suo ex, visto che c’era una tresca. «So dove abiti tr…, ti raggiungo a casa». Una minaccia esplicita, che ha reso la 35enne impaurita e in un profondo stato di ansia. Dopo oltre un anno di minacce, insulti e chiamate a ripetizione, ormai esasperata, ha denunciato la sua persecutrice. Il 18 febbraio dello scorso anno, la ragazza ha sporto querela presso la caserma dei carabinieri di Jesi, nei confronti dell’altra donna, per atti persecutori, scegliendo di costituirsi parte civile durante il processo tramite l’avvocato Michele Casali. Difesa invece dall’avvocato Alessio Matarazzi di Macerata (sostituito ieri in udienza dall’avvocatessa Laura Versace), l’imputata è comparsa davanti al Gup Alberto Pallucchini per l’udienza preliminare. Il pm Valentina Bavai ha chiesto una condanna a 8 mesi con sospensione della pena, la 41enne tramite il suo avvocato ha chiesto e ottenuto il patteggiamento ed è stata condannata a 8 mesi di reclusione, pena sospesa. I danni alla controparte saranno quantificati in sede civile.




