Consulenza tecnica, 11mila ingegneri dopo vent’anni chiedono un ritocco dei compensi
Dare un riconoscimento maggiore alle competenze dei consulenti tecnici. Iniziando a pensare a questa come una specializzazione della professione, da coltivare anche attraverso percorsi di universitari e di formazione dedicati. E agendo con forza sulla leva dei compensi, fermi ormai da un ventennio. Sono solo alcuni dei temi emersi a Roma nel corso della prima giornata dell’Ingegneria forense, organizzata dal Consiglio nazionale degli ingegneri e, soprattutto, dal vicepresidente vicario del Cni, Carla Cappiello.
Perrini: «Competenze su due livelli»
Il presidente del Cni, Domenico Perrini ha aperto i lavori sottolineando come «l’ingegneria forense è la disciplina che applica i principi e i metodi tecnici dell’ingegneria alla soluzione di problemi tecnici, prevalentemente in ambito giudiziario». Si tratta di «una professione che richiede competenze specifiche basate non solo sulla conoscenza tecnica dell’argomento affrontato ma anche sulle procedure adottate». Ed è proprio questo doppio binario, tecnico e giuridico, che è stato al centro della giornata.
Quasi 11mila ingegneri al lavoro
In questo ambito lavorano migliaia di ingegneri. «Secondo quanto riportato nell’elenco nazionale dei consulenti tecnici d’ufficio, negli albi istituiti presso i singoli tribunali risultano iscritti 58.514 consulenti, di cui 10.957 sono ingegneri iscritti all’ordine». Per tutti loro la remunerazione resta «una nota dolente», dal momento che le loro prestazioni sono compensate attraverso un decreto del 2002, che non viene aggiornato «da oltre vent’anni».
Cappiello: «Funzione essenziale ma invisibile»
Temi condivisi anche dall’intervento di Carla Cappiello: «Quando una struttura crolla, quando un impianto cede, quando un incendio devasta, i fatti lasciano tracce che solo chi possiede una formazione tecnica rigorosa è in grado di leggere, interpretare e restituire in forma intellegibile a chi deve decidere. È un compito che richiede competenze doppie: bisogna conoscere la scienza, certamente, ma bisogna anche conoscere le regole del processo, il valore della prova, il peso delle parole in un’aula di tribunale. Eppure questa funzione così essenziale resta largamente invisibile nel dibattito pubblico».
Patrimonio che si assottiglia
Per Cappiello, però, «siamo di fronte a un patrimonio di competenze che si sta assottigliando, e in alcune realtà territoriali la situazione è già critica. Al Tribunale di Belluno, per fare un esempio concreto, gli ingegneri iscritti all’albo sono 16, di cui 3 periti. Sedici professionisti per coprire tutte le specializzazioni tecniche che un tribunale può richiedere. Mi chiedo, e chiedo a voi: quale rotazione effettiva è possibile con questi numeri? Quale garanzia di scelta ha il magistrato?».
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