Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Chet Faker, Charli XCX, Howling Bells (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore ?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

CHET FAKER – “A Love for Strangers”
[BMG]indie-pop

“A Love for Strangers” è una reinvenzione completa per Nick Murphy. Il suo primo disco come Chet Faker in quattro anni espande il suo sound precedentemente consolidato in nuove direzioni emozionanti, con sassofoni lunari che richiamano artisti leggendari come Prefab Sprout e Blue Nile, nonché il pop ricco e carico di breakbeat del classico “White Ladder” di David Gray. In queste 12 canzoni Murphy riflette sul dolore e l’incertezza su vasta scala, ponendo domande su come ci relazioniamo gli uni con gli altri, esaminando i modi in cui falliamo nel farlo e trasmettendo un necessario senso di speranza quando si tratta di riparare i nostri rapporti con il mondo che ci circonda.

CHARLI XCX – “Wuthering Heights”
[Atlantic]indie-pop

“Wuthering Heights” è l’album di Charli xcx scritto per l’attesissimo film di Emerald Fennel “Wuthering Heights”, con Margot Robbie e Jacob Elordi.

HOWLING BELLS – “Strange Life”
[Nude Records]indie-rock

Gli Howling Bells tornano con il loro primo nuovo album dopo oltre un decennio. La versione ipnotica dell’indie-rock del trio australiano si è sempre distinta dal resto e rifletteva la loro unione indissolubile. Un mix equilibrato di romanticismo dai toni seppia e rock’n’roll grintoso. Realizzato insieme al collaboratore di lunga data Ben Hillier, in veste di produttore, “Strange Life” è un album che sfrutta la prospettiva musicale unica che ha attirato l’attenzione del mondo della musica sin dai loro esordi, ma la traspone su un’esperienza di vita più ampia. “Strange Life” è allo stesso tempo familiare e nuovo; un disco che si svelerà come un vecchio amico ai fan di lunga data, parlando un linguaggio che solo l’esperienza conquistata a fatica e qualche giro in più intorno al sole possono comprendere. Sarà anche una vita strana e un mondo bizzarro, ma suona meglio con il ritorno degli Howling Bells.

ASGEIR – “Julia”
[One Little Independent Records]indie-pop

Nel suo quinto album in studio, “Julia”, il cantautore islandese Ásgeir entra in un territorio intrigante e inesplorato. Dopo anni passati a collaborare con traduttori come John Grant e a lavorare con le poesie di suo padre, Einar Georg Einarsson, Ásgeir ha scritto i testi da solo per la prima volta nella sua lunga e celebrata carriera. Il risultato è un lavoro profondamente contemplativo, intriso di nostalgia, in cui Ásgeir medita sui rimpianti del passato e sulle speranze per il futuro, guidato dallo spettro del personaggio che dà il titolo all’album. “Julia” segna un cambiamento non solo verso l’autosufficienza lirica, ma anche verso una franchezza catartica, con canzoni che non solo sono eseguite in modo squisito, ma anche vissute. “È stata la prima volta che ho scritto i testi completamente da solo“, racconta. “È stato spaventoso. Sto ancora cercando di trovare me stesso in questo. Ma ho cercato di aprirmi e ho imparato molto attraverso questo processo, che è stato sicuramente terapeutico per me“.

PONY – “Clearly Cursed”
[Take This To Heart Records]indie-pop-rock

Contemplare il potenziale esorcismo di una maledizione che dura da tutta la vita non è mai stato così dolce. I PONY tornano con “Clearly Cursed”, un album che sfida le previsioni di una sensitiva e trasforma il loro grunge pop in un potenziale pienamente realizzato. Come spiega Sam Bielanski il disco è direttamente ispirato alla loro prima visita da una sensitiva all’età di 21 anni. “Mi ha letto i tarocchi e mi ha detto che il mio ragazzo mi tradiva“, racconta Bielsanki. “Era vero. Mi ha anche detto che ero posseduta da uno spirito oscuro che avrebbe potuto facilmente scacciare se le avessi pagato 1500 dollari. Ovviamente era fuori dal mio budget, quindi me ne sono andata e ho deciso che avrei dovuto convivere con questo spirito oscuro per il resto della mia vita”. Il sound prende il loro caratteristico power pop scintillante e aggiunge influenze come The Cure, The Jesus and Mary Chain, Caroline Polachek, Janet Jacket

sanand

SANANDA MAITREYA – “SMNUK’25 !”
[TreeHouse Publishing]indie-rock, soul, blues, R&B

