Lazio

le associazioni chiedono lo stop. “Scommettiamo sul Tram”

Cantieri in avvicinamento, fondi da non perdere e un centro storico che torna terreno di scontro. Mentre la Tratta T2 della Metro C si prepara – almeno nelle intenzioni – a vedere la luce nel 2026, si riaccende il dibattito su uno dei nodi più delicati del tracciato: la fermata Chiesa Nuova, prevista lungo Corso Vittorio Emanuele II.

A opporsi sono diverse associazioni, con Italia Nostra in prima linea, affiancata da Assoutenti, TrasportiAmo e UTP, che hanno presentato una proposta formale al Campidoglio per chiedere lo stralcio della stazione dal progetto definitivo.

“Meglio il tram del tunnel”

Secondo le associazioni, la fermata Chiesa Nuova rappresenterebbe un intervento «archeologicamente rischioso ed economicamente poco sostenibile».

La loro controproposta punta a rafforzare la tramvia TVA – Termini-Vaticano-Aurelio – come alternativa più leggera e meno invasiva.

Tre i pilastri dell’idea:

  • Risparmio da reinvestire: le risorse liberate cancellando la fermata potrebbero finanziare una tratta tranviaria prioritaria tra Piazza Venezia e Piazza Risorgimento.

  • Tutela del patrimonio: evitare scavi profondi lungo Corso Vittorio ridurrebbe il rischio di intercettare reperti archeologici e limiterebbe l’impatto sui palazzi storici dell’area.

  • Migliore distribuzione dei flussi: il tram, sostengono gli attivisti, garantirebbe una mobilità più capillare in superficie, lasciando alla metropolitana il ruolo di collegare rapidamente i grandi nodi urbani, “saltando” il cuore monumentale.

Una visione che mette al centro la salvaguardia del centro storico e una mobilità meno invasiva.

Il Campidoglio: “Non possiamo fermarci ora”

Di tutt’altro avviso l’Amministrazione. L’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè ha già ribadito la linea della Giunta guidata da Roberto Gualtieri: la fermata Chiesa Nuova resta nel progetto.

Le ragioni sono soprattutto tecniche e finanziarie:

  • Fondi a rischio: modificare il tracciato in questa fase significherebbe, con ogni probabilità, perdere i finanziamenti già stanziati dal Ministero delle Infrastrutture.

  • Nuovi iter e ritardi: una riprogettazione comporterebbe ulteriori autorizzazioni e verifiche, con il rischio di far slittare l’apertura dei cantieri di anni e di aumentare i costi complessivi.

  • Funzionalità della linea: senza la fermata intermedia, il tratto tra Piazza Venezia e l’area di San Pietro sarebbe troppo esteso, riducendo l’efficacia del servizio nel pieno centro.

Un equilibrio difficile

La partita su Corso Vittorio diventa così un banco di prova politico e culturale: da un lato la necessità di modernizzare il sistema dei trasporti di Roma, dall’altro la tutela di un patrimonio unico al mondo.

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.

Scrivi un commento


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »