Puglia

Serena Rossi incanta Bari, show e scherzi “Trimoni”

Standing ovation ieri sera al Teatro Team di Bari, per lo spettacolo di Serena Rossi: SereNata a Napoli, questo il titolo del suo primo show teatrale, è un racconto intimo fatto di musica e parole che nasce da un legame profondo con la sua città.

Serena, in abito bianco, irrompe sul palco come una venere, che leggiadra, timida e poi sfrontata e sicura di sé, volteggia tra le note classiche della musica napoletana. Vuole svegliare Partenope che si è addormenta dopo aver cacciato Ulisse e proprio nella sera che festeggia San Valentino, canta l’amore: quello che fa male, ferisce, allontana ma che in alcuni casi guarisce. Racconta la sua Napoli attraverso leggende, storie personali e testi emozionanti che si intervallano a 18 brani della tradizione napoletana (da Nuttate ‘e Sentimento a Santa Lucia) in un abbraccio che riscalda chi l’ascolta in sala e canta emozionandosi con lei.

Non mancano momenti esilaranti in cui talento, allegria, garbo e raffinatezza si fondono creando un mix che è un portento di brio puro: ringrazia la platea barese per aver sfidato il temporale e aver riempito ben 2056 poltroncine rosse, sulle quali siede anche il parentado di suo marito, l’attore Davide Devenuto, originario di Giovinazzo. Pima dello spettacolo, nelle sue stories su Instagram, Serena ritrae alcuni posti tipici di Bari vecchia: la Vallisa su Piazza del Ferrarese, la Basilica, uno street art riprodotto su di una saracinesca che dice “Some Bari To Love” e infine un piatto gustoso mangiato nel cuore della città, prima di scappare alle prove in teatro.

Tra un pezzo e l’altro, l’attrice e cantante interagisce con la sua band – eccezionale nel sound degli arrangiamenti – appellando i musicisti, scherzosamente, con l’epiteto ‘trimoni’ e lo fa strizzando un occhio al pubblico barese a cui regala un inaspettato momento di ilarità ben sapendo quanto sia noto il termine nel dialetto locale. In scena ci sono le canzoni ma soprattutto le storie, i ricordi, le immagini, emozioni che trasformano Napoli in presenza viva, quasi un personaggio (Partenope). Mentre si muove sul palco, alle spalle della Rossi, scorrono immagini di acquerelli che prendono vita, intervallate da fotografie degli anni 40 rilasciate dall’ Istituto Luce.

Serena Rossi non interpreta Napoli, l’attraversa con la sua voce calda e una presenza scenica elegante e un modo di raccontarsi naturale riuscendo a creare un filo rosso diretto con il pubblico che coinvolge in due momenti: durante la ‘Tammurriata nera’ – ripetuta anche a fine concerto quando le viene chiesto accoratamente il bis, a cui la bella Serena non si sottrae – e ‘Reginella’ un classico napoletano del 1917 che già emozionante nelle parole lo diventa di più attraverso le lucine dei telefonini in sala. Novanta minuti di puro spettacolo che si trasforma man mano un’esperienza poetica e immersiva.




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