Dopo l’acclamato tour nel Regno Unito del 2025, accolto con grande entusiasmo ed enfasi dalla critica, Sananda Maitreya pubblica domani un disco live che immortala il suo ritorno sui palchi UK. Registrato in Inghilterra nell’ottobre e novembre 2025, con la partecipazione della sua live band The Sugar Plum Pharaohs. Il live album “SMNUK’25 ! – Shepherd’s Pie” è composto da 29 tracce ed diviso in 3 volumi ed è un viaggio nell’eclettico e trascinante repertorio musicale di Sananda. Il disco comprende sia una selezione di brani dall’ultimo studio album “The Pegasus Project: Pegasus & The Swan” del 2024 ai titoli precedenti fino a “Angels & Vampires” e “WildCard !”, sia i brani storici dei suoi primi 4 indimenticabili studio albums.

GOGOL BORDELLO – “We Mean It, Man!”
[Casa Gogol]alt-rock, punk, world-music

Per questo nuovo album dei Gogol Bordello, il cantautore Eugene Hutz ha deciso di fondere trame post-punk con il gypsy-punk libero e spensierato dei Gogol Bordello. Per raggiungere questo obiettivo, ha scelto di lavorare con il team di produzione composto da Nick Launay (Gang of Four, Yeah Yeah Yeahs, Idles) e Adam “Atom” Greenspan (Nick Cave, Idles, Flogging Molly). Insieme alla sua band di lunga data, hanno realizzato dodici brani super incisivi e ricchi di ritornelli micidiali. Questo è l’album e il messaggio politico di cui il mondo ha bisogno ora.

MOMOKO GILL – “Momoko”
[Strut]elettronica

Strut presenta l’album di debutto della produttrice, autrice e polistrumentista Momoko Gill. Reduce dalla collaborazione acclamata dalla critica con Clay, registrata con l’artista elettronico di culto Matthew Herbert, Momoko fa il suo primo passo da solista con il suo straordinario album di debutto. Momoko è stata a lungo uno dei segreti meglio custoditi della scena elettronica e jazz britannica. Con “Momoko”, Gill emerge sotto i riflettori con un album che è interamente suo. In tutto il disco si possono sentire le influenze stilistiche di musicisti jazz, cantautori, artisti sperimentali e produttori elettronici. Gill rifiuta però l’imitazione, scolpendo il suo sound attraverso il feeling e l’espressività piuttosto che la tradizione.

WOULD-BE-GOODS – “Tears Before Bedtime”
[Skep Wax]indie-pop

“Tears Before Bedtime” è il nuovo brillante album dei Would-be-goods, la band pop avventurosa di Jessica Griffin. Sin dal loro album di debutto cult del 1988, “The Camera Loves Me”, pubblicato dalla leggendaria él Records, hanno tracciato un percorso musicale attraverso il pop indie chitarristico, con un tocco garage band e incursioni in altri territori – glam rock, tango, chanson francese. Il risultato è unico e senza tempo. Le canzoni di “Tears Before Bedtime” bilanciano delicatezza e potenza. Le perfette melodie pop sono interpretate dalla voce splendida e peculiare di Jessica. I suoi testi sono intelligenti e ironici, malinconici e spiritosi. Ogni canzone racconta una storia, accompagnandoci in un viaggio attraverso lo spazio e il tempo, dalla Belle Époque parigina a un caffè per motociclisti della Londra degli anni ’60, da una riva del fiume nell’antica Grecia alla camera da letto di un adolescente degli anni ’70.

