Sardegna

Morte del giovane medico di base a Nuoro, il sindacato: “Ritmi insostenibili” – Cagliaripad.it

Il Sindacato Medici Italiani della Sardegna esprime “profondo dolore e sgomento” per la tragica scomparsa del giovane medico di medicina generale di Nuoro,Riccardo Ferrarelli. In una nota il sindacato sottolinea come si tratti del secondo medico di base morto nel giro di pochi mesi, riferendosi anche alla morte della dottoressa Maddalena Carta.

“Due giovani professionisti, due vite spezzate, due colleghi che ogni giorno svolgevano con dedizione l’oneroso compito di prendersi cura di una grossa fetta della collettività”, scrivono i medici. “Questo è il tempo del lutto, del silenzio e del cordoglio e più di tutto è il tempo del rispetto”.

Il sindacato denuncia però anche un problema più ampio legato alle condizioni lavorative dei medici di famiglia. Secondo quanto riportato, la figura del medico di medicina generale viene ormai percepita solo come “erogatore di una prestazione essenziale”, perdendo il riconoscimento della propria dignità personale.

“La morte del giovane collega avrebbe dovuto essere raccontata per ciò che è: un evento tragico che impone rispetto e nel contempo induce alla riflessione sulle condizioni in cui oggi operano i medici di medicina generale, considerando che il carico lavorativo potrebbe aver contribuito a comprometterne le condizioni di salute fisica e psichica”.

Tra le criticità evidenziate: ritmi di lavoro definiti “insostenibili”, carichi assistenziali crescenti, carenza di personale, burocrazia opprimente, responsabilità sempre più ampie e mancanza di supporti organizzativi.

“Operiamo spesso in solitudine, con liste di pazienti sempre più numerose e con un sistema che scarica su di noi funzioni e incombenze senza adeguate tutele”, si legge ancora nella nota.

Per il Sindacato Medici Italiani, la morte di due giovani colleghi in un periodo così breve deve rappresentare un campanello d’allarme. “Non è accettabile che chi si prende cura della collettività sia lasciato solo, senza strumenti, senza reti di supporto e senza condizioni di lavoro sostenibili”.

E concludono: “Oggi è il tempo del lutto. Ma da domani dovrà essere il tempo delle risposte”.

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