Economia

Incentivi per le e-car: solo se il 70% dei pezzi è realizzato in Europa


Roma – Le soglie al momento sono ancora ballerine. C’è tempo fino al 26 febbraio, giorno in cui sarà presentato a Bruxelles l’Industrial Accelerator act, per definire nel dettaglio quanto sarà la percentuale di pezzi “made in Europe” per definire se un’auto è fatta o meno all’interno della Unione Europea. Oltre al fatto che deve essere per forza assemblata in una fabbrica all’interno della Ue. Al momento, secondo il Financial Times, la quota oscilla intorno al 70% di componenti, escluse le batterie.

Si tratta di criteri che non riguarderebbero solo le auto elettriche, ma pure alcune versioni di ibride, ad iniziare da quelle plug-in hybrid. Elementi ai quali si aggancerebbero non solo le erogazioni degli incentivi a livello dei ventisette Stati della Ue, ma pure tutti gli acquisti della pubblica amministrazione, da quelli nazionali fino a quelli comunitari. Un modo per rilanciare la produzione europea delle e-car in contrapposizione all’Asia.

La strategia, in linea con il criterio del “Buy European” dal presidente della Francia, Emmanuel Macron, ha l’obiettivo di contenere le crescite di vendite delle case di Pechino. Ma pure i costruttori, oltre all’Acea, l’associazione che raggruppa i produttori, hanno chiesto a Bruxelles di pensare a misure per favorire la produzione nel Vecchio Continente senza alzare ulteriori barriere. Gli ultimi in ordine di tempo sono stati gli amministratori delegati del gruppo Volkswagen, Oliver Blume, e di Stellantis, Antonio Filosa. In un intervento comune rivolto a Bruxelles hanno chiesto una sorta di etichetta “made in Europe” sull’auto elettrica per difendere gli stabilimenti e il lavoro nel Vecchio continente. L’automotive vale, infatti, l’8% del Pil e 13 milioni di addetti. Allo studio anche la possibilità di allargare il perimetro Ue, includendo la Gran Bretagna e la Norvegia, e altri Paesi che otterrebbero un’equiparazione di trattamento, come la Turchia.

L’obiettivo degli ad che rappresentano il primo e il secondo gruppo europeo è lo stesso dell’Industrial Accelerator act: «Questa politica consiste nel definire incentivi intelligenti per sostenere la crescita sostenibile della produzione europea. Ogni veicolo che soddisfa i criteri “Made in Europe” dovrebbe ricevere un’etichetta e beneficiare di diversi vantaggi, ad esempio incentivi nazionali all’acquisto o appalti pubblici», dicono. Molto dipenderà da come sarà scritto il provvedimento, visto che i costruttori sono già rimasti delusi dalle modifiche proposte dall’Eurocommissione rispetto alla transizione verso l’elettrico.

Sono previste quote anche negli appalti per i materiali strategici e per altri settori: almeno il 25% dei prodotti in alluminio dovrà essere realizzato nell’Ue, così come il 30% della plastica impiegata per finestre e porte nell’edilizia.


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