Ambiente

PPP, verso una stagione più matura e competitiva

La proposta a iniziativa privata è stata, negli ultimi anni, uno dei principali motori di decollo del partenariato pubblico-privato (PPP) nel nostro Paese. In alcuni settori si è rivelata un autentico game changer. Dal 2018 il mercato è cresciuto con continuità, con un lieve rallentamento solo nel 2024-2025 per effetto del PNRR, che non ha incluso il PPP tra i propri strumenti attuativi. Oggi, quando si parla di PPP per investimenti, la proposta a iniziativa privata rappresenta circa l’85% del mercato. Di questo vi è piena consapevolezza, a partire dal policymaker, che non può permettersi di compromettere i PPP sviluppati negli ultimi mesi, si pensi anche alla misura RepowerEU, né uno strumento destinato a essere centrale nella stagione post-PNRR. Occorre dunque respingere letture eccessivamente pessimistiche e attenersi ai dati e alle evidenze. Che il diritto di prelazione fosse problematico è noto da tempo. L’Italia è l’unico Paese a prevederlo in modo strutturale; negli Stati Uniti e in alcune regioni del Canada è uno strumento eccezionale e raramente utilizzato. In molti altri ordinamenti, dall’Asia all’America Latina fino al Sudafrica, si privilegia il rimborso delle spese di proposta. Non siamo quindi di fronte a un evento inatteso: il tema era ampiamente dibattuto già nella formulazione del Codice 36, che ha inteso dare una forte acelerazione al PPP per accompagnarlo verso una fase di maturità. La prelazione, tuttavia, ha incentivato il ricorso alla concessione/PPP anche in contesti privi di adeguati presupposti giuridici, come nel caso delle concessioni balneari, delle grandi derivazioni idriche, delle autostrade o di alcune operazioni di rigenerazione urbana, con il rischio di contribuire a un improprio ampliamento del debito pubblico. Si apre ora un’occasione preziosa: costruire una procedura più robusta ed efficace per un uso strategico dello strumento. Il PPP non è una carta di credito per amministrazioni prive di risorse, per le progettazioni o per le opere. Nè tantomeno per per consolidare posizioni di mercato degli incumbent. Il PPP deve accelerare investimenti, sostenere l’innovazione, la transizione ambientale, innovare i modelli di servizio e migliorare l’efficacia, ottimizzando la spesa lungo l’intero ciclo di vita, anche con logiche incrementali e frugali, cioè capaci di ripensare soluzioni esistenti in una logica di valore per amministrazioni e cittadini. La competizione, se ben disegnata, resta un potente motore di innovazione, crescita e produttività. In questa fase il Paese non può permettersi di rinunciarvi. La futura procedura, che difficilmente tarderà ad arrivare, potrà premiare gli operatori che hanno interpretato il PPP come leva strategica per sè e per il sistema pubblico. La letteratura sui contratti complessi è chiara: all’aumentare della complessità servono procedure flessibili e orientate al confronto con il mercato, per ridurre l’asimmetria informativa tra pubblico e privato. La nuova procedura dovrà favorire il progressivo affinamento delle progettualità, in una logica di maggiore sartorializzazione, attraverso dialogo e comparazione competitiva. Le amministrazioni saranno chiamate a un salto di qualità manageriale. Dovranno diventare buyer sofisticati, capaci di negoziare e valutare le proposte oltre logiche tabellari e criteri binari, selezionando soluzioni in grado di rispondere in modo strutturato ai bisogni pubblici, produrre impatti ambientali e sociali misurabili e garantire efficienza nel tempo, superando la mera logica del risparmio immediato. Principi già chiaramente cristallizzati nel Codice 36. Anche il mercato dovrà investire in competenze per adattare le progettualità ai singoli contesti. Meglio giocare d’anticipo. Anche perchè, con le nuove regole, il mercato cercherà di privilegiare le amministrazioni più capaci; le PA gli operaori migliori e non i più rapidi a fare il ciclostilo delle proposte. Si apre dunque un’opportunità per utilizzare il PPP in modo più maturo. Non a caso, in ambiti dove la concessione non è praticabile, come il procurement dei beni sanitari, si osserva una vivace sperimentazione di soluzioni per acquistare secondo logiche value-based. Il PPP non è finito. Sta entrando nella sua fase adulta.


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