Decreto bollette, cosa c’è nel testo che scontenta tutti: rimborsi ai produttori di energia da gas e bonus sociale dimezzato
Eliminare gli oneri legati al trasporto del gas e al pagamento delle quote europee di emissione dai bilanci dei produttori di elettricità, rimborsandoli per la spesa sostenuta. E addossarla ai consumatori, caricandola sulle bollette elettriche. Che però a conti fatti risulteranno comunque più leggere. È il cuore del decreto bollette atteso in Consiglio dei ministri mercoledì dopo mesi di tira e molla. La misura da cui dovrebbe derivare il maggior risparmio per imprese e famiglie. Il meccanismo previsto dall’articolo 5 della bozza in circolazione è però ad alto rischio, visto che tocca il funzionamento dell’Emission trading system (Ets), la cui regolazione è di competenza europea. Per procedere lungo quella strada serve la preventiva autorizzazione di Bruxelles. Che non pare ben disposta: la scorsa settimana la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha difeso l’Ets – nello stesso giorno in cui Confindustria ne chiedeva la sospensione – ricordando che tariffe di rete e tasse pesano spesso di più, sul prezzo finale, rispetto al costo delle quote, che puntano a far pagare chi inquina. Non è l’unica grana per Giorgia Meloni, che inizialmente contava di varare il provvedimento la scorsa estate: dai produttori di energia a pmi e associazioni consumatori, il testo sembra scontentare tutti.
Il tetto al prezzo e l’intervento sulle quote di emissione Ue
Il senso dell’intervento studiato dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica è quello di separare le sorti del prezzo dell’elettricità da quello del gas. Oggi il Prezzo unico nazionale dipende dal costo di produzione delle ultime centrali che vengono attivate per coprire la domanda: si tratta di quelle con i costi più alti. Quelle a gas. Ridurre i loro oneri – 7 euro al megawattora quelli di trasporto, mentre le quote Ets pesano 25-30 euro al megawattora – consentirebbe quindi di mettere una sorta di tetto al prezzo finale (oggi tra i 110 e i 130 euro/mwh), il che più che compenserebbe gli oneri spostati sulle bollette. Ma limiterebbe anche il vantaggio dei produttori di energia da fonti rinnovabili, che ora godono di una rendita grazie ai costi marginali più bassi e non sono tenuti ad acquistare i “permessi ad inquinare”. Non a caso alcune delle aziende con interessi nel settore, come Enel e A2a, hanno perso terreno in Borsa: gli analisti di Akros hanno notato che “le società con esposizione alla generazione idroelettrica, eolica e solare potrebbero essere penalizzate da prezzi all’ingrosso dell’energia più bassi, con potenziali effetti negativi su ricavi e marginalità”.
Le proteste dei produttori da rinnovabili e della Regione Lombardia
Di qui l’opposizione del comparto. Agostino Re Rebaudengo, che presiede una società di produzione di energia da rinnovabili e ha guidato la lobby di categoria Elettricità Futura, parlando a La Stampa ha denunciato che il decreto in questa forma finisce per incentivare l’utilizzo del gas invece di aumentare in modo strutturale la diffusione dell’elettricità da fonti green e ha paventato impatti dirompenti sul ritorno di investimenti già programmati. Gli operatori hanno poi chiesto il ritiro della riduzione degli incentivi riconosciuti agli impianti fotovoltaici in Conto energia.
Ma le bozze hanno scatenato pure la protesta della Regione Lombardia a guida leghista, secondo cui il decreto “potrebbe danneggiare fortemente sia le imprese energivore sia i produttori elettrici e quindi precludere l’applicazione dell’accordo” raggiunto venerdì scorso sulla cessione del 15% della produzione idroelettrica a prezzo calmierato alle imprese ad alto consumo di energia con sede nelle regioni dove sono presenti gli impianti, il cosiddetto “idro-release”. Lunedì sera, dopo un vertice di maggioranza a Palazzo Chigi, il governo ha fatto sapere che “sono in corso approfondimenti” e “ci saranno interlocuzioni con alcune Regioni” per appianare tutti i dubbi. In particolare sull’articolo 3, quello con “Disposizioni urgenti per promuovere la contrattazione di lungo termine della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte delle imprese”, che punta a favorire contratti di lungo termine per l’approvvigionamento di energia da fonti rinnovabili.
Le misure per le imprese
La bozza prevede poi che il gas stoccato dal Gestore dei servizi energetici (Gse) e dalla Snam nel 2022, all’inizio della crisi energetica causata dall’invasione russa dell’Ucraina, venga rivenduto sul mercato e il ricavato sia utilizzato dall’authority per l’energia Arera per abbassare i prezzi del gas comprato dalle industrie energivore con consumi oltre gli 80mila metri cubi all’anno. Arera introdurrà anche un “servizio di liquidità“, con un limite di spesa di 200 milioni di euro, per promuovere la concorrenza nel mercato del gas naturale in Italia e favorirne l’integrazione con il mercato europeo, con l’obiettivo di ridurre lo spread tra i prezzi del gas alla borsa italiana PSV e quella europea TTF.
Le pmi sono tutt’altro che soddisfatte: Confcommercio sottolinea come manchi “una misura specificamente” dedicata alle micro, piccole e medie imprese di riduzione strutturale e generalizzata degli oneri di sistema, che ancora oggi pesano per oltre il 20% sul totale della bolletta elettrica, e Confartigianato è sul piede di guerra perché ritiene il testo dell’ultima bozza “peggiorativo rispetto alle precedenti, soprattutto per quanto riguarda le misure sugli oneri generali di sistema a carico delle micro e piccole imprese”. “L‘allungamento dei tempi di pagamento degli oneri fino a 10 anni, al tasso di interesse del 6%, riduce il costo annuale della bolletta ma ne aumenta l’impatto reale complessivo sui consumatori, pari, sembrerebbe, a 10 miliardi”, attaccano.
Il contributo straordinario per le famiglie in difficoltà economica
Tra le altre misure è prevista un’estensione del bonus sociale per disagio economico che spetta in caso di Isee inferiore a 9.796 euro. Le famiglie che già lo percepiscono otterrebbero 90 euro in più sotto forma di contributo straordinario: sarà una delibera Arera a definire l’intervento, coperto con 315 milioni di euro. Quest’anno e il prossimo anche i clienti che non hanno il bonus, ma il cui Isee annuale è sotto i 25mila euro potranno ricevere – a discrezione del venditore di energia, stando alle bozze, e a patto che i loro consumi siano sotto determinate soglie – un contributo simile sotto forma di sconto sull’acquisto di energia elettrica. Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori, parla di testo inadeguato: “Se la bozza fosse confermata, sarebbe un passo indietro enorme rispetto al contributo straordinario del 2025 pari a 200 euro, ossia oltre il doppio rispetto ai 90 euro ora previsti. Quanto alla possibilità per i venditori di poter riconoscere un bonus per chi ha un Isee inferiore a 25.000 euro, siamo al grottesco, atteso che il prezzo è libero e i venditori non dovrebbero aver bisogno di un suggerimento del Governo per abbassare i prezzi a chi vogliono”.
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