Umbria

Osservatorio Camera di Commercio, 16mila assunzioni tra febbraio-aprile: “Umbria sopra media nazionale”


Sono 16.820 le probabili assunzioni previste dalle imprese umbre per questa prima parte del 2026; secondo la Camera di Commercio, si tratta di 1.280 unità in meno, pari al -7,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La flessione esiste, ma risulta nettamente più contenuta rispetto al dato nazionale. In Italia il calo nel trimestre raggiunge il -18,5%, equivalente a quasi 96mila assunzioni in meno. I segni negativi sono diffusi in quasi tutte le regioni, con poche eccezioni concentrate nel Nord-Ovest. L’Umbria mostra dunque una tenuta relativa. La programmazione si riduce, ma non si contrae in modo brusco. È un segnale di prudenza più che di arretramento, in un contesto economico che resta incerto e selettivo.

“I numeri confermano – ha spiegato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria – che il lavoro straniero non è un fenomeno marginale, ma una componente strutturale del nostro sistema produttivo. Se quasi quattro imprese su dieci che assumono prevedono ingressi di personale immigrato e una assunzione su quattro riguarda lavoratori esteri, significa che la competitività dell’Umbria passa anche dalla capacità di attrarre e integrare competenze. Allo stesso tempo, il 51,6% di profili difficili da reperire ci dice che il vero nodo è l’incontro tra domanda e offerta. La tenuta di febbraio e la flessione più contenuta rispetto al dato nazionale indicano prudenza, non arretramento. Ora serve rafforzare formazione, orientamento e politiche attive, perché in una regione che invecchia il capitale umano è la prima infrastruttura su cui investire”.

Un’assunzione su quattro riguarda personale straniero

Se si passa dal numero di imprese al volume delle assunzioni programmate, la fotografia resta coerente. Nel 2025 in Umbria sono state previste 17.660 assunzioni di lavoratori stranieri, pari al 25,2% del totale. In altri termini, un’assunzione su quattro riguarda personale immigrato. Anche in questo caso la regione supera la media nazionale, ferma al 23,4%, e si colloca al nono posto nella graduatoria per incidenza delle assunzioni di stranieri sul totale.

L’Umbria non guida la classifica, ma si muove nella fascia medio-alta. Il lavoro straniero non è una soluzione residuale, bensì una componente ordinaria della domanda. Non riguarda solo mansioni operative o stagionali: in diversi comparti la richiesta si estende a figure tecniche e professionali con competenze specifiche, segno di un fabbisogno distribuito lungo l’intera catena produttiva. Un elemento spesso sottovalutato è la difficoltà di reperimento. Anche per il personale straniero le imprese segnalano criticità, seppure in misura generalmente inferiore rispetto ai lavoratori italiani. La tensione tra domanda e offerta attraversa l’intero mercato del lavoro e segnala un disallineamento persistente tra competenze disponibili e profili richiesti.


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