>>>ANSA/ Rubio in tour dai sovranisti Ue, ‘vogliamo partner, non vassalli’ – Altre news
(di Mattia Bernardo Bagnoli)
Il segretario di Stato Usa Marco
Rubio lascia Monaco e vola dagli alleati Maga nell’Est Europa,
prima da Robert Fico, in Slovacchia, e poi da Viktor Orban, in
Ungheria. Il più filoeuropeo dei trumpiani segue insomma i
dettami della Strategia per la Sicurezza americana appena
licenziata, che prevede di curare i rapporti con i movimenti
culturalmente affini così da riportare il Vecchio Mondo sulla
retta via. “Non chiediamo all’Europa di essere vassalla ma
partner, vogliamo lavorare con voi”, ha dichiarato Rubio a
Bratislava.
Parole accomodanti ma, sotto sotto, a margine della
Conferenza sulla sicurezza appena conclusa nella capitale
bavarese sono in tanti, troppi, a chiedersi se di questa
amministrazione ci si possa realmente fidare. Prendiamo l’Alto
rappresentante Ue Kaja Kallas, che da estone è un’atlantista
sfegatata (tant’è vero che, anche a Monaco, ha espresso a più
riprese i suoi dubbi sulle spinte al famoso esercito europeo, a
suo parare incompatibile con la Nato). Ebbene, Kallas si è
sentita in dovere di ribattere al discorso di Rubio
sottolineando che “l’Europa ‘woke e decadente’ non sta vivendo
la cancellazione della sua civiltà, anzi: le persone vogliono
ancora unirsi al nostro club e non solo i connazionali europei,
dato che il 40% dei canadesi esprime interesse all’idea di
entrare nell’Ue”.
Kallas – rispondendo a chi le chiedeva se Rubio, stringi
stringi, non abbia alla fine detto le stesse cose di Vance,
l’anno passato, ma in un modo più potabile per gli europei – si
è mostrata politicamente smaliziata: “Credo che ci fossero
messaggi per noi e messaggi per il pubblico americano,
soprattutto per i suoi elettori”. Come dire, deve lisciare il
pelo alla base trumpiana mentre rassicura gli europei. America
ed Europa, secondo Rubio, sono infatti “interconnesse”, lo sono
state in passato e lo saranno in futuro. “Credo che questo sia
importante”, ha chiosato l’Alto rappresentante. “È chiaro che
non la vediamo allo stesso modo su tutte le questioni, e questo
continuerà a essere vero, ma possiamo lavorare partendo da qui”.
Detto questo, c’è spazio pure per un po’ di orgoglio
blustellato. “Ogni volta che sento critiche all’Europa – è molto
di moda – penso a quale sia l’alternativa. E quando giro per il
mondo vedo che molti Paesi guardano a noi, perché rappresentiamo
ancora certi valori. Poi, venendo da una nazione che è al
secondo posto nell’Indice della libertà di stampa, sentire
critiche da chi è invece al 58esimo è… interessante”.
Rubio, invitato dal sul omologo Juraj Blanar, è il quarto
segretario di Stato Usa a recarsi in visita in Slovacchia dopo
il divorzio con la Repubblica Ceca. Ufficialmente, i temi sul
tavolo sono “la sicurezza, il rafforzamento della cooperazione
bilaterale nel campo dell’energia nucleare e la diversificazione
delle fonti energetiche, la modernizzazione dell’esercito
slovacco e gli impegni nei confronti della Nato”. La Slovacchia
d’altra parte – insieme all’Ungheria – è ancora acquirente di
gas e petrolio russo, in contrasto con quel che predica il verbo
trumpiano (oltre che le indicazioni di Bruxelles).
Il segretario di Stato, sempre da Bratislava, ha inoltre
ribadito che gli Usa non intendono abbandonare la Nato ma
renderla, al contrario, “più forte” tramite un’Europa che si
assume le sue responsabilità. Certo, gli Stati Uniti potrebbero
“spostare delle truppe” ma è “sempre stato così”. Verissimo. Ma
quante e quanto rapidamente sono dettagli non da poco: al
quartier generale alleato, sul punto, si brancola nel buio.
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