Maxwell, viaggi e la misteriosa cena

Bologna torna più volte nei documenti investigativi americani legati al caso Jeffrey Epstein. Non si tratta di un’unica vicenda, ma di 171 riferimenti sparsi: testimonianze, email, programmi di viaggio e ricordi personali raccolti negli anni successivi alle indagini. Perfino un articolo del Time su Silvio Berlusconi e lo scandalo del Bunga Bunga e un saggio a firma Epstein sul “banchiedere di Dio” Roberto Calvi, in cui si citano le due torri.
Sono materiali spesso frammentari, con molti omissis e informazioni parziali, che non sempre permettono di ricostruire con precisione contesti e circostanze. Ma letti insieme restituiscono un quadro in cui il capoluogo emiliano compare come tappa di viaggi, luogo di incontri e scenario di episodi ricordati da testimoni.
Maxwell al Cosmoprof, il ricordo di una testimone nei verbali dell’Fbi
Uno dei passaggi più curiosi riguarda una testimonianza raccolta dall’Fbi nel 2021. Una donna racconta di aver incontrato Ghislaine Maxwell a Bologna nel 2001 durante il Cosmoprof. “Ricordo un’interazione a Bologna con Maxwell mentre ero in fila con degli amici per il bagno”, riferisce la donna. Nel racconto viene riportata anche una battuta attribuita a Maxwell: “Oh, questi americani… non sanno che possono usare il bagno degli uomini?” Sempre nella stessa testimonianza, la donna spiega come arrivò a riconoscerla: “Quando tutto uscì sui giornali, il volto di Maxwell mi era familiare. Tornando alle mie fotografie trovai un’immagine in cui era presente.” Un altro passaggio riporta il ricordo legato a una foto: “Ho trovato una fotografia di Maxwell con una giacca di pelle rossa”. In una mail allegata alla testimonianza, la persona che scrive descrive la sensazione provata durante l’incontro: “Ebbi la sensazione che ci stessero osservando… continuavo a vederli intorno e avevo una sensazione strana.”
Nel verbale la testimone spiega di aver riconosciuto Maxwell, che indossava una giacca di pelle rossa, in alcune fotografie scattate all’epoca e ricorda un breve scambio di battute avvenuto mentre si trovava in fila per il bagno durante l’evento. Il documento riporta il racconto senza trarne conclusioni investigative, sottolineando che si tratta di una memoria personale.
È uno di quei frammenti che, presi singolarmente, non raccontano una storia completa, ma che contribuiscono a delineare il contesto di frequentazioni e spostamenti che ruotavano attorno al finanziere americano.
Lesley Groff, la segretaria che organizzava i viaggi
Tra le figure che compaiono più spesso nelle email c’è Lesley Groff, per vent’anni assistente e organizzatrice dei viaggi di Jeffrey Epstein, indicata in diverse cause civili dalle vittime come una persona che avrebbe avuto un ruolo nella gestione logistica dei suoi spostamenti e delle persone che orbitavano attorno a lui.
In uno scambio di messaggi, una giovane donna scrive da Parigi per informarsi sulla permanenza di Epstein nella capitale francese. Spiega di dover “restare fino a quando lui non parte” e chiede alla segretaria se sia possibile organizzare per lei e un’amica, che si trova in Russia, una vacanza in Italia con prima tappa Bologna. Nella mail esprime anche il desiderio che Groff possa “parlare a Jeffrey di tutto questo”, aggiungendo: “Voglio fare quello che vuoi tu”.Groff gira la richiesta a Epstein e la risposta, riportata nella corrispondenza, è brevissima: “Yes”.
A quel punto l’organizzazione del viaggio entra nei dettagli. Le due donne trascorreranno la notte del 22 maggio del 2018 a Bologna, in albergo, con spese riconducibili a Epstein anche se formalmente le carte risultano intestate a loro. In un’altra mail emerge un tono di totale dipendenza: “Per favore dimmi cosa vuoi che faccia”.
È la stessa Groff a confermare le date e il programma: “Jeffrey lascerà Parigi il 20 o il 21, così il 22 maggio è la data confermata per te e xx”. E ancora: “Ho ottenuto il permesso”.
L’itinerario viene poi definito con un’agenzia a cui si chiede di “prenotare un hotel a Bologna per una notte, 3 o 4 stelle, le ragazze possono condividere la stanza”. Nelle stesse mail si pianificano anche gli spostamenti successivi, compreso il noleggio di un’auto all’aeroporto e la partenza il giorno seguente verso altre destinazioni: “Le ragazze faranno il check-out dall’hotel a Bologna il giorno successivo e guideranno fino a Firenze”. In un’altra comunicazione compare anche il rimborso di una spesa alberghiera sostenuta a Bologna, ulteriore traccia concreta della permanenza in città.
Dalle email emerge inoltre un dettaglio ricorrente: le carte di credito risultano spesso intestate alle stesse ragazze, ma i fondi o i rimborsi sono collegati a Epstein, un sistema che, secondo quanto ricostruito nelle indagini, veniva utilizzato abitualmente per coprire le spese di viaggio.
Il concerto a Imola e l’idea di un incontro
In un altro scambio di email, risalente al 29 settembre 2016, una donna, il cui nome è oscurato, scrive direttamente a Epstein spiegando di avere un concerto “in Italia a Imola, vicino a Bologna” e di poter partire il giorno successivo da Milano.
La conversazione prosegue in modo informale, con l’ipotesi di incontrarsi approfittando della presenza in Italia. Anche qui si tratta di frammenti: messaggi brevi, che raccontano più il clima delle relazioni che i fatti in sé.
Il racconto di una cena misteriosa
Tra i materiali compare anche il ricordo, riportato in una comunicazione successiva, di una cena avvenuta a Bologna anni prima. È uno dei passaggi più suggestivi, ma anche uno di quelli da leggere con maggiore cautela. La persona che scrive descrive una tavolata con ospiti internazionali, commensali provenienti dal mondo arabo, figure dell’alta società europea e personaggi legati alla finanza e al lusso, tra cui un barone e una contessa indicata come appartenente a una famiglia che fa parte “dell’impero delle borse e della moda”.
Nel racconto, presentato esplicitamente come memoria personale e non documentata, viene citato anche l’ex premier britannico Boris Johnson tra i possibili presenti alla cena. Il documento non fornisce prove o riscontri indipendenti e riporta il riferimento esclusivamente come ricordo della testimone, senza che da ciò derivino conclusioni investigative.
È un esempio di come, nelle carte dell’inchiesta, convivano elementi molto diversi: dati oggettivi come voli e prenotazioni, ma anche testimonianze e ricordi che restano nel campo delle dichiarazioni personali. Molti dei materiali resi pubblici sono incompleti: nomi cancellati, date parziali, intere frasi oscurate. In diversi casi gli stessi documenti precisano che non contengono conclusioni dell’Fbi ma solo informazioni raccolte durante le indagini. Questo rende difficile trasformare quei frammenti in una narrazione lineare.
Un filo che passa anche da Bologna
Nel loro insieme, le carte mostrano come Bologna compaia più volte nella rete di relazioni e spostamenti legata a Epstein una testimonianza su Maxwell in fiera, diverse email che documentano viaggi e soggiorni, contatti legati a eventi in Emilia-Romagna, come il concerto a Imola e il ricordo, non verificato, di una cena con ospiti internazionali.
Frammenti sparsi, spesso lontani tra loro nel tempo, che raccontano come anche una città apparentemente distante dai grandi scenari internazionali possa comparire, quasi di sfuggita, nelle pieghe di una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi anni.
Source link




