Il Contratto di Zona Umida della pianura risicola vercellese

In occasione della Giornata Mondiale delle Zone Umide, lo scorso 2 febbraio, è stato sottoscritto a Vercelli dai portatori d’interesse coinvolti il Contratto di Zona Umida della pianura risicola vercellese.
Si tratta di uno strumento concreto per la salvaguardia dell’ambiente, della biodiversità e del futuro di 28 comuni risicoli e interessa un territorio di circa 700 km2.
Coinvolge oltre alla Provincia di Vercelli, l’Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese e l’Ente di gestione del Parco Ticino e Lago Maggiore, la Regione Piemonte e l’Autorità di Bacino distrettuale del Fiume Po.
Da alcuni anni, gli enti territoriali sperimentano forme di gestione condivisa degli ecosistemi e delle risorse idriche. Consolidata è la collaborazione tra l’Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese e la Provincia di Vercelli finalizzata a interventi di creazione di corridoi ecologici, rinaturalizzazione di zone umide, e gestione delle risorse forestali, grazie a progetti come, ad esempio, “Bos.COR Modello di gestione attiva del Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino”.
Come evidenziato durante la cerimonia di firma, questo Contratto di Zona Umida è il punto di arrivo di un percorso intrapreso anni fa ma, come primo esempio in Italia nel suo genere, è anche il punto di partenza per la futura programmazione negoziata degli interventi sul territorio in materia di salvaguardia dell’ambiente e tutela delle risorse idriche, di valorizzazione e di prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico.
La cornice normativa del Contratto di Zona Umida della pianura risicola vercellese
L’unione delle competenze dei vari soggetti firmatari consente di ottimizzare le risorse per il raggiungimento degli obiettivi di riqualificazione ambientale dei corpi idrici e del territorio interessato, secondo i parametri definiti dalla Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23.10.2000 (Direttiva Quadro Acque).
Il Contratto è riconosciuto dal Piano di Gestione del Distretto Idrografico del Fiume Po (approvato con DPCM 7.6.2023) proprio come lo strumento pianificatorio per il raggiungimento degli obiettivi di qualità̀ previsto dalla Direttiva Quadro Acque. La valenza istituzionale del Contratto di zona umida è richiamata anche nel Piano Territoriale Regionale (approvato con D.C.R. del 21.7.2011), che ne evidenzia gli aspetti di programmazione negoziata e di condivisione del percorso progettuale tra gli attori coinvolti.
Anche il recente Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (approvato con Decreto MASE del 21.12.2023) pone l’accento alle forme partecipative quali i Contratti e le Cabine di Regia, quali strumenti di governance.
Gli obiettivi del contratto, dalla riqualificazione alla valorizzazione del territorio
In questo contesto normativo, si inserisce il Contratto di Zona Umida della pianura risicola vercellese: un nuovo strumento di lavoro che pone al centro la condivisione e la concertazione riuscendo a integrare in un unico strumento le politiche di tutela ambientale con quelle di sviluppo locale, coinvolgendo le istituzioni, i cittadini, i portatori di interesse e il mondo agricolo.
L’obiettivo principale del Contratto di Zona Umida della pianura risicola vercellese è quello di migliorare la qualità ambientale, e, in quanto strumento di lavoro condiviso, di integrare le politiche ambientali di tutela delle acque e del territorio con quelle di sviluppo locale sostenibile.
Il Contratto si pone dunque un obiettivo di riqualificazione e valorizzazione dell’intero territorio del bacino idrografico, attuabile attraverso azioni concrete di miglioramento ambientale dell’intera area anche attraverso la mitigazione degli impatti della risaia sulle condizioni dell’acqua e della biodiversità salvaguardandone il ruolo di habitat per la fauna selvatica.
Prevede inoltre obiettivi volti allo sviluppo socio-economico oltre ad azioni di comunicazione e informazione rivolte ad aziende agricole, enti, scuole, proprio per aumentare la consapevolezza sulle questioni ambientali.
50 anni di Giornata Mondiale delle Zone Umide in Italia
La Convenzione internazionale per la tutela e la valorizzazione delle zone umide, è stata firmata il 2 febbraio 1971 a Ramsar, sulle rive del Mar Caspio, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sulla grande importanza delle zone umide per le persone e per il pianeta.
Le aree umide, insieme alle barriere coralline e alle foreste tropicali, sono gli ecosistemi con la più elevata biodiversità al mondo. Si stima che a questi ambienti sia legato circa il 12% delle specie animali presenti nel nostro Pianeta e il 40% della biodiversità, considerando anche le specie vegetali.
La Convenzione di Ramsar è stata ratificata e resa esecutiva dall’Italia con il DPR 13 marzo 1976, n. 448, che, in aggiunta alla partecipazione alle attività comuni internazionali della Convenzione, prevede l’identificazione e la designazione di nuove zone umide, l’attività di monitoraggio e sperimentazione nelle zone umide oltre all’attivazione di modelli per la gestione delle zone umide.
Il tema scelto per la Giornata Mondiale delle Zone Umide 2026, «Zone Umide e Conoscenze Tradizionali: celebrare il patrimonio culturale», intende valorizzare il contributo delle comunità locali e dei saperi tradizionali nelle pratiche di gestione sostenibile e nel ripristino degli ecosistemi.
Le zone umide: perché sono così importanti?
Il territorio delle Aree protette del Po piemontese è ricco di zone umide: lanche, pozze, piccoli stagni ma anche torbiere, prati umidi, bacini d’acqua naturali o artificiali, permanenti o transitori, con acqua stagnante o corrente fondamentali per la conservazione di molte specie faunistiche e floristiche inserite nella Direttiva “Habitat”, che tutela gli ambienti più preziosi dell’Unione Europea.
Sono aree particolarmente ricche di biodiversità animale e vegetale che presentano una serie di caratteristiche “virtuose”: contribuiscono a mantenere in equilibrio ecologico il territorio, migliorano la qualità delle acque “filtrando” le sostanze inquinanti (come i fertilizzanti), rappresentano una riserva idrica e hanno anche un valore paesaggistico, culturale e turistico.
Le zone umide sono però ambienti vulnerabili, sensibili alle variazioni degli apporti idrici: cambiamenti anche minimi possono causare la perdita di specie animali e vegetali peculiari. L’importanza – e la vulnerabilità – di tali ecosistemi è testimoniata dal fatto che alcune delle aree protette e dei siti della Rete Natura 2000 sono stati istituiti con l’obiettivo di tutelare zone umide di interesse conservazionistico.
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