CELESTIAL BUMS – “Minutes From Heaven”
[We Were Never Being Boring Collective]psichedelia, shoegaze

“Minutes From Heaven” segna il capitolo più intimo e istintivo del viaggio dei Celestial Bums di Barcellona: un album profondamente personale scritto non per ambizione o strategia, ma per necessità. Queste canzoni, scritte tra gennaio 2023 e la primavera del 2024, sono emerse durante un periodo di profonda trasformazione per il compositore, cantante e chitarrista della band Japhy Ryder, la cui evoluzione personale è sempre stata il motore creativo del progetto. Il risultato è un lavoro che appare vulnerabile ma espansivo, spontaneo ma luminoso: il tentativo più vicino che i Celestial Bums abbiano mai fatto di catturare il loro mondo interiore in tempo reale. “Minutes From Heaven” segna un deliberato ritorno all’immediatezza, all’istinto e all’identità. È il lavoro più fresco e spontaneo della band dal loro omonimo album di debutto del 2010, ma questa volta arricchito da un decennio di esperienza.

THE HELLACOPTERS – “Cream Of The Crap! Collected Non-Album Works • Volume 3”
[Nuclear Blast]hard-rock

“Cream Of The Crap! Collected Non-Album Works • Volume 3″ è il tanto atteso seguito di una serie di raccolte di rarità iniziata nel 2002 che combina materiale proveniente da una miriade di singoli, EP e compilation. Le 24 tracce presenti in questo set sono state originariamente pubblicate tra il 1995 e il 2004 e includono brani originali come “Disappointment Blues”, “Freeway To Hell”, “Doggone Your Bad-Luck Soul” e “Long Gone Losers”, oltre a numerose cover di brani dei Motörhead, Wilson Pickett, MC5, Smokey Robsinson, Alice Cooper, Ramones, Nomads e Adam West – il cui cantante Jake Starr ha scritto le note di copertina di questa pubblicazione – e molti, molti altri. Compilato meticolosamente da Robert Eriksson, trasferito dai nastri master e dai vinili da Henke Jonsson e rimasterizzato per la massima fedeltà audio da Magnus Lindberg, il disco presenta con orgoglio una straordinaria collezione di incredibile rock’n’roll ad alto numero di ottani in questa edizione doppia in vinile e CD della durata di oltre 75 minuti.

THE BEACH BOYS – “We Gotta Groove – The Brother Studio Years (Super Deluxe Edition)”
[capitol]pop

“We Gotta Groove: The Brother Studio Years”, un cofanetto di 3 LP + 3 CD con 73 brani che copre le sessioni in studio dal 1974 al 1977. Il cofanetto include 35 brani inediti e 22 nuovi mix. Il primo disco contiene una nuova rimasterizzazione del capolavoro anticonformista di Brian Wilson, “Love You” del 1977, insieme a brani scartati dalle sessioni. Il secondo disco offre brani originariamente destinati al seguito abbandonato di “Love You”, il molto piratato “Adult/Child”, insieme a basi musicali e outtakes vari del periodo. Il disco finale comprende nuovi mix di una serie di brani tratti da “15 Big Ones” del 1976, insieme a outtakes e basi musicali, oltre a mix alternativi e demo di “Love You”.

CONGRATULATIONS – “Join Hands”
[Bella Union]alt-rock

“Join Hands” è un album fuzz-pop caotico e disordinato, il disco di debutto del colorato quartetto alt-rock di Brighton Congratulations. Attraverso i suoi 10 brani concentrati, il disco tratta la musica rock con irriverenza e totale mancanza di serietà. Combinando i lavori in corso dei principali autori della band, il bassista Greg Burns e il chitarrista Jamie Chellar, con alcuni scarti risalenti a diversi anni prima della nascita della band, tutti i membri dei Congratulations hanno collaborato per affinare e arricchire queste canzoni con performance vigorose e arrangiamenti ricchi di idee e colore. Melodie pop spudorate si scontrano con le chitarre frastagliate e distorte di Jamie, il rombo del basso fuzz di Greg, i ritmi elettronici schiaccianti e un miscuglio di synth e campionamenti relativamente nuovi nella tavolozza sonora della band.

