Basilicata

Dopo i mini vitalizi arrivano le querele

Mini vitalizi regione Basilicata in aula il processo per gli insulti ricevuti dai cittadini sui social. Via libera ai correttivi al nuovo sistema previdenziale dei consiglieri regionali


POTENZA – Avanti con i mini vitalizi per i consiglieri regionali in carica. E querele per chiunque nelle ultime settimane ha osato insultare sui social i beneficiari-creatori della norma.
È questo l’esito della “seduta riparatoria” del parlamentino lucano convocata ieri pomeriggio, lunedì 16 febbraio 2026, per porre rimedio alla sollevazione popolare per il nuovo sistema previdenziale degli eletti. Con l’approvazione di alcuni correttivi sui suoi aspetti più discussi annunciati a metà gennaio dal governatore Vito Bardi in persona.

AVANTI CON I MINI VITALIZI E QUERELE PER GLI INSULTI VIA SOCIAL

Dopo le tensioni iniziali dovute al tentativo di rinviare l’intervento dell’assessore regionale Carmine Cicala (FdI), a favore dell’abrogazione totale del provvedimento in aperto contrasto con la maggioranza, in aula è andato in scena un singolare processo ai social. Con diversi consiglieri di maggioranza come Mario Polese (Iv) e Domenico Tataranno (Lega) che più che ammettere il passo falso hanno denunciato di essere stati ingiustamente esposti a vagonate di insulti dai cittadini indignati. Contestando sia l’utilizzo dell’espressione “vitalizi”, che la destinazione “sociale” del fondo da cui secondo la formulazione originaria del provvedimento i consiglieri avrebbero potuto attingere i soldi necessari a coprire la parte di contribuzione a loro richiesta per alimentare le nuove “pensioncine” da 600 euro al mese.

IL PATTO DI RISERVATEZZA POLITICA

Polese ha anche accusato l’opposizione di aver tradito un «patto di riservatezza politica» sul provvedimento, che sarebbe stato condiviso con alcuni dei suoi esponenti. Una versione, quest’ultima, non confermata da nessuno dei diretti interessati.
L’esponente renziano, ma anche Tataranno e il meloniano Alessandro Galella, poi, hanno puntato il dito contro i promotori della campagna referendaria per l’abrogazione della legge approvata a metà dicembre. Ventilando la presenza tra di loro di non meglio precisati beneficiari dei vitalizi propriamente detti, ben più ricchi e aboliti dal 2012.

LE REPLICHE DI VERRI E ARANEO

Dure le repliche soprattutto delle consigliere M5s Viviana Verri e Alessia Araneo, e di Angelo Chiorazzo di Basilicata casa comune, che hanno sostenuto la possibilità per un esponente del parlamentino lucano di accedere a forme di previdenza integrative interamente autofinanziate. Mentre il sistema previdenziale appena approvato prevede che a fronte di 540 euro al mese a carico del consigliere, i cittadini debbano sborsarne tre volte tanti.
A riprova di quanto sostenuto Chiorazzo ha anche indicato in cifre il trattamento economico riservato ai consiglieri di altre regioni, che percepiscono anche 2mila euro in meno al mese dei loro colleghi lucani.

MINI VITALIZI, IL VOTO

In serata, lunedì 16 febbraio 2026, quindi, si è passati al voto che ha visto la maggioranza compatta nell’approvare i correttivi proposti con 11 voti (assenti giustificati Marcello Pittella e Michele Casino), contro gli 8 dell’opposizione.
Il testo approvato restringe la platea dei potenziali beneficiari dell’assegno da 600 euro al mese ai soli consiglieri regionali in carica e a quelli che verranno eletti in futuro. A scapito di quelli delle altre legislature susseguitesi dall’abolizione dei vitalizi veri e propri, nel 2012, e in particolare dei 5 che a fine gennaio ne avevano già fatto domanda. Incluso il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Piergiorgio Quarto.

LE DECISIONI PRESE IN CONSIGLIO

Rispetto ai 30mila euro di contributi richiesti all’eletto per ogni quinquennio, poi, è stata abolita la facoltà utilizzare, pro quota, il non speso giacente nel fondo per finalità sociali alimentato col taglio del 10% delle loro indennità in vigore tra il 2017 e il 2025. Un taglio obbligatorio, in origine, sia per le indennità di carica da 6.600 euro al mese che per quelle di funzione (da 400 a 2.400 euro in base al ruolo ricoperto), ma appena reso facoltativo per le prime con un emendamento approvato nottetempo, a fine novembre, durante la discussione dell’assestamento di bilancio. Col risultato che a oggi, in assenza di «adesioni» da parte dei consiglieri in carica, continua a confluirvi soltanto il 10% delle indennità di funzione.

IL TESTO APPROVATO

Il testo approvato limita ulteriormente i potenziali beneficiari del nuovo sistema previdenziale, che resta comunque ad accesso facoltativo, escludendo ora e per sempre il presidente della giunta regionale.
Prendendo la parola in aula ieri pomeriggio, ad ogni modo, Bardi ha ribadito l’intenzione di non avvalersene. Allo stesso modo anche l’assessore Franco Cupparo (Fi), due consiglieri di maggioranza, il leghista Tataranno e il meloniano Rocco Leone, e i consiglieri di opposizione Araneo, Verri e Chiorazzo.


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