morta a 71 anni. «Ora diteci perché»
ANCONA – Un intervento programmato al cuore, dopo poche ore di nuovo in sala operatoria, le complicanze, la sepsi. È su questa sequenza che la Procura di Ancona dovrà fare chiarezza dopo l’esposto presentato dai familiari di Antonietta Russo, pescarese di 71 anni, morta domenica all’ospedale regionale. La donna era stata ricoverata il 10 febbraio scorso nel reparto di Cardiochirurgia di Torrette per la sostituzione di una valvola cardiaca. Un intervento programmato, in una struttura considerata tra le eccellenze italiane. Analisi pre-ricovero valutate positivamente per un intervento considerato senza particolari rischi. E infatti, secondo quanto riportato nell’esposto, le condizioni generali della paziente sarebbero state buone al momento del ricovero.
L’intervento
L’intervento viene eseguito come previsto e viene considerato tecnicamente riuscito. Ma poco dopo ai familiari viene comunicata la necessità di un secondo accesso urgente in sala operatoria per una presunta emorragia o complicanza vascolare post operatoria. E già questa circostanza, viene sottolineato nell’esposto, va valutata con attenzione, potendo essere «correlata a profili di gestione intra-operatoria e post operatoria». Dopo una fase iniziale definita di apparente ripresa, il quadro clinico precipita. Ai congiunti viene riferito che la donna avrebbe sviluppato un’infezione polmonare, una sepsi, un’insufficienza respiratoria che rende necessaria l’intubazione, quindi un’insufficienza renale con ricorso alla dialisi. Nonostante le cure, Antonietta Russo muore nella stessa struttura ospedaliera. I familiari, assistiti dagli avvocati Cesare Elio Innangi, Paolo Nardella e Roberta Fontana del foro di Pescara, ritengono che l’evoluzione clinica e il decesso non siano compatibili con un ricovero per intervento programmato e con le condizioni di partenza della paziente. Nell’esposto si parla di presunti errori nella gestione chirurgica o post chirurgica, omissioni diagnostiche o terapeutiche, ritardi nell’individuazione e nel trattamento delle complicanze, carenze nella prevenzione o nel controllo di eventuali infezioni ospedaliere, che sono tutte la verificare.
Gli accertamenti
Per questo i legali hanno chiesto e ottenuto il sequestro immediato della salma per impedire trattamenti che possano compromettere gli accertamenti, e lo svolgimento di un accertamento tecnico irripetibile con esame autoptico, al fine di stabilire con certezza quale sia stata l’effettiva causa del decesso e verificare l’eventuale presenza di lesioni, emorragie, complicanze chirurgiche o profili di responsabilità sanitaria. La Procura di Ancona ha disposto anche il sequestro della cartella clinica e della documentazione sanitaria come richiesto dai legali anche riguardo a diari medici e infermieristici, referti di laboratorio, emogasanalisi, emocolture, esami radiologici, consensi informati, schede anestesiologiche, report dei due interventi, registro delle trasfusioni, terapie praticate, documentazione della dialisi e tracciati della terapia intensiva. I familiari si riservano di costituirsi parte civile e di nominare un consulente tecnico di parte per seguire le operazioni peritali. Ora si attende la fissazione dell’autopsia e la nomina del medico legale. Contattata l’azienda ospedaliera di Torrette, nelle Marche, replica solo che la questione è in mano ai legali.




