Lazio

stralciata la posizione di Manlio Cerroni

Una nuova frenata nel lungo iter giudiziario sul disastro ambientale di Malagrotta. Oggi, 17 febbraio 2026, la Corte d’Assise d’Appello di Roma ha disposto lo stralcio della posizione di Manlio Cerroni, figura centrale del processo e storico dominus della discarica romana, che a novembre compirà cento anni.

La decisione arriva dopo l’istanza presentata dalla difesa, che ha chiesto di accertare l’incapacità dell’imputato di partecipare consapevolmente al dibattimento.

I legali Alessandro Diddi e Pier Gerardo Santoro hanno depositato una documentazione clinica aggiornata a dieci giorni fa, sostenendo che Cerroni sia affetto da una condizione definita “irreversibile”, incompatibile con l’esercizio pieno del diritto di difesa.

Il presidente della Corte ha ritenuto necessario un approfondimento tecnico, disponendo una perizia medico-legale d’ufficio che dovrà stabilire se l’anziano imprenditore sia effettivamente in grado di stare in giudizio. Fino all’esito dell’accertamento, la sua posizione resta sospesa.

Il processo va avanti per Rando

Diversa la situazione per Francesco Rando, storico collaboratore di Cerroni ed ex braccio destro nella gestione del sistema rifiuti. Per lui il processo d’Appello prosegue regolarmente.

In primo grado, la Terza Corte d’Assise aveva condannato entrambi gli imputati per disastro ambientale, riconoscendo risarcimenti milionari alle parti civili, tra cui Roma Capitale e Regione Lazio.

Il cuore dell’inchiesta: Malagrotta

Al centro del procedimento c’è la gestione della discarica di Malagrotta, per decenni il più grande sito di smaltimento rifiuti d’Europa, esteso su circa 160 ettari nella zona della Valle Galeria.

Secondo l’impianto accusatorio della Procura di Roma, la conduzione dell’impianto avrebbe provocato una compromissione gravissima di suolo, sottosuolo e falde, con effetti sull’ecosistema e un potenziale pericolo per la pubblica incolumità di migliaia di residenti dell’area circostante.

Ora l’attenzione si concentra sull’esito della perizia: da quel responso dipenderà la possibilità di proseguire il giudizio nei confronti di Cerroni o, in caso di accertata incapacità processuale, l’eventuale sospensione definitiva del procedimento a suo carico.

Un passaggio delicato in una delle vicende ambientali più complesse e controverse della storia recente della Capitale.

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