Abruzzo

la comunità educante chiamata a una responsabilità condivisa


Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani esprime profonda preoccupazione e ferma condanna per la grave aggressione avvenuta a Silvi in provincia di Teramo ai danni di un ragazzo di 17 anni con disabilità, vittima – secondo quanto riportato dagli organi di informazione – di reiterate vessazioni fisiche e psicologiche culminate in un atto di estrema umiliazione. 

Sull’accaduto è in corso un’indagine da parte della Procura minorile competente. L’episodio presenta profili di particolare rilevanza sotto il piano giuridico, educativo e sociale. La Costituzione della Repubblica tutela in modo inderogabile la dignità della persona e sancisce il principio di eguaglianza sostanziale, imponendo alle istituzioni il dovere di rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno sviluppo dell’individuo. In presenza di una persona con disabilità, tale obbligo assume una valenza rafforzata, anche alla luce degli impegni internazionali assunti dallo Stato italiano in materia di tutela dei diritti delle persone con disabilità. 

Il sistema della giustizia minorile, chiamato ad accertare le responsabilità, dovrà operare nel rispetto dei principi che ne informano l’azione, coniugando l’esigenza di tutela della vittima e di affermazione della legalità con la finalità rieducativa che caratterizza l’intervento nei confronti di soggetti minorenni. Tuttavia, la dimensione giudiziaria, pur imprescindibile, non esaurisce la risposta che una comunità democratica è tenuta a offrire. L’atto di violenza descritto assume una portata simbolica che impone una riflessione più ampia. La marginalizzazione e l’umiliazione di una persona in condizione di vulnerabilità costituiscono una lesione non soltanto individuale, ma collettiva, in quanto incidono sui presupposti stessi della convivenza civile. Quando la fragilità diventa oggetto di aggressione, viene compromesso il principio fondamentale secondo cui ogni persona è titolare di diritti inviolabili e merita rispetto incondizionato. Sotto il profilo pedagogico, l’episodio richiama l’urgenza di consolidare un’educazione ai Diritti Umani intesa non come mero contenuto curricolare, ma come dimensione trasversale dell’azione formativa. La scuola, quale presidio istituzionale di cittadinanza e inclusione, è chiamata a promuovere in modo sistematico la cultura della dignità, dell’empatia e della responsabilità individuale, anche attraverso percorsi strutturati di prevenzione del bullismo e di gestione consapevole delle dinamiche di gruppo. La prevenzione di tali fenomeni richiede un impegno coordinato e continuativo tra istituzioni scolastiche, famiglie, servizi territoriali e realtà associative. La corresponsabilità educativa deve tradursi in azioni concrete, monitorabili e valutabili nel tempo, affinché il contrasto alla violenza e alla discriminazione non sia affidato a interventi episodici, ma a strategie integrate e permanenti.

 Anche la dimensione comunicativa riveste un ruolo significativo. La narrazione pubblica di episodi di violenza deve attenersi a criteri di rigore, rispetto e responsabilità, evitando semplificazioni o espressioni che possano attenuarne la gravità. Il linguaggio contribuisce a definire il quadro culturale entro cui i fenomeni vengono interpretati e affrontati. Il Coordinamento ritiene che l’episodio in oggetto debba costituire un’occasione di riflessione strutturale sulle politiche educative e sui modelli relazionali proposti alle giovani generazioni. Non è sufficiente esprimere indignazione; è necessario rafforzare in modo sistematico gli strumenti di prevenzione, promuovere percorsi di giustizia riparativa ove compatibili con il quadro normativo e consolidare la presenza dell’educazione ai diritti umani nei curricoli scolastici. 

La qualità democratica di una comunità si misura dalla capacità di proteggere le persone più vulnerabili e di garantire che la dignità umana costituisca criterio operativo delle scelte istituzionali e dei comportamenti individuali. Trasformare un episodio di violenza in un’opportunità di rafforzamento delle politiche educative e inclusive rappresenta una responsabilità condivisa che coinvolge l’intero sistema Paese. Al giovane aggredito e alla sua famiglia il Coordinamento esprime vicinanza e solidarietà, rinnovando il proprio impegno a promuovere, in ambito scolastico e sociale, una cultura dei Diritti Umani fondata su rispetto, inclusione e responsabilità. prof.  




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