CARDINALS – “Masquerade”
[So Young Records]indie-rock

Gli acclamati Cardinals annunciano il loro attesissimo album di debutto “Masquerade”. In uscita per l’etichetta discografica So Young Records, l’album di dieci brani è stato registrato con il produttore Shrink presso i RAK Studios di Londra durante l’estate. È un disco che è allo stesso tempo grandioso e intimo, intriso di romanticismo e immagini sacre, e soprattutto è l’inequivocabile realizzazione della promessa innata che la band ha mostrato sin dai suoi esordi. Si tratta di brani emotivamente espansivi, alcuni ribollenti di violenza, cinismo o fervido malcontento e altri che brillano di una vulnerabilità dagli occhi lucidi. Una prima parte vivida contrasta con una seconda più cupa, creando un disco con un lato A e un lato B ben distinti. Un cenno all’amore collettivo della band per il vinile, quel cambiamento di tono prende spunto da una varietà di influenze prevedibili e imprevedibili, dalla fragile onestà del folk al melodramma teatrale del goth-rock.

MIDDLEMAN – “Following The Ghost”
[Wipe Out Music]alt-rock

È difficile trovare la propria strada seguendo il fantasma“, canta Noah Alves nella traccia che dà il titolo all’album di debutto dei Middleman, mentre la band esplora il tema di come essere incatenati al passato possa ostacolare lo slancio verso il futuro. Questo crea un’emozionante dualità nel primo LP della band londinese composta da Alves, Harper Maury, Rory White e Ted Foster. Sono tutti giovani, tra i venti e i venticinque anni, e molto concentrati sul presente, sfruttando un’energia, un’urgenza e una crudezza che sembrano fresche, vive e visceralmente presenti. Tuttavia, è anche chiaro che c’è un profondo amore per la musica che è stata fatta prima che nascessero: l’assalto teso e nervoso dei Mission of Burma; la carica roca ma melodica dei The Replacements; il punk pionieristico dei Wipers, arricchito dai momenti più sobri e teneri dei Big Star o di Neil Young. Il risultato è una bellissima dicotomia di un disco che rende omaggio alla ricca tradizione musicale di cui la band fa parte, resistendo al contempo alla tentazione di farsi risucchiare in un vicolo cieco di nostalgia, mitologia e riciclaggio di glorie passate.

ANGEL DUST – “Cold 2 The Touch”
[Run For Cover Records]indie-punk-rock

Non esiste nessun altro gruppo come gli Angel Du$t. Infatti, questo gruppo unico nel suo genere si distingue dagli altri proprio per la sua originalità. Quindi, se è ovvio che gli Angel Du$t non sono come nessun altro, allora come sono? Sono innovatori all’avanguardia che abbattono i confini tra i generi musicali o uno degli ultimi autentici gruppi rock? Sono l’incarnazione della forza bruta o sperimentatori sinceri? Sono la versione hardcore di una band indie o è il contrario? Potreste porvi questo tipo di domande mentre ripercorrete l’intera carriera decennale degli Angel Dust, ma il nuovo album della band, “Cold 2 The Touch”, suggerisce che forse non è poi così complicato. O, come dice il cantante e mente del gruppo Justice Tripp: “Gli Angel Du$t sono rock & roll“. “Cold 2 The Touch” cattura questo semplice concetto meglio che mai. I 26 minuti di musica eclettica e incisiva rendono chiaro che gli Angel Du$t non possono essere racchiusi nei confini di sottogeneri ristretti e che un termine elementare come rock & roll potrebbe effettivamente calzarli a pennello. Questo è l’album più apertamente feroce della band da tempo, un mix di riff duri e grandi ritornelli che si abbinano perfettamente all’esistenzialismo schietto di Tripp.

