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>ANSA-FOCUS/ Il board di Trump divide l’Ue, socialisti contro la Commissione – Altre news

(di Mattia Bernardo Bagnoli)
L’onda lunga del Board of Peace
di Donald Trump inizia a far sentire i suoi effetti in Europa,
come era prevedibile. L’Ue, quando si tratta di Gaza, già fa
fatica a esprimere una posizione unitaria, figuriamoci se poi si
mischia tutto con il tema esplosivo della mini-Onu in salsa
privata lanciata dal presidente Usa. Per ora, non a caso, solo
una manciata di Paesi europei ha confermato la presenza giovedì.

   
Mentre il gruppo dei Socialisti al Parlamento Europeo ha chiesto
chiarimenti alla Commissione Europea sulla natura della sua
partecipazione, che pure ha innescato qualche mal di mancia a
Bruxelles.

   
“La Commissione – tuona S&D – chiarisca il mandato politico e
la portata della sua partecipazione alla prima riunione del
cosiddetto ‘Board of Peace’ che si terrà giovedì a Washington:
l’iniziativa è in contrasto con le norme internazionali
consolidate e i processi guidati dall’Onu e ci sono serie
preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza riguardo alla sua
partecipazione”. L’esecutivo Ue, dal canto suo, continua a
ribadire che non entrerà nel Board of Peace e che la commissaria
Suica andrà per partecipare “al punto specifico relativo a Gaza
e alla sua ricostruzione”. “Ciò che conta sono i nostri sforzi e
la nostra intenzione di impegnarci con tutti i partner, inclusi
gli Stati Uniti, sul futuro di Gaza e la sua ricostruzione”, ha
sottolineato una portavoce dell’esecutivo blustellato. Che però
ha glissato ancora sull’aspetto spinoso dello status di
osservatore, su cui palazzo Berlaymont non vuole dire una parola
definitiva.

   
“La Commissione cercherà in ogni modo di evitare di
esprimersi, perché vuole impegnarsi per Gaza ma, allo stesso
tempo, non dare legittimità all’iniziativa di Trump: una linea
sottile da seguire”, spiega una fonte europea vicina al dossier.

   
Il ragionamento, volendo, funziona anche per i Paesi dell’area,
compresi quelli europei: Cipro e Grecia saranno infatti giovedì
a Washington in veste di “osservatori” (Nicosia, è stato fatto
notare, ricopre la carica di presidente di turno dell’Ue ma in
realtà questo conta poco, rispetto alla sintassi istituzionale
comunitaria). Antonio Tajani ha poi parlato della partecipazione
anche di Romania, Slovacchia, Croazia e Austria. Mentre Ungheria
e Bulgaria, invece, saranno gli unici Stati membri dell’Ue a
militare a pieno titolo. La Gran Bretagna – a quanto si apprende
– sta ancora prendendo tempo, pure lei dilaniata tra l’esigenza
di onorare la ‘special relationship’ e il rispetto per le
Nazioni Unite, di cui ovviamente è membro permanente al
Consiglio di Sicurezza.

   
La faglia però si rileva persino all’interno dei Paesi
stessi, a volte seguendo le affinità politiche con l’universo
Maga. Come nel caso della Polonia. Il presidente della
Repubblica di Polonia Karol Nawrocki (sovranista) sarà
rappresentato a Washington “dal capo dell’Ufficio per la
politica internazionale, Marcin Przydacz”, come ha precisato il
portavoce del capo di Stato polacco, Rafał Leśkiewicz. Peccato
che il primo ministro Donald Tusk abbia ribadito in mattinata
che il governo “non prevede la partecipazione al Board of Peace
in queste circostanze e condizioni”. E in Polonia spetta
all’esecutivo prendere una decisione sull’eventuale adesione
all’iniziativa.

   

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