Campania

i riti di affiliazione al clan dei ‘Mangianastri’


Il rito della pungitura, tipico delle associazioni mafiose, con il sangue e il santino bruciato. E ancora il tatuaggio con la scritta “Mangianastri” per indicare il clan di appartenenza. Sono le modalità di affiliazione al clan Gagliardi con cui i nuovi affiliati venivano “battezzati” per entrare a far parte del sodalizio.

Il retroscena emerge da alcune intercettazioni confluite nell’inchiesta che ha portato a 21 misure cautelari per i componenti del clan Gagliardi, alias dei Mangianastri, tra cui i nuovi capi, Antonio Bova e Luciano Santoro, entrambi finiti in carcere, con il boss Angelo Gagliardi, indagato e già detenuto, ritenuto il vertice dell’associazione camorristica. E proprio il battesimo di Luciano viene captato dagli inquirenti. Bova commenta il fatto che Santoro non sia “ancora battezzato nella famiglia” e allora gli annuncia che deve essere sottoposto al rito di iniziazione.

“Dobbiamo fare come facemmo con te – dice Bova – ti devo bucare il dito con la spilla, ti devo bucare e ti devo bruciare il santino in mano”. Per gli inquirenti queste dichiarazioni avrebbero avuto la finalità di “irridere” Santoro ma sembra innegabile che vi sia una ritualità tipica delle organizzazioni mafiose.

Le indagini oltre al rito della pungitura hanno anche disvelato come gli appartenenti al clan si facessero tatuaggi come segno di adesione. La scritta non lascia spazio ai dubbi: “Mangianastri”, come il soprannome di Angelo Gagliardi, riconosciuto dagli altri affiliati come il ‘capo dei capi’.


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