Tragedia di Rigopiano, i familiari delle vittime attendono la sentenza d’appello bis

I familiari delle vittime attendono la sentenza d’appello nel procedimento penale disposto dalla corte di cassazione sulla tragedia di Rigopiano. A Perugia in mattinata si è riunita in camera di consiglio la Corte d’appello chiamata a decidere, nel processo di appello bis, per la strage in Abruzzo dove, il 18 gennaio 2017, una valanga travolse l’hotel e 29 persone persero la vita. Il processo, come ricorda l’Agi, è approdato a Perugia dopo il rinvio disposto dalla Cassazione.
“Un processo che avrebbe dovuto chiarire le responsabilità della Regione Abruzzo e dei suoi dirigenti, chiamati a realizzare la Carta di localizzazione del pericolo valanghe, prevista sin dai primi anni ’90 ma mai attuata. Da questo procedimento non è emerso nulla di nuovo rispetto a quanto già ascoltato nel tribunale di Pescara. Tuttavia, la procura ha saputo descrivere con parole dure e inequivocabili l’atteggiamento di un’intera epoca: inerzia, mancanza di pianificazione, scaricabarile, ammoina, arrivando persino a citare la celebre canzone ‘Alla fiera’. Termini che raccontano meglio di qualsiasi perizia il clