Lazio

Informazioni riservate al servizio della criminalità e droga restituita ai clan. In manette tre agenti accusati di corruzione

Un intreccio di potere, corruzione e traffico di droga che scava dentro le stesse istituzioni: è quanto emerge dall’ultima indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

Gli arresti

All’alba di oggi, 17 febbraio 2026, i Carabinieri, con il supporto della Guardia di Finanza, hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare, tra cui figurano tre appartenenti alla Polizia di Stato.

L’accusa

Secondo l’accusa, gli agenti infedeli avrebbero svolto un doppio ruolo: da una parte partecipando direttamente alla detenzione e alla cessione di sostanze stupefacenti; dall’altra sfruttando l’accesso abusivo al Sistema informatico interforze (SDI) per fornire informazioni riservate a un pregiudicato attivo nel quartiere Tufello, trasformando i sequestri ufficiali in un’opportunità per alimentare il mercato illecito.

Il meccanismo del “doppio gioco”

L’indagine, avviata nel 2024, ha ricostruito un sistema collaudato: i corrieri di altri gruppi criminali venivano segnalati ai poliziotti corrotti, che effettuavano perquisizioni mirate.

Tuttavia, solo una parte della droga veniva sequestrata ufficialmente; la restante quantità veniva trattenuta e restituita al sodalizio in cambio di denaro, creando un mercato parallelo perfettamente integrato nella rete criminale del quartiere.

Gli investigatori descrivono un meccanismo basato su scambi di favori e informazioni, che trasformava la divisa in uno strumento di protezione e profitto per la criminalità organizzata.

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