Dieci euro per festeggiare: il Carnevale di Muggia diventa un caso tra sicurezza, QR Code e accuse di “fare cassa”
15.02.2026 – 22.30 – Nelle ultime settimane si è acceso un dibattito nebbioso: il Carnevale di Muggia è diventato a pagamento? Per accedere in città nei giorni di festa sarà necessario un QR Code? Dieci euro a testa (o a famiglia) per cosa? Tra chi la reputa incoerente e chi “coraggiosa”, questa è la scelta di Muggia: rendere indispensabile il QR Code nominativo, dal costo di 10 euro (escluse determinate esenzioni), per i non residenti che vogliono accedere al centro storico di sera durante il Carnevale, dalle 18 in poi (la domenica dalle 20). Per ogni serata sono tremila i posti prenotabili e i QR scaricabili. Questo è quanto si legge dal profilo Facebook del Comune di Muggia che, di fronte a queste nuove disposizioni, ha visto la necessità di chiarire più volte il messaggio: gli appuntamenti consueti del Carnevale sono sempre gratuiti e ad accesso libero; sulla questione QR Code si sottolinea che i muggesani, a casa loro, non pagano. A nulla sono servite alcune contestazioni, come la raccolta firme lanciata da Greta Cangiano – che ha raggiunto le 1536 adesioni sul sito change.org – e la PEC inviata dal consigliere comunale Dejan Tič al responsabile dell’Ufficio Gare e Contratti e Provveditorato, al sindaco Paolo Polidori, all’assessore con delega al Carnevale Nicola Delconte e al responsabile della Protezione dei dati del Comune. A quest’ultima sollecitazione l’assessore Nicola Delconte ha risposto che “sono polemiche inutili e dannose per il Carnevale. Evidentemente lui ha preso fischi per fiaschi, nel senso che non ha letto bene le delibere, chiede tutta una serie di cose che ovviamente il Comune ha fatto, bastava che guardasse il sito di dove si prendono i pass. Noi prendiamo solamente nome e cognome, nessun altro dato”.
Nella PEC, infatti, si legge una richiesta di chiarimento sulla Valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, sull’informativa privacy e sul personale predisposto per i controlli. Il sindaco Polidori ha commentato che “per le argomentazioni che ha, non sta neanche in piedi. Sono le solite questioni dove, per rompere le scatole, si va a vedere il pelo nell’uovo e poi non si guarda la sicurezza, che è importante per quanto riguarda il Carnevale”. Altro punto sottolineato dal consigliere Tič riguarda la mancata discussione preventiva delle misure. Si legge nel suo ultimo comunicato stampa: “la misura non è stata presentata – né minimamente discussa – in Consiglio comunale: il sindaco e la giunta non hanno ritenuto di coinvolgere il Consiglio su una questione così impattante per la mobilità a Muggia”. Effettivamente è stato ammesso dall’assessore Delconte che queste decisioni sono state «calate dall’alto» e non «democraticamente decise». In particolare, ha risposto così: “Non abbiamo fatto un’assemblea pubblica o un sondaggio. Abbiamo avuto l’anno scorso una richiesta da parte delle forze dell’ordine di contare le persone: c’è una normativa che ci obbliga a fare un conteggio”. Una necessità concreta, quindi: “dal 2018 in poi, con la direttiva Piantedosi – spiega l’assessore – tutto il mondo dello spettacolo è stato investito da una valanga di normative sempre più restrittive. Però noi a Muggia non ci siamo trovati impreparati, anzi: siamo arrivati prima della normativa perché abbiamo avuto problemi di sovraffollamento già tanti anni fa. Abbiamo così organizzato, con Prefettura e Questura, una macchina che nel complesso è arrivata molto prima degli obblighi di legge”.
Il sindaco dice di aver parlato sempre «informalmente» con l’Associazione delle Compagnie del Carnevale muggesano e che queste misure sono la conseguenza dell’evoluzione della nostra società, che negli ultimi anni ha portato a risse e disordini, soprattutto da parte di cosiddetti «maranza», che sono quelli che possono causare problemi di sicurezza all’interno. “Visto che dobbiamo adottare delle misure necessarie per tenerli fuori, questa è una di quelle”. “Non siamo più un’oasi felice”, è stato detto. E i muggesani? Anche loro sentivano il bisogno di più sicurezza e più tutele per il centro cittadino? “Il contributo d’accesso è un percorso iniziato alla fine degli anni ’90 – racconta Dario Grison, ora presidente dell’Associazione delle Compagnie e partecipante del Carnevale da 43 anni – non nasce da un’improvvisa esigenza. Nell’edizione del 1998 abbiamo avuto un afflusso che, rispetto agli anni precedenti, era non preventivato: c’è stata un’emergenza grave, hanno rovesciato addirittura una macchina della Polizia. Da quella volta è iniziato un percorso che ha portato ad ordinanze prima sulla limitazione del bere, poi sulla limitazione dei bus… tutta una serie di iniziative che l’amministrazione ha cercato di regolare in qualche maniera”. L’assessore Delconte dice, più nello specifico, che l’amministrazione comunale ha incominciato a pensarci dal 2017.
Il ticket di 10 euro ha fatto parlare perché va contro gli ideali di inclusione della festa. Andare a Muggia in questi giorni è sempre stato un momento di svago, non di controlli con l’orologio alla mano e soldi versati al Comune. Ecco che, di fronte alle accuse di «fare cassa» con il Carnevale, sia il sindaco Polidori sia l’assessore Delconte rispondono che il Carnevale probabilmente costerà di più di quanto verrà pagato dai non residenti con i ticket. L’aumento della sicurezza – “23 steward solo ai varchi d’ingresso”, dice Delconte – porterà per quest’anno un aumento stimato del 20-30 per cento. Il Carnevale l’anno scorso è costato 300mila euro di soldi pubblici. Alla conferenza stampa di presentazione del Carnevale del 31 gennaio, Grison ha detto che “si è arrivati a partecipare a una polemica che con il Carnevale di Muggia non c’entra nulla”. Grison ha spiegato poi l’impegno personale dei muggesani: “Quest’anno contiamo 45mila ore di lavoro in capannone e 30mila euro usciti dalle tasche dei 2000 ragazzi che terranno il 15 febbraio la sfilata”. Quindi no, il Carnevale non è sempre stato gratuito, almeno non per tutti. “Sono settant’anni che qualcuno paga – continua Grison – e pagare 10 euro per la propria sicurezza in sei giorni di manifestazione sono 60 euro. Io nel 2025 ho fatto 160 ore di Carnevale invernale e 80 ore di Carnevale estivo. Ho speso 168 euro per i materiali. Ditemi voi se non ho pagato per il mio Carnevale. Di fronte a queste critiche «da divano» rimane l’amarezza, perché queste persone probabilmente non vengono neanche a vedere la sfilata, ma dicono a noi come fare il nostro Carnevale”. Dunque, è così che sono state organizzate le serate di questo 72esimo Carnevale Muggesano. Se questo è l’anno di rodaggio, il prossimo anno cosa si farà? “Adesso vediamo come va quest’anno – risponde l’assessore Delconte – se funziona questo sistema, lo affineremo. Non c’è nessuna presunzione che sia il migliore di tutti. Tutto è perfezionabile e metteremo a posto quello che non funziona, ma da un punto bisognava partire. Perché, oltre al fatto che non si può fare per legge, nel momento in cui si fa pubblico spettacolo bisogna contare le persone, punto e fine”.
Approfondimento a cura di Aurora Cauter e Lorenzo Degrassi
[a.c.] [l.d.]