REMEMBER SPORTS – “The Refrigerator”
[Get Better Records]indie-rock

I Remember Sports hanno sempre dato l’impressione di essere una band in movimento, alla ricerca di un’emozione, alla ricerca l’uno dell’altro, a volte in fuga da se stessi. Negli ultimi dieci anni si sono costruiti un seguito fedele grazie a concerti intensi, canzoni emotivamente sincere e un sound in continua evoluzione. Il loro nuovo album, “The Refrigerator”, cattura l’energia caotica e catartica della trasformazione. Scritto all’indomani della pandemia, il disco è plasmato dal dolore, dall’incertezza e da un profondo amore per la musica e l’amicizia. Le canzoni lottano con l’identità, la memoria e la crescita, bilanciando la catarsi ribelle con la tenerezza e la riflessione. Per la prima volta, la band ha prodotto l’album da sola, affidandosi completamente all’intuizione e alla fiducia mentre sperimentava nuove texture e dinamiche. Il risultato è un documento vivido e carico di emozioni sulla sopravvivenza, un album sul diventare, sul dare spazio sia alla gioia che alla perdita, e sul ritrovare la strada per tornare a se stessi attraverso il suono, la cura e la connessione.

LUCY KRUGER & THE LOST BOYS – “Pale Bloom”
[Unique]alt-rock

A differenza dei precedenti album dei Lost Boys, prodotti in un momento specifico, “Pale Bloom” è nato lentamente, cercando di sospendere un mito della creazione nell’ambra: una storia delle origini antica e complessa, ricca di mistero e metafore, che non cerca né chiarimenti né conclusioni.

CONVERGE – “Love Is Not Enough”
[Deathwish]metal-hardcore

Per oltre trent’anni, i Converge hanno offerto una catarsi musicale ed emotiva, anteponendo lo scopo alla percezione e l’intento all’interpretazione. Che si tratti del loro album storico del 2001 “Jane Doe” o della collaborazione del 2021 “Bloodmoon: I” con Chelsea Wolfe, hanno creato alcune delle musiche, dei testi e delle arti visive più avvincenti del XXI secolo. In questo periodo, poche band hanno avuto un impatto maggiore sull’immaginario underground. Sembra improbabile che chiunque abbia fatto musica per così tanto tempo possa creare uno dei suoi lavori migliori per il suo undicesimo album, nel suo trentacinquesimo anno di carriera. Eppure “Love is Not Enough” potrebbe essere l’apoteosi del viaggio decennale dei Converge attraverso il microcosmo punk, hardcore e metal. Quello che il cantante/paroliere Jacob Bannon, il chitarrista/produttore Kurt Ballou, il bassista/cantante Nate Newton e il batterista Ben Koller hanno creato è una dichiarazione artistica stridente sul tumulto della vita che affina le loro forze collettive fino a renderle taglienti come lame.

THE DAHMERS – “Creature Feature”
[Eerie Sounds]garage, punk-rock

“Creature Feature” è un album melodico, gotico e irresistibilmente accattivante, concepito come un’esperienza di ascolto completa piuttosto che come una raccolta di canzoni. Ogni brano segue il proprio percorso mentre i The Dahmers esplorano temi di oscurità, malinconia e alienazione, rendendo omaggio al cinema slasher e giallo degli anni ’70 e ’80. L’album presenta anche storie di un fachiro svedese, culti, ratti e creature extraterrestri: una celebrazione della cultura trash, degli emarginati e dei disadattati, accompagnata dai cori pop tipici della band. Il cantante Christoffer Karlsson spiega: “Il nostro obiettivo è stato quello di spingere ed evolvere il nostro sound senza perdere la nostra essenza colorata. Vogliamo che l’album sia edificante e escapista, qualcosa che trasporti gli ascoltatori in un altro luogo e li faccia dimenticare il mondo per un po’“.

HEMLOCKE SPRINGS – “The apple tree under the sea”
[Good Luck Have Fun Records]alt-pop

“The Apple Tree Under the Sea”, l’album di debutto dell’artista alt-pop emergente Hemlocke Springs, segna un nuovo entusiasmante capitolo per la cantautrice e produttrice. Si tratta di un concept album febbrile in cui la nostra eroina intraprende un viaggio alla scoperta di sé stessa, che la costringe ad affrontare il caos e la repressione del suo passato per rivendicare la vita piena e liberatoria che un tempo non sapeva nemmeno fosse possibile. In tutto il progetto, Hemlocke mostra il suo talento compositivo più audace e la sua voce più giocosa, mentre co-produce “The Apple Tree Under the Sea” con il suo stretto collaboratore BURNS (Lady Gaga, Britney Spears, Charli xcx).

