Omicidio Gaetani, niente carcere per Arcidiacono
Il Tribunale conferma il no del gip alla misura richiesta dalla Dda di Catanzaro per Gianfranco Arcidiacono per l’omicidio di Giuseppe Gaetani
CASSANO ALL’IONIO (COSENZA) – Gianfranco Arcidiacono non tornerà in carcere. Il Tribunale del Riesame, infatti, accogliendo le tesi difensive dell’avvocato Enzo Belvedere, ha rigettato l’appello della Dda di Catanzaro, che chiedeva per il 39enne – indagato per concorso nell’omicidio pluriaggravato del falegname Giuseppe Gaetani e reati in materia di armi -, il ripristino della misura in carcere, dopo che il gip del Tribunale di Catanzaro aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare.
L’OMICIDIO DI GIUSEPPE GAETANI
L’omicidio di Giuseppe Gaetani, maturò nell’ambito delle dinamiche di ‘ndrangheta della Sibaritide, avvenne la sera del 2 dicembre 2020 a Cassano all’Jonio, quando l’uomo, intento a rincasare, fu freddato da una pioggia di proiettili esplosi, presumibilmente, da un commando di killer a bordo di un furgone. In particolare, secondo i giudici del Riesame (presidente Chiara Ierardo, a latere Silvia Manni, Barbara Elia), le dichiarazioni del pentito Gianluca Maestri non sarebbero riscontrate da quelle del collaboratore Luca Talarico.
Maestri, esponente di spicco della cosca Abbruzzese, si era autoaccusato del delitto, dichiarando agli inquirenti il proprio coinvolgimento in prima persona; aveva riferito, inoltre, di aver partecipato a un summit di ‘ndrangheta nel capannone dell’azienda “Agri”, a Cassano, a cui avrebbe preso parte anche un tale “Gianfranco”, nel corso del quale avvenne la decisione e la pianificazione dell’omicidio di Gaetani.
Pasquale Forastefano – sempre secondo le dichiarazioni di Maestri -, dopo aver seguito i movimenti della vittima, avrebbe dovuto inviare un messaggio su un telefono nella disponibilità di Arcidiacono, per dare il via ai killer ad aprire il fuoco.
LA DECISIONE DEL RIESAME
Talarico, invece, aveva raccontato di essersi trovato nel capannone dell’azienda dieci giorni dopo l’omicidio e che, in quell’occasione, Domenico Massa, detto “il pacchiarotto”, indossando dei guanti, avrebbe consegnato un telefono vecchio modello proprio ad Arcidiacono, il quale, dopo aver premuto dei tasti “come se stesse inviando messaggi”, lo aveva poi restituito a Massa che, a sua volta, lo riponeva nel furgone.
Elementi che, tuttavia, a parere del Riesame, risultano “insufficienti a comprovare il teorema di accusa” nei confronti di Arcidiacono. È da escludere, dunque, che “le dichiarazioni di Talarico possano fungere da riscontro a quelle di Maestri. Arcidiacono, pertanto, resta indagato per l’omicidio a piede libero.
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