Crack, nel cuore di Bolzano la terra di nessuno tra spaccio e coltellate – Bolzano
BOLZANO. È una “terra di nessuno”, nel cuore di Bolzano, dove si può comprare crack, o ogni tipo di droga, e anche consumarla in tre “salottini” ricavati in squallidi anfratti. Ci si accoltella per un niente, e si vendono con disinvoltura biciclette rubate.Tutto intorno i turisti ammirano le sfavillanti e brillanti palazzine di via Alto Adige, ma le vetrate da un lato, il marmo bianco del Teatro Comunale sul lato di piazza Verdi, e una paratia di legno su via Isarco, nascondono la Bolzano che non ti aspetti in pieno centro. Potrebbe essere tranquillamente una piazza frequentata da bambini e famiglie, ma con i suoi anfratti, i molti punti di fuga, è diventato invece il luogo ideale per spacciare droga, consumarla, vendere merce rubata, o per forzare i registratori di cassa “prelevati” durante le ormai quotidiane “spaccate” notturne agli esercizi commerciali.
Muri imbrattati di sangue. Definire squallida l’area alle spalle della Camera di Commercio e del Teatro Comunale, soltanto per lo sporco che la caratterizza, è decisamente riduttivo. Quell’area è soprattutto pericolosa. Lo dimostrano le impronte di sangue, a decine, lasciate sui muri da chi vi si è appoggiato con una mano insanguinata dopo essere stato ferito da una coltellata o anche da un’accettata. E sì, nella zona non si scherza. Quando si litiga, magari per stabilire una leadership sulla piazza dello spaccio, o per punire un “sottoposto” che ha fatto la cresta sugli incassi, si lasciano segni indelebili, non soltanto sulle persone, ma anche sulle bianche pareti retrostanti il teatro.
Pestaggi con il machete. «Proprio martedì li abbiamo sentiti urlare e poi picchiarsi. Uno aveva un machete in mano e ho visto chiaramente che lo usava, forse di piatto e non di lama, per colpire un altro» dice un testimone riferendosi a un groppo di spacciatori. Poi aggiunge: «Ma ormai ci siamo abituati». Racconta che «le macchie di sangue sui muri resistono, quelle per terra vengono lavate dalla pioggia».
Spaccio e furti di biciclette. Passeggiando nella zona e passando a fianco ad un gruppetto assistiamo ad una insolita trattativa: «Voglio comprare» dice un probabile cliente, quasi certamente straniero, e il presunto spacciatore, quasi certamente italiano che gli risponde: «Ma non è cominciato il Ramadan?» per poi interrompersi quando notano una persona che li ascolta. Poco più avanti, in via Isarco, un ragazzo si avvicina: «Ehi zio, vuoi comprare?». Indica la bicicletta su cui è seduto.
I testimoni. «Proprio qualche giorno fa sono dovuto uscire armato di bastone perché uno di questi che bivaccano qui dietro» dice il titolare di una gioielleria di piazza Verdi «ha dato un calcio alla vetrina. Una volta fuori, lui e alcuni suoi amici stavano scappando con una bicicletta elettrica che trascinavano perché aveva il lucchetto. Gliel’ho sottratta e ho chiamato le forze dell’ordine, ma non è servito a nulla; quando sono arrivate hanno soltanto identificato me, ammettendo che non avrebbero potuto fare altro. Ho messo le foto della bicicletta sui social e poco dopo una signora è venuta a riprendersela ringraziandomi. Noi facciamo così; ci aiutiamo tra noi».
I salottini del crack. Ma le biciclette cannibalizzate si trovano nei pertugi dove sono stati posizionati dei blocchetti usati come sgabelli, per offrire alla “clientela” che compra droga, un posto tranquillo per poter consumare stupefacente di ogni tipo, ma principalmente crack considerando le bottigliette di plastica, appositamente preparate a mo’ di pipa con pezzi di carta stagnola.Tutto questo accade anche davanti al portone della scala che porta ai parcheggi interrati, usato dai residenti di un vicino condominio. Molti di loro la sera, per passare, devono chiedere permesso ai tossicodipendenti. «Per quello spazio pago 120 euro al mese e attraversare quel posto la sera non è cero piacevole – dice un residente -. Devo dire che non mi hanno mai minacciato, semmai mi offrono di comprare droga». Altri “salotti” del crack sono stati ricavati in un’area, proprio sotto i balconi di un condominio, a cui gli spacciatori hanno avuto accesso abbattendo un cancello.
Le spaccate. Ci sono tracce evidenti, inoltre, che collegano le spaccate alla “terra di nessuno” di Bolzano. L’ipotesi che le decine di furti commessi di notte nelle attività commerciali della città siano legate alla compravendita della droga, è confermata dai resti dei registratori di cassa forzati e lasciati a terra in una delle “aree” del crack. Facile immaginare che, durante uno dei furti, il ladro sia scappato portandosi via la cassa, per forzarla in un posto sicuro: la “terra di nessuno”.




