Toscana

Aderiamo alla manifestazione del 15 febbraio


Riceviamo e pubblichiamo dall’associazione Pronto Donna di Arezzo.

“L’associazione Pronto Donna di Arezzo, presente sul territorio da oltre trent’anni per contrastare la violenza contro le donne, aderisce alla mobilitazione nazionale e alla giornata di manifestazione diffusa per il 15 febbraio, organizzata da DiRe, il coordinamento nazionale dei centri antiviolenza”.

L’associazione si schiera così contro “la recente proposta di modifica del reato di violenza sessuale, così come approvata dalla Commissione Giustizia del Senato che ha stravolto il voto bipartisan della Camera dei Deputati eliminando la parola consenso che, sola, può escludere il reato di violenza sessuale. La modifica che cancella la parola consenso, sostituendola con dissenso, è voluta da una cultura maschilista e patriarcale. La donna, per essere creduta, deve provare di aver espresso un chiaro dissenso, comprensibile dal suo stupratore. Non si tratta solo di una questione lessicale: è una questione culturale con precise conseguenze processuali per le donne vittime di stupro. Come sempre da quando in questo Paese si discute di stupro. Vent’anni ci sono voluti per cambiare il Codice Rocco, che poneva il reato di stupro tra i delitti contro la morale e non contro la persona. Dopo trent’anni dal 1996, quando si parla di stupro, la cultura patriarcale difende ancora se stessa e il suo potere dall’autodeterminazione della donna. Per questo fa paura l’espressione consenso. Questo significa che la vittima, per essere creduta, dovrà incarnare il modello della vittima perfetta, come la definisce la giudice Paola Di Nicola Travaglini. La vittima perfetta deve portare sul corpo ben visibili i segni della violenza, perché solo così il suo dissenso può essere constatato e provato; ciò vuol dire: ferite, ematomi, indumenti strappati, lesioni alle parti intime, perché solo se si è fatta ridurre così, potrà, forse, essere creduta, in quanto ha lottato strenuamente contro il suo aggressore. Una vittima perfetta deve dimostrare che ha detto no fino a pagare caro il suo rifiuto. Altrimenti, se non ha urlato e le urla non sono state sentite, se non è ferita, non è una vittima riconoscibile. La sua vita privata sarà passata al vaglio e ancora una volta si troverà sul banco degli accusati. Questo perché alla base di tutto c’è la convinzione atavica che i corpi delle donne siano prede per i maschi e la presunzione che, in mancanza di esplicito dissenso, riconoscibile per lo stupratore, i corpi delle donne siano a disposizione. In altri termini, il modello che questa scelta politica trasmette è quello di una sessualità maschile predatoria, segno inequivocabile del potere maschile, che dà per scontata la disponibilità/accessibilità sessuale delle donne, nella quale tanti uomini non si riconoscono, ritenendola perfino ridicola e umiliante. Tutte le donne sanno che la violenza sessuale non è un’incomprensione né un errore di comunicazione: è esercizio di potere, oppressione e controllo, e per la vittima sudditanza e paura. Per questo l’esperienza del nostro centro antiviolenza ci dà la sicurezza di affermare che questa modifica potrà solo peggiorare la situazione e rendere i processi per stupro, già così faticosi e umilianti per le donne, ancora più difficili da affrontare per chi ha già vissuto l’orrore della violenza, come ha ben affermato Cristina Carelli, presidente nazionale dei centri antiviolenza Di Re, coordinamento nazionale al quale aderisce anche Pronto Donna. Il testo approvato dalla Commissione Giustizia, infatti, è un clamoroso passo indietro rispetto ai parametri interpretativi della Corte di Cassazione, della Convenzione di Istanbul, della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a cui l’Italia deve uniformarsi, come prescrive l’art. 117 della Costituzione. Pertanto, la modifica dell’art. 609 bis c.p. o va nella direzione secondo cui il reato sussiste sempre quando manca il consenso, oppure non ci dovrà essere nessuna modifica. La proposta votata è di molto peggiorativa dell’esistente, in quanto lascia uno spazio enorme alla giustificazione della violenza sessuale e renderà molto più difficile per le donne accedere alla giustizia: si pensi che ad oggi il 93% delle vittime di violenza sessuale non denuncia. Ci appelliamo alle donne, agli uomini, alla società civile, alla politica di esprimere la loro adesione a questo manifesto per una cultura del rispetto nelle relazioni, della dignità della donna e della sua autodeterminazione”.

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