Erano organizzati per uccidere. Attenti o accadrà anche in Italia
Un assalto pianificato, una vera e propria spedizione: nell’intervista esclusiva a Il Giornale, Astrid M. del collettivo Nemesis fa il punto su quanto accaduto a Quentin D. a Lione, ucciso dalla violenza cieca degli antifascisti, e sul clima di impunità in Francia.
Che cosa è successo?
“Un gruppo di ragazze di Nemesis aveva organizzato un’iniziativa con uno striscione critico verso Rima Hassan, eurodeputata di sinistra, con su scritto: Islamo-sinistrosi fuori dalle nostre università. Per precauzione è stato chiesto ad amici di andare ma di stare lontani, nel caso gli antifascisti fossero violenti, perché potevano esserci tensioni. Purtroppo avevamo ragione”.
Che tipo di aggressione è stata?
“Una spedizione punitiva: sono arrivati armati di guanti rinforzati e lacrimogeni. Hanno assaltato i ragazzi, hanno continuato a picchiarli quando erano svenuti: tutto calcolato per fare il massimo danno”.
Avevate già percepito un’escalation?
“Sì. Come collettivo Nemesis, siamo all’università, siamo ovunque e ci facciamo sentire anche in luoghi non favorevoli: pensiamo che la pluralità di idee sia importante. Avevamo avvertito che il pericolo stava aumentando, sapevamo che dovevamo incrementare la sicurezza, sentivamo che stava diventando pericoloso fare ciò che sarebbe normale in democrazia. Ma temevamo un coltello, oppure un incidente, un colpo dato male Non una messa a morte a mani nude. Quentin è stato preso a calci mentre era a terra: folle”.
Perché “messa a morte”?
“Perché l’intenzione era chiara. Si sono nascosti, hanno colpito quando i ragazzi erano in difficoltà: è stata un’aggressione deliberata. Sappiamo che c’è un’inchiesta, le ragazze sono state sentite dalla polizia: hanno riconosciuto alcune persone, ma aspettiamo conferme dalla polizia”.
Che clima si respira in Francia?
“Di impunità ed è un problema politico. La violenza è stata tollerata e in certi casi legittimata. Quando Mélenchon ringrazia gli antifascisti per il lavoro che fanno, o quando si minimizzano aggressioni contro ragazze che manifestano, si crea un clima e ci si sorprende se scappa il morto. Questa situazione è stata costruita nel tempo, anche con una giustizia non abbastanza severa. Sappiamo che siamo in pericolo, ma morire per proteggere delle ragazze che avevano solo degli striscioni è gravissimo”.
Esistono saldature con l’islam radicale da parte di queste frange?
“In Francia il problema dell’islam radicale è serio. Ci sono stati molti attentati e tentativi terroristici, alcune frange della sinistra radicale si sono avvicinate a questi ambienti. Noi pensiamo che serva fermezza: non si può mettere un Paese in pericolo per paura di essere accusati di durezza”.
Veniamo al confronto con l’Italia.
“Se non sta attenta, rischia di seguire la stessa strada, certe dinamiche si stanno vedendo anche da voi. Si sentono coperti da una certa impunità. Se non si interviene con fermezza, tra dieci anni potrebbe succedere anche in Italia, se non prima. La violenza paga”.
Cosa intendi?
“Quando per anni si tollerano aggressioni, occupazioni, attacchi alle forze dell’ordine, senza una risposta forte, si manda un messaggio: che quella violenza è accettabile. E allora qualcuno alza sempre di più il livello. Oggi in Francia ne vediamo le conseguenze”.
Quale dovrebbe essere la risposta dello Stato?
“Prima di tutto chiamare le cose con il loro nome. Non parlare di rissa, ma di aggressione organizzata. Riconoscere la pericolosità di certe frange e applicare una giustizia esemplare, riconoscere gli antifascisti come terroristi. Se non si ferma ora questa escalation, il rischio è che diventi la normalità”.
Il vostro prossimo passo?
“Sabato prossimo a Lione ci sarà un grande omaggio sul luogo dell’aggressione. Saremo presenti tutti”.
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