Basilicata

UNICAL VOICE – Cittadinanza, gli stranieri raccontano l’integrazione a Cosenza

Ottenere la cittadinanza per i cittadini stranieri è un percorso a ostacoli e, nonostante la fase di integrazione si superi, le persone residenti a Cosenza faticano a raggiungere l’obiettivo.


Cosenza è considerata una città interculturale sotto molti aspetti infatti, secondo l’Istat, il 6,7% della popolazione cosentina è straniera. Ma vivere in un posto che non è la tua terra, dove a volte non ci si sente accettati può rendere la vita complessa per molti. Anche ottenere la cittadinanza, fatto di scadenze e proroghe interminabili

Gli stranieri possono richiedere la cittadinanza tramite acquisto volontario, qualora uno dei due genitori sia stato cittadino italiano per nascita e rispettando determinati requisiti. Tramite nascita sul territorio italiano da genitori stranieri al compimento del 18esimo anno di età. Tramite matrimonio e/o unione civile. Infine tramite residenza. Uno straniero originario di un Paese extra UE per essere riconosciuto come cittadino deve essere residente in Italia legalmente per 10 anni, avere un reddito minimo individuale pari a poco più di 8000 euro (per i celibi e nubili s’intende), un attestato di livello B1 di lingua italiana e assenza di condanne penali e/o di pericolosità sociale.

Cittadinanza e integrazione a Cosenza, l’esperienza di I.S.

«Abito a Cosenza da 22 anni» afferma I.S., una ragazza di origine marocchina di 26 anni residente a Cosenza, che ha ottenuto la cittadinanza poco tempo fa. «Il primo periodo qui è stato complicato. Ero molto sola per via dell’ambiente nuovo; in aggiunta ho ricevuto bullismo». Nonostante le difficoltà iniziali, I.S. è riuscita a imparare la lingua e a integrarsi. «Il percorso per ottenere la cittadinanza è stato lungo e ansioso, perché avevo continuamente il timore di essere rifiutata; in aggiunta ho ricevuto diverse proroghe durante le procedure, nonostante avessi tutti i requisiti richiesti della norma». I.S. alla fine è riuscita nel suo obiettivo, ottenendo il riconoscimento tanto atteso.

«Già il pensiero di non dover ogni volta richiedere il permesso di soggiorno è una boccata d’aria fresca». Afferma inoltre che la cittadinanza è un diritto per chi s’impegna, studia e si integra. «Bisognerebbe conoscere la storia italiana, rispettare la cultura del posto e avere una conoscenza generale delle usanze». I.S. dichiara con orgoglio di non essersi mai sentita ospite qui in Italia, bensì ha la fortuna di avere due case: una qui e una in Marocco, sebbene abbia vissuto qui in Italia per buona parte della sua vita. La storia di I.S. non è affatto un’eccezione. È lo specchio di una realtà che coinvolge migliaia di giovani cresciuti in Italia. Raccontare queste esperienze significa interrogarsi su cosa voglia dire oggi essere cittadini italiani, andando oltre i confini burocratici. E soprattutto riconoscendo il valore umano, sociale e culturale dell’integrazione.


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