Tra mancato dragaggio e asta del pesce a singhiozzo la marineria è esasperata: “Servono soluzioni concrete”

Non solo i problemi dell’asta del pesce, ma anche ‘insoddisfazione per un dragaggio iniziato a settembre che non avrebbe portato ai risultati sperati: il rischio che i natanti rimangano bloccati nei fondali sabbiosi in ingresso e in uscita dal porto è sempre lo stesso.
A denunciarlo, parlando ormai di una categoria esasperata, e allo steso tempo lanciando un appello perché quelle soluzioni concrete che si chiedono da tempo arrivino, è Doriano Camplone presidente dell’associazione Mimmo Grosso che sul dragaggio precisa: da settembre a oggi sono stati scavati “soli 2500 metri cubi di fanghi, tuttora stipati nella vasca di colmata posta sulla banchina di riva del ex porto commerciale, e non è più andato avanti, limitandosi, di fatto, a una quantità di fanghi dragati insignificante, rispetto a quanto sarebbe necessario per rendere regolare la navigabilità del nostro porto”.
“Tra un’asta a singhiozzi e il mancato dragaggio, lavorare con queste difficoltà non è più accettabile”, chiosa.
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Camplone lo dice chiaramente: “la situazione che sta stringendo d’assedio la nostra marineria è critica. Non è un momento facile per chi vive di mare, e le ultime vicende legate al mercato ittico non fanno che aumentare un senso di incertezza che non possiamo più permetterci”.
Il riferimento in questo caso è alle aste del pesce che, con un software ormai più che obsoleto anche secondo gli addetti ai lavori e il Comune stesso, continuano ad andare avanti con grandi difficoltà tra blocchi e ritardi senza che soluzioni definitive o comunque tali da reggere fino a quando il nuovo mercato su cui pure dubbi la marineria ha espresso, non ne sono arrivate. “Un’asta che funziona a singhiozzi, con interruzioni continue, non è solo un problema tecnico – dice Camplone -: è una ferita alla dignità del nostro lavoro. Non riesco a comprendere come il Comune abbia potuto dare seguito a un progetto che appare così sottodimensionato per le nostre reali necessità”, aggiunge quindi tornando proprio a parlare del nuovo mercato dove il software il problema dell’asta lo risolverebbe anche, ma dove a crearne di nuovi sarebbero gli spazi, torna a denunciare.
“Spostarsi in una struttura che non tiene conto dell’importanza vitale dei magazzini e dei locali di servizio presenti nell’attuale stabile significa, nei fatti, rendere il trasferimento impossibile o, peggio, fallimentare in partenza. Le categorie degli operatori ittici meritano rispetto e soluzioni logistiche all’altezza, non ridimensionamenti che complicano l’operatività quotidiana”. Il problema dei problemi resta comunque il dragaggio, rimarco il presidente dell’associazione Mimmo Grosso.
“Mi rivolgo direttamente a Comune e Regione: siamo ormai alle soglie della bella stagione, la situazione dei fondali è drammatica e l’ intervento di dragaggio iniziato a settembre, salutato con ottimismo e spirito di vittoria dai rappresentanti delle istituzioni locali, si è concretizzato con un escavo di soli 2500 metri cubi di fanghi” ribadisce sottolineando che quindi entrare e uscire dal porto resta rischioso.
“Andare a lavorare ogni giorno con il timore di non poter rientrare in porto in sicurezza, o di rischiare l’incaglio a ogni uscita, è una condizione che logora. Uscire in mare è già un mestiere duro; farlo con questi rischi aggiuntivi, causati dall’inerzia istituzionale – chiosa Camplone -, è semplicemente ingiusto”.
“Come associazione Mimmo Grosso, chiediamo risposte certe e interventi immediati. Non possiamo più navigare a vista, né per quanto riguarda la stabilità tecnologica dell’asta, né per la navigabilità del nostro porto. La marineria pescarese ha bisogno di atti concreti: si ripristini la funzionalità del mercato e si proceda senza ulteriori indugi allo scavo dei fondali. La sicurezza di chi lavora – conclude lanciando quindi il suo appello – non può essere messa in secondo piano”.
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