Cultura

Mandy, Indiana – URGH | Indie For Bunnies

Trova strada libera il combo franco inglese con stanza a Berlino in questi tempi in cui si riflettono le contraddizioni e la fine forse di una certa idea di capitalismo benevolo; il secondo album di Mandy,Indiana è ancora una volta uno schiaffo verso il modulo in cui siamo abituati a sperimentare ingiustizia e contraddizioni quotidiane.

Credit: Press

“Urgh” è un onomatopeica esternazione viscerale, un rifiuto malato di fronte alla cupezza, all’opprimente versione del miglior mondo possibile in cui stiamo vivendo, celebrato per la seconda volta da una musica tagliente, tumultuosa, spesso irritante ma fresca e a tratti addirittura divertente.

Mantenendo il livello di saturazione sonora ai livelli del precedente “I’ve Seen a Way” , continua nei 35 minuti di quest’album l’attacco sonoro fatto di deviazioni continue dell’impianto elettronico (“Dodecahedron” ad esempio ), con innesti post metal, accenni motorik, soluzioni industriali, violenza volumetrica con percussioni asimmetriche, in un impasto che passa dal delirante (“A brighter tomorrow”) ad accenni dancefloor (“Magazine”), spesso alla dimensione del post rave (“Sicko”, bellissima con billy woods).

Menti geniali e curiose dietro al sound colonna sonora di un’apocalisse annunciata attraverso il cantato isterico di Valentine Caulfield, sempre incisivo, rinchiuso ma non per questo meno potente fra le strutture debordanti, urlato e solenne, declamatorio e rivendicatore di una supremazia dell’azione rispetto all’apatia dei tempi moderni, un incitamento costante nei toni e nel contenuto alla ribellione (“Stand up and march” in “Dodecahedron”), ad una presa di coscienza attiva dalla noia, ad impossessarsi della propria vita, con la speranza che insieme si possa cambiare qualcosa (“The future belongs to us / and our humanity” in “Ist Halt So”).

Insomma, c’è speranza alla fine di “Urgh”, non è solo un rigurgito, una mareggiata che investe l’ascoltatore e che non lascia indifferenti, una scossa tellurica ad alta gradazione sonora, un oggetto apparentemente ostico ma tutto da scoprire e riscoprire, come la copertina stratificata in realtà aumentata, frutto di una collaborazione fra la band e the Carnovsky duo, dove l’intersezione dei piani visivi non è un limite all’approfondimento, ma l’unico modo per entrare in possesso della vera conoscenza.

People get ready!


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