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Ella Mai – Do You Still Love Me?: Storie d’amore al cioccolato amaro :: Le Recensioni di OndaRock

Parlando per numeri, il panorama r&b anglofono ha certo subìto una possente SZA-ficazione negli ultimi tempi – impossibile non notarne l’influenza su qualunque playlist a tema o tra i ranghi di un reggimento di cantanti dedite a riproporre questo stile morbido e anodino, cantato “in corsivo” come piace dire ai giovani in Rete. Eppure, prima di SZA e dei clamori ricevuti con “Ctrl” e l’esplosione in streaming di “SOS”, c’era stata la londinese Ella Mai Howell; correva il 2017 quando “Boo’d Up” e “Trip”, due singoli estratti dall’Ep “Ready”, mettevano le gambe su ambo i lati dell’Atlantico, cementandosi come piccoli ma pervasivi inni generazionali per milioni di ragazzine. Autrice gentile dalla voce morbida ed eternamente sotto controllo, Ella faceva perno già ai tempi su una presenza cool e distaccata spiccatamente made in Uk come da tradizione di Des’ree, Caron Wheeler, Gabrielle e Shaznay Lewis, avvolta però da una moderna nube digitale di tastiere e rullanti trap.
Quasi un decennio più tardi Ella è ancora in attività e con “Do You Still Love Me?”, terzo album in carriera edito tramite l’etichetta di Dj Mustard, qui anche in veste di produttore, continua la propria strada come se là fuori non fosse successo niente. Strategia vincente? Dipende.

Impossibile non notare una certa cura su queste quattordici jam di r&b vellutato e confessionale, intonato da Ella con l’attitudine di una sorella maggiore che ne ha già viste tante – ecco un elegante filo di piano e archi su “There Goes My Heart”, poi due singoli pacatamente efficaci come “100” e “Little Things”, i felpati rintocchi di basso su “Outside” e l’interpolazione di una vecchia hit delle Destiny’s Child su “Tell Her”, brano quest’ultimo che più di tutti cattura l’essenza lirica dell’autrice.
Ma lungo tre quarti d’ora l’ascolto insiste su uno sfiancante susseguirsi di ballate al passo, senza uno scossone o un momento topico oltre la media. “My Mind”, “Somebody’s Son”, “Bonus”, “Might Just”, “Chasing Cirlces” e la breve idea gospel del finale “No Angels” sono tutte variazioni sul solito canovaccio melodico-produttivo, con Ella che interpreta senza donare niente di particolare.
Certo, viviamo in tempi social un po’ cinici e distratti, ma per portare avanti un album lento e monocromatico come “Do You Still Love Me?” ci vorrebbe almeno un profilo pubblico intrigante, come appunto SZA o anche Teyana Taylor, quest’ultima già saggiamente reinventatasi come attrice. Ella, invece, mantiene una vita sobria lontana dai rotocalchi, che sicuramente giova alla salute – nel 2024 ha avuto il suo primo figlio assieme al compagno Jayson Tatum, giocatore dell’Nba – sta di fatto che la curiosità latita, se la penna in studio scrive le solite cose.

Non è dunque un caso se, nonostante un album ancora “alla moda”, Ella Mai e le sue storie di vita quotidiana siano tornate nelle retrovie dell’industria. L’ascoltatore distratto potrebbe pensare di trovarsi di fronte a un’ennesima imitazione di SZA perché, al netto di chi sia arrivata per prima, la minestra ancora non vuol cambiare sapore. Possiamo parlare anche di Amber Mark, nome forse più pertinente per descrivere “Do You Still Love Me?”, se proprio vogliamo insistere sull’idea di produzioni dense e vellutate, sta di fatto che manco quest’ultima riesce a bucare oltre il proprio pubblico d’elezione, a riprova certo di un mercato difficile, ma anche di una mancanza di fantasia che purtroppo non convince nemmeno la critica indipendente.
Che poi prima di tutte c’era stata Jhené Aiko, autrice nel 2014 di “Souled Out”, tutt’oggi tra i migliori esempi di questo filone r&b al femminile grazie a un rarissimo e inimitato equilibrio tra melodia e materia elettronica. Con mano elegante ma fin troppo cauta, Ella Mai al momento reitera solo se stessa, ed è difficile scoprirsi ancora innamorati.

11/02/2026




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