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La Russia contro l’Occidente: “Su Navalny fa necropropaganda”

La morte di Alexei Navalny continua a scuotere il panorama politico internazionale. Il Regno Unito e i principali Paesi europei confermano che l’oppositore russo sarebbe stato assassinato tramite un veleno estratto dalla pelle di una rana freccia sudamericana. La Russia, tuttavia, nega questa ricostruzione e rilancia la propria posizione. L’ambasciata russa a Londra, nello specifico, ha definito le accuse come un esempio di quella che ha chiamato “necropropaganda occidentale”, sostenendo che l’Occidente non stia cercando giustizia, preferendo sfruttare la morte di un cittadino russo a fini propagandistici. Secondo il comunicato diramato dalla citata sede diplomatica, la narrazione diffusa dai governi e dai media occidentali rappresenterebbe una vera e propria “beffa della memoria del defunto”, trasformando il caso di Navalny in un simbolo di ostilità verso la Russia, più che in un’indagine seria e imparziale.

La risposta della Russia

La stessa ambasciata russa in Uk ha inoltre paragonato la situazione al caso Skripal, sottolineando presunti “iperaccusatori” e “isteria mediatica” senza prove concrete. La sede diplomatica di Mosca a Londra, in una nota, ha fatto presente che “non vi è alcun motivo di dare credito a tali “risultati” degli “espertì occidentali”. “Come nel caso Skripal, vi sono accuse stridenti, isteria mediatica, zero prove e una serie di domande che gli accusatori preferiscono ignorare. Allora, alla fine, di cosa si è trattato: veleno derivato dalla pelle di una rana sudamericana o Novichok?“, si legge nella nota.

“Ci siamo abituati alla debolezza mentale dei fabulisti occidentali. Ci si deve chiedere che tipo di persona crederebbe a queste sciocchezze su una rana. Ma ciò che davvero sconvolge è il metodo ora preferito dai politici occidentali: la necropropaganda. Non si tratta di una ricerca di giustizia, ma di una beffa nei confronti dei morti”, prosegue ancora l’ambasciata russa. “Anche dopo la morte del cittadino russo, Londra e le capitali europee non riescono a lasciarlo riposare in pace, un fatto che la dice lunga su chi ha istigato questa campagna”, termina quindi il comunicato.

Il caso Navalny si infiamma

Di fronte a queste dichiarazioni, il governo britannico ha mantenuto una posizione ferma e unitaria con i suoi alleati dell’Unione Europea. La Segretaria agli Esteri, Yvette Cooper, ha ribadito come le analisi indipendenti condotte da laboratori europei abbiano confermato la presenza del potente veleno epibatidine nel corpo di Navalny, un agente tossico cento volte più potente della morfina e non reperibile naturalmente in Russia.

Cooper ha descritto la morte di Navalny come un atto premeditato dello Stato russo, evidenziando la capacità di Mosca di compiere “atti di violenza scioccanti” e sottolineando l’importanza della vigilanza europea di fronte a possibili aggressioni future. Il governo britannico ha inoltre suggerito ulteriori sanzioni coordinate contro il governo russo, ribadendo l’importanza della collaborazione internazionale per mantenere pressione politica e diplomatica su Mosca, soprattutto nel contesto della guerra in Ucraina e delle crescenti tensioni con l’Occidente.

Questa vicenda si inserisce in un quadro più ampio di sospette operazioni chimiche e avvelenamenti legati al Cremlino, che hanno segnato la recente storia geopolitica.

Dai casi di Sergei e Yulia Skripal, avvelenati con l’agente nervino Novichok nel 2018 nel Regno Unito, fino alla morte di Alexander Litvinenko, ucciso nel 2006 con polonio-210 a Londra, il modus operandi attribuito alla Russia sembra seguire uno schema di silenziosa e letale repressione dei dissidenti.


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