Marche

la paura dei residenti di via Cialdini ad Ancona


ANCONA Ci risiamo. Nella notte di mercoledì qualcuno si è divertito a mandare in frantumi il muretto della scalinata che collega i garage a via Cialdini, nel quartiere Capodimonte. Mattoni divelti e lanciati di sotto, finiti sui gradini e nell’incolto sottostante, tra erbacce e sterpaglie. Sotto un cartello scritto a mano – “Se volete stare qui, siate educati, lasciate pulito” – restano lattine, pacchetti di sigarette e rifiuti sparsi.

L’inciviltà

Per i residenti è l’ennesimo capitolo di una storia di abbandono che si trascina da anni. «È una vita che succede, non è questione di mattoni», racconta chi abita nella zona. La scalinata, mai davvero completata, vive una doppia esistenza: di giorno collegamento urbano tra i garage e la strada, di notte punto di ritrovo. «Li vediamo salire e poi scendere barcollando». Urla, schiamazzi, consumo di alcol e sostanze stupefacenti. Gli anfratti diventano rifugi, i muri latrine. La paura e l’indignazione sono ormai abitudine. «Io ho installato le telecamere a casa – aggiunge un residente che preferisce restare anonimo – visto l’aria che tira». La zona non è nuova alle cronache. Nel 2018 un ragazzo precipitò dalla balconata per circa sei metri, rischiando la vita. Dopo quell’episodio l’amministrazione comunale intervenne sostituendo il muretto con una ringhiera in ferro lunga 17 metri per mettere in sicurezza il passaggio: i vandali stanno smontando pure quella e a forza di prenderla a calci sono riusciti a piegarla. Nel 2023 via Cialdini tornò al centro dell’attenzione dopo il ritrovamento del corpo di una donna di 56 anni, deceduta da circa un anno nella propria abitazione a seguito di un’overdose. Un episodio che riaccese i riflettori sul disagio sociale dell’area. E già nel 2022 i residenti avevano denunciato una situazione invivibile, parlando di schiamazzi, degrado e lanci di pietre dalla scalinata. Alcuni di quei sassi sono ancora lì, accatastati sotto la scala. A distanza di anni, spiegano, nulla è cambiato. La vegetazione avanza: gli alberi non vengono potati da tempo, i lampioni sono coperti dal verde, le telecamere installate dal Comune ormai quasi invisibili, inghiottite dalle chiome.

La disattenzione

«Più volte abbiamo chiamato il Comune e le forze dell’ordine – continua il residente – all’ufficio manutenzioni ci dicono “verremo, faremo”, ma poi non si vede nessuno». E mentre altrove si stanziano fondi per altre scalinate, qui si procede per scosse: prima una caduta, poi una morte, ora l’ennesimo crollo. «Non possiamo continuare così. Viviamo tra lo schifo e la paura».




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