Il mistero della morte del ristoratore in via Ceccardi: al setaccio i conti bancari, attesa per l’autopsia

Genova. Sarà eseguita domani, mercoledì 17 febbraio, dalla medica legale Francesca Fossati l’autopsia sul corpo del ristoratore di 52 anni trovato morto nel piano ammezzato del grattacielo di via Ceccardi 4 in pieno centro a Genova venerdì mattina.
Nel palazzo l’uomo non risiedeva e sarebbe entrato – così ha detto un testimone alla polizia – alle 8.10 del mattino. Il corpo è stato ritrovato circa 15-20 minuti più tardi, precipitato da un piano compreso tra il 12° e il 14°.
Il ristoratore era molto noto in città perché nel corso della vita aveva gestito molti locali (l’ultimo un ristorante all’interno del complesso delle piscine di Albaro) e non aveva alcuna ragione apparente per entrare in quel palazzo: non aveva lì il commercialista né altri professionisti di fiducia. Cosa ci faceva a quell’ora e perché è entrato nell’edificio? Il suo ingresso non è stato notato nemmeno dal portinaio, che a quell’ora era impegnato in altre incombenze.
Forse qualche informazione utile potrà arrivare dal suo cellulare: dopo l’impatto con il suolo il vetro del telefonino era completamente infranti ma i dati e i messaggi sono stati estratti dagli investigatori della scientifica e della sezione omicidi della squadra mobile, coordinata dal responsabile della omicidi Valerio Cossu. Sul contenuto al momento vige il più stretto riserbo perché al momento, anche se gli accertamenti in corso presuppongono il reato di istigazione al suicidio, gli inquirenti ancora non sono in grado di poter escludere il coinvolgimento di terze persone.
Dentro il palazzo non ci sono telecamere che possano escludere che l’uomo abbia avuto un appuntamento e abbia incontrato qualcuno. Tra le anomalie ci sarebbe – ed è stata rilevata dal medico legale durante il sopralluogo – anche il fatto che il corpo presentava diverse contusioni dovute all’impatto con diverse balaustre: non è normale per un suicidio, anche se tuttavia può accadere.
Un altro elemento su cui procedono gli accertamenti riguarda l’attività economica del ristoratore. Non è escluso che avesse delle difficoltà economiche e – forse anche per questo – sarebbe stato in procinto di vendere le quote del locale di Albaro. Di quel ristorante lui era l’amministratore, ma le quote in realtà non erano intestate direttamente a lui perché aveva subito un “protesto”. Le difficoltà finanziarie possono essere state all’origine del gesto estremo? Gli amici più stretti dicono di no, e resta anomalo anche che non abbia lasciato alcun biglietto o messaggio per spiegare il suo gesto.
L’autopsia potrebbe anche chiarire se l’uomo avesse problemi di salute, magari gravi, che lo abbiamo condotto a una decisione disperata. Ma al momento invece non si può nemmeno escludere che in quel palazzo – a un’ora assolutamente anomala per un uomo abituato a lavorare nelle ore serali e fino a notte – dovesse invece incontrare qualcuno.
Subito dopo la tragedia, tra i condomini e i curiosi che sono rimasti fuori dal palazzo durante il sopralluogo della polizia, qualcuno ha detto che avrebbe sentito delle urla, come si trattasse di un lite, ma si tratta di testimonianze che dovranno essere vagliate e verificate dagli investigatori.




