Arisa a Sanremo 2026: «Ho sempre pensato all’amore e alla carriera, e così ho trascurato la felicità. Magica favola parla di questo. Oggi sto bene da sola, non ho bisogno di un uomo per sentirmi completa»
E se fosse Arisa la sorpresa di Sanremo 2026? Chissà. «Per ora, mi sento più serena e solare che in passato», racconta lei, nome d’arte di Rosalba Pippa, classe 1982, lucana. Si parte da qui, il Festival è prima di tutto questione di stati d’animo, poi arriva la canzone. Che comunque, in questo caso, è pure coerente: Magica favola è una ballata «che qualcuno ha definito in stile Disney, ma che per me s’ispira più che altro all’opera» e racconta proprio questa svolta emotiva. Facile rivedersi. «Di punto in bianco, ci si alza una mattina e ci si rende conto di aver perso tempo». Le conquiste dell’età. «Ho sempre e solo pensato alle relazioni romantiche e al lavoro, trascurando la felicità. Che, ho capito, passa anche da altro: la famiglia, gli amici, lo stare bene con sé stessi. Spesso si pensa che le donne abbiano per forza bisogno di un uomo che le completi, ma non è così. Sto bene sola, ora. Mi sento più bella. Cerco la persona giusta, non una persona. Le cose che ci rendono felici da bambini sono le stesse che ci fanno battere il cuore da adulti: il problema è che, in mezzo, ce ne dimentichiamo».
Insomma, cominciano a quadrare i conti. E pensare che in questi anni l’abbiamo vista evolversi e cambiare, pure con incidenti, dovunque. Tradita, delusa, rinata. Come quando nel 2023, ad Amici, si era lamentata di non essere stata presa in considerazione da Amadeus per il Festival per due edizioni consecutive. «All’epoca ci ero rimasta male che l’avessero mandata in onda, poi ho capito che così il pubblico ha inteso il mio lato umano. Essere all’Ariston è un privilegio per chi fa questo mestiere. E ogni volta che non ci si va ci sente esclusi». E poi le foto nuda, le contraddizioni, salite e risalite di un’artista che con il tempo abbiamo capito essere un pizzico diversa dalla voce ingenua di Sincerità, con cui nel 2009 aveva sbancato Sanremo Giovani. Da lì, altre cinque volte all’Ariston prima di adesso, l’ultima nel 2021, la più bella forse con La notte (2012), la più dolorosa, a posteriori, con Controvento (2014), unica vittoria per lei, ma anche unica volta in cui dal nostro ritorno all’Eurovision Song Contest è andato un brano scelto da una commissione apposito (in quel caso, La mia città di Emma) e non il primo classificato. «Non ho fatto pace con quella vicenda», confessa. «Mi piacerebbe portare la mia musica e i miei messaggi in tutto il mondo. Se quest’anno vincessi, andrei».
La vita di Arisa, ecco, somiglia a un romanzo di formazione a disposizione di tutti, di cui ogni tanto ci siamo dimenticati, a volte più in vista, ma che comunque non ha mai smesso di parlarci. Eppure nel mezzo del cammin di nostra vita – ancora troppo giovane per finire in un museo, e però altrettanto classica da essere comunque legata a una generazione precedente a questa, ultra-veloce e urban – sembra aver trovato pace proprio silenziando il mondo là fuori. «Sarò sia un’interprete precisa e sia un’artista che vi darà soddisfazione al FantaSanremo». Più che i meme, però, desta curiosità la scelta delle cover, con Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia insieme al Coro del Teatro Regio di Parma. «È una canzone che descrive le donne come esseri umani: né martiri e né femministe radicali; mi fa pensare, piuttosto, a mia madre e mia sorella, gente che si fa il mazzo dalla mattina alla sera, che combatte». Mannoia, di recente, ne aveva cambiato il finale, invertendo il «ti diremo ancora un altro “sì”» in «ti diremo ancora un altro “no”», con riferimento alla violenza di genere e al consenso femminile. All’autore del brano, Enrico Ruggeri, non era piaciuta la scelta. «Io canterò la versione originale», dice Arisa. «La violenza, per come la vedo io, non c’entra: per me quel “sì” è un gesto d’apertura alla vita, al futuro; voglio essere inclusiva, libera».
Per il resto, all’Ariston incontrerà Laura Pausini, co-conduttrice, recentemente al centro di polemiche per come ha interpretato l’Inno di Mameli alla cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici Invernali. Arisa, che l’ha eseguito più volte in pubblico, aveva detto che «l’Inno si canta, non si interpreta». Ancora convinta? «A Laura si può concedere un’eccezione: l’ha cambiato da artista internazionale qual è, come di solito fanno Beyoncé e Lady Gaga; io, di mio, ho sempre avuto un profilo diverso». Sulle parole di Mattarella, che ha accolto il cast del Festival dicendo che «la musica popolare è un patrimonio», c’è invece una frecciatina: «Sono d’accordo, il punto è che spesso ce ne dimentichiamo. Ha ragione il Presidente della Repubblica, queste canzoni incidono sulla società: per questo sarebbe bello averne di più che immaginano una realtà migliore piuttosto di tantissime che si limitano a ostentarne i problemi». Rapper, siete avvisati.
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