condannati a morte 14 manifestanti anti-regime. A Ginevra i colloqui con gli Usa sul nucleare in un clima di diffidenza
All’estero si cerca la mediazione, ma in casa prevale la repressione. Sono questi i due volti dell’Iran: a Ginevra, domani, la delegazione incontrerà gli inviati americani per discutere il programma nucleare. Nel contempo a Teheran, in seguito alle proteste contro il regime degli ayatollah, sono state condannate a morte 14 persone che avevano preso parte ai cortei nei giorni scorsi.
Per mandare a morte i dissidenti, secondo le notizie fornite da Iran International, è bastato un procedimento giudiziario sul web, convocato dal giudice Abolghasem Salavati, capo della Sezione 15 della Corte rivoluzionaria iraniana. Del resto, il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni-Ejei, ha invitato l’autorità giudiziaria ad agire “con la massima risolutezza e senza alcuna clemenza e indulgenza nei processi e nella punizione dei principali elementi delle rivolte e degli atti terroristici”.
Secondo i dati forniti da Human Rights Activist New Agency (Hrana), in 50 giorni di proteste il numero delle vittime è salito a 7.015: di queste, 6.508 sono state registrate come “manifestanti”; 226 di loro avevano meno di 18 anni. Tra coloro che hanno perso la vita, anche 214 militari ed esponenti delle forze dell’ordine; 25.845 i feriti tra i civili, gli arresti sono 53.552, inclusi 144 studenti.
Mentre il regime conferma la natura sanguinaria della cancellazione del dissenso, a Ginevra domani, con la delegazione guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi cercherà di evitare l’annunciato attacco americano da parte del presidente Trump; il tycoon a capo della Casa Bianca in Svizzera ha inviato Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, la stessa coppia a cui è assegnato il dossier Ucraina. I negoziati tra Washington e Teheran saranno mediati dall’Oman.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei all’agenzia Irna dice: “Negoziamo in condizioni di massimo sospetto e sfiducia. Abbiamo esperienze passate e non possiamo dimenticarle neanche per un attimo”. Baqaei ha ribadito la volontà di Teheran di chiudere i negoziati nel più breve tempo possibile: “Per noi il tempo è importante. La nostra gente è sotto pressione a causa delle sanzioni ingiuste e ragione e logica dicono dovremmo poter riuscire al più presto ad arrivare alla revoca di queste sanzioni. Il problema che abbiamo è nel cambiamento delle opinioni e nelle posizioni contraddittorie, non solo da parte dei negoziatori, ma anche da parte di altri funzionari statunitensi”. In ogni caso, la delegazione iraniana sostiene che l’approccio americano si sia spostato nelle ultime ore su aspetti più “realistici”
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, conferma la difficoltà dell’incontro: “Abbiamo la speranza che si raggiunga un accordo, il presidente sempre preferisce risultati pacifici e negoziati e ha dimostrato la sua disponibilità a parlare e incontrare chiunque”. Non è chiaro se gli Stati Uniti al tavolo del negoziato, oltre la questione del nucleare, porteranno anche il programma missilistico iraniano, un aspetto che preoccupa forse più, in questa fase storica, non solo gli Usa, ma anche Israele.
Come contorno del confronto a Ginevra c’è la fase muscolare: se Trump ha inviato in Medio Oriente due portaerei, il regime sciita risponde con una esercitazione denominata “Controllo intelligente dello Stretto di Hormuz”, guidata dalle forze navali del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche. Insomma, a Ginevra domani si discuterà, ma nel frattempo si preparano i cannoni.
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