Albanese accerchiata, dopo Parigi attaccata anche da Berlino: “La sua posizione è insostenibile”
Sempre più sola. Ora tutti prendono le distanze da Francesca Albanese e ne chiedono le dimissioni. Dopo la Francia, adesso tocca alla Germania. Che condanna, senza tanti giri di parole, certe dichiarazioni della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite. “Rispetto il sistema dei relatori indipendenti delle Nazioni Unite. Tuttavia la signora Albanese si è già resa protagonista più volte in passato di uscite inappropriate. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele. La sua posizione è insostenibile”, ha scritto su X il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. Parole che non lasciano dubbi sulla posizione tedesca. E che seguono la strada già tracciata dalla Francia.
Ich respektiere das System unabhängiger Berichterstatter der UN. Frau Albanese hat sich jedoch bereits in der Vergangenheit vielfach Ausfälle geleistet. Ich verurteile ihre jüngsten Aussagen über Israel. Sie ist in ihrer Position unhaltbar.
— Johann Wadephul (@AussenMinDE) February 12, 2026
Il ministro tedesco: “Non può ricoprire questo incarico”
“Non può ricoprire questo incarico“, ha scritto ancora Wadephul. Parole che hanno già fatto il giro del web. E che arrivano subito dopo quelle pronunciate dal ministro degli Esteri francese. Ieri Jean-Noel Barrot ha annunciato che Parigi avrebbe chiesto le dimissioni di Francesca Albanese per dichiarazioni ritenute “oltraggiose” nei confronti di Israele che sarebbe stato attaccato “come popolo e nazione”.
L’accusa della Francia
La Francia ha preso le distanze in modo netto dalla Albanese, chiedendo anche un cambio di passo alle Nazioni Unite. Dopo le nuove dichiarazioni della relatrice speciale Onu Francesca Albanese, che durante l’Al Jazeera Forum ha definito Israele “nemico dell’umanità” comparendo accanto a un esponente di Hamas, Parigi ha annunciato che solleverà formalmente la questione al prossimo Consiglio dei diritti umani del 23 febbraio, chiedendone le dimissioni.
Il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot ha condannato senza ambiguità parole definite “oltraggiose e irresponsabili”, sottolineando come non si tratti di critiche al governo israeliano – legittime nel dibattito politico – ma di attacchi rivolti a Israele come popolo e come nazione. Secondo Parigi, le affermazioni della relatrice si inseriscono in una serie di prese di posizione già contestate in passato, tra cui riferimenti al 7 ottobre, paralleli storici giudicati inaccettabili ed espressioni considerate pericolose.
La posizione francese segna un
passaggio politico rilevante: non solo una presa di distanza diplomatica, ma la richiesta esplicita che Albanese non possa più parlare a nome delle Nazioni Unite. E la Germania, a quanto pare, sta seguendo la stessa direzione.