SANTACHIARA – “Minimarket”
[Suonivisioni/Believe]indie-pop

Un concept che oscilla tra riflessione sociale e ricerca sonora. Santachiara con “Minimarket” trasforma l’esperienza quotidiana in arte totale trasformando il suo album in più di un semplice disco, si tratta di un progetto concettuale che parte da una riflessione critica sull’iper-mercificazione della vita e della musica contemporanea, per trasformarla in un gesto poetico e partecipativo.
Il cuore del progetto batte in un luogo preciso: il piccolo negozio sotto casa. È lì che Santachiara, in un’azione di guerrilla artistica documentata, ha sostituito prodotti di brand famosi con creazioni “fake” dedicate a ciascuno degli undici brani dell’album. “Ho voluto usare le stesse regole imposte dal mercato per ingaggiare il pubblico, ma spostando tutto in uno spazio più umano, il minimarket appunto, che con la sua diversità di prodotti riflette perfettamente la varietà di suoni e generi che compongono questo disco“, spiega l’artista, al secolo Luigi Picone. Il disco di 11 brani raccoglie un sound intimo, dove l’artista si mette a nudo e racconta se stesso. E’ la storia urbana che si fonde con la vita vissuta in prima persona.

WEEKEND MARTYR – “CRUEL HOUSE”
[Cruel Records, Almost Halloween Records, Ciqala Records]blues, psichedelia

“CRUEL HOUSE” è un’opera cupa e viscerale, costruita su testi frammentari e ossessivi che funzionano come mantra più che come racconti. Il disco attraversa paesaggi onirici e domestici segnati da degrado, dipendenza emotiva, isolamento e violenza interiore, dove il sole non illumina ma consuma e la fuga non salva, lasciando solo sospesi. Tra immagini di corpi, case e menti che si sfaldano, “Cruel House” rifiuta ogni forma di redenzione o consolazione: è un rituale sonoro coerente nella sua oscurità, che non chiede di essere compreso ma attraversato fino in fondo. Nel suo immaginario e nel suo approccio ruvido e allucinato affiorano influenze come Tom Waits e i Gun Club, richiamate non per citazione ma per attitudine, tensione emotiva e senso di rovina.

BLUE27 – “Schiamazzi Notturni”
[Dumba Dischi]indie-pop

Dumba Dischi presenta “Schiamazzi Notturni”, il secondo album dell’artista marchigiano classe ’98 blue27. Un disco che spazia tra generi diversi, dall’indie pop alla bossa nova e all’elettronica. L’album nasce dalla necessità dell’artista di capirsi e capire chi vuole essere, un urlo generazionale per ribadire la propria identità. “Schiamazzi Notturni” tocca i temi cardine della fine della giovinezza: l’incertezza del futuro, l’inizio dei rimpianti, le delusioni sentimentali e la disillusione moderna. Blue27 non cerca la formula per il disco perfetto, ma vuole soltanto urlare: “io esisto“.

KATZIN – “Buckaroo”
[Mexican Summer]indie-pop-rock

“Buckaroo”, l’album di debutto del cantautore newyorkese Katzin, proietta i simboli del mitico West americano – cowboy, cavalli, vasti deserti, pianure ondulate, antiche formazioni rocciose – sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta in tutto il suo instabile splendore. Zion Battle ha iniziato a lavorare all’album l’estate dopo il diploma di scuola superiore. Insieme al collaboratore e produttore Max Morgen, si è recato a Joshua Tree per una settimana di registrazioni intensive. “Isolandoci, siamo riusciti a catturare questa energia creativa allo stato puro“, dice Battle.È come se avessimo scritto una lettera d’amore alla nostra infanzia“. Con tamburi martellanti, sintetizzatori filigranati e chitarre che passano da un sussurro a un rombo fragoroso in un attimo, Buckaroo rende la bellezza del Nord America attraverso un collage elettroacustico apparentemente disinvolto. “Uno dei nostri obiettivi principali era quello di far suonare l’album come il deserto“, dice Battle.

DIRTY HEAVENS – “Drive”
[autoproduzione]hard-rock, indie-rock

Pur muovendosi tra influenze diverse — Guns N’ Roses, Nirvana, Led Zeppelin, Metallica, Halestorm, Mötley Crüe, Foo Fighters e Black Sabbath — i Dirty Heavens trovano un equilibrio unico, costruendo un rock classico che guarda agli anni ’90 e ai primi Duemila. È lì che, per la band, il tempo sembra essersi fermato. Il loro album d’esordio “Drive” racconta un viaggio interiore: l’oscillazione costante tra euforia e disperazione, il muoversi su una strada che non esiste e che sembra impossibile da percorrere. È una raccolta di inni alla libertà e all’autodeterminazione, in cui ogni brano si definisce come un frammento di vetro infranto: autonomo, ma indispensabile per comporre l’immagine complessiva dell’album. Il sound è sempre potente, il ritmo incalzante e deciso, mentre la voce cerca costantemente di andare oltre il semplice ascolto, puntando a un contatto diretto ed emotivo con chi ascolta.

HELICON x AI LOVER – “Arise”
[Arise]sperimentale, elettronica

Gli Helicon di Glasgow e il produttore e DJ Al Lover di Los Angeles hanno unito le forze in un nuovo audace album collaborativo, “Arise”, pubblicato dalla Fuzz Club. “Arise affronta una cultura dell’individualismo in balia di opportunisti senza scrupoli“, afferma il frontman John-Paul Hughes, “ricordandoci che l’empatia, la compassione e l’autenticità sono ancora delle scelte possibili“. Riflettendo questa tensione, Helicon e Al Lover propongono un sound massimalista ed esaltante, con un ritmo ipnotico e rilassato, fondendo la psichedelia tipica di Helicon con l’elettronica trasversale di Al Lover.

THE PARANOID STYLE – “Known Associates”
[Bar None]indie-rock

“Known Associates” è l’entusiasmante seguito del loro acclamato album del 2024, “The Interrogator”. Un sogno febbrile tra i fiati di Van Morrison e i sentimenti di Leonard Cohen, “Known Associates” è l’LP che conferma la reputazione in costante ascesa di Elizabeth Nelson come una delle nostre cantautrici più importanti. Come la sua eroina di lunga data Lucinda Williams, la lenta ascesa di Nelson è andata di pari passo con una reputazione letteraria in continua crescita, che l’ha vista collaborare con il New York Times, l’Atlantic, il New Yorker e l’Oxford American, oltre a scrivere le note di copertina per le riedizioni di Bob Dylan e dei Replacements. Regale, eterogeneo e pieno di storie sfortunate, epifanie distrutte e miracoli da negozio dell’usato che saranno familiari a qualsiasi fan di Richard Thompson, David Berman o Tom Waits.

OREYEON – “The Grotesque Within”
[Heavy Psych Sounds]heavy, stoner

Il disco intreccia una narrazione densa, ispirata alle atmosfere inquietanti delle opere di Thomas Ligotti — dove la realtà sembra costantemente sul punto di disfarsi e l’orrore si insinua nella quotidianità. Così come nei racconti esistenziali di Ligotti, “The Grotesque Within” non si limita a ritrarre l’oscurità: osserva come l’assurdo e l’orrido siano diventati indistinguibili dalla realtà contemporanea. Ogni brano si configura come un confronto diretto con il bizzarro, il dissonante e l’inquietantemente familiare. “The Grotesque Within” non è semplicemente un album: è una discesa nell’estraneo che già ci circonda. Gli Oreyeon continuano a perfezionare il proprio linguaggio musicale: un suono pesante ma in costante evoluzione, che li vede ritagliarsi uno spazio sempre più definito all’interno del panorama heavy/stoner/psych contemporaneo. La loro traiettoria testimonia al tempo stesso un profondo rispetto per le tradizioni del rock pesante e una spinta deliberata verso forme di scrittura più stratificate, ricche di dettagli e complessità.

BULL BRIGADE – “Perchè non si sa mai”
[Motorcity Produzioni]indie-rock, punk-rock

“Perché Non Si Sa Mai” è il quarto album in studio dei Bull Brigade, pubblicato per l’etichetta indipendente torinese Motorcity Produzioni. Dieci tracce urgenti e necessarie con una forte presa di posizione artistica e umana. Un album che esprime la scelta della band di alzare l’asticella, restando fedele a se stessa, alla propria storia e al pubblico che l’ha accompagnata in tutti questi anni. Un punto di svolta, un nuovo inizio. Un disco da ascoltare a tutto volume, potente e liberatorio, pronto a esplodere tanto nelle cuffie quanto sul palco. Nel disco quattro featuring che arricchiscono il nuovo lavoro: Giancane, Claver Gold, Willie Peyote e Fast Animals and Slow Kids. Quattro progetti, quattro personalità, quattro voci che si intrecciano con l’universo dei Bull Brigade, ampliandone il respiro senza mai tradirne l’identità o il messaggio. Il loro sound unisce street punk, punk rock e hardcore in un equilibrio unico, sorretto da una voce ruvida ma capace di grande espressività melodica. A renderli riconoscibili è anche la forza autentica dei testi, che intrecciano poesia e realismo per raccontare la vita di strada, le periferie urbane, la classe operaia, il mondo della tifoseria e le tensioni sociali che attraversano il presente.

POPULOUS – “Chill Out Zone” EP
[Latinambient / peermusic ITALY]elettronica

ll producer, deejay e sound designer salentino – al secolo Andrea Mangia – torna con due nuove canzoni che rielaborano e omaggiano la parte più psichedelica e meditativa della club culture degli Anni Novanta, una scena determinante per la sua formazione artistica. Il titolo dell’EP richiama lo storico programma notturno di MTV ‘Chill Out Zone’, in onda a notte fonda, che proponeva una selezione visionaria di videoclip di musica elettronica, ambient, trip-hop, trance e affini. “Chill Out Zone” rievoca alla perfezione quelle vibrazioni e trasmette quelle stesse sensazioni, grazie a un sound fluido e ipnotico, distensivo ed energizzante al tempo stesso, che rimette in equilibrio i nostri flussi di energia. Arpeggi liquidi e drones infiniti fluttuano su percussioni latine filtrate e processate, portando avanti ancora una volta l’innovativo concetto – ideato da Populous stesso – di “latin ambient”, manifesto estetico e sonoro della sua etichetta.

SETE – “Adult Teenage Angst” EP
[Through Love]indie-rock

Condividendo un amore profondamente radicato per tutte le ondate di emocore che si sono diffuse all’inizio del millennio, Sete è un progetto appassionato a lungo termine di Nicolas, cantante dei compianti The Tidal Sleep e Christoph, ex bassista dei famosi Jennifer Rostock, noti in Germania come gli enfant terrible del pop. Il soundscape dei Sete abbraccia pienamente la sua base madre nella sottocultura Myspace dei primi anni 2000, trasponendo l’estetica nostalgica in maniere contemporanee all’interno di una produzione all’avanguardia. Grandi melodie che garantiscono la pelle d’oca si fondono con sentimenti sinceri in uno spettro diversificato che va dalla pesantezza accordata a un appeal pop certificato e privo di imbarazzo.

SWAYGLOW – “Unpredictable blooming” EP
[Dear Gear Records]shoegaze, post-punk, dream-pop

Arriva l’esordio discografico di Swayglow, progetto dietro il quale si cela l’artista veronese Giulia Cinquetti, già bassista delle acclamate shoegaze band venete You, Nothing. e May Eyes Love. Un lavoro che racchiude cinque brani dalle tinte dark, shoegaze, noir e dream pop, interpretati da tre voci femminili selezionate per le loro caratteristiche uniche e differenti, indispensabili al racconto delle diverse atmosfere del disco. Ovvero: Francesca Carluccio, voce del progetto So Vixen; Nicole Fodritto, cantante, tastierista e songwriter dei Six Impossible Things, interessantissima sadcore band lombarda attiva dal 2017 e Gioia Podestà, ex voce degli You, Nothing. attualmente in forza negli shoegazer belgi Maquillage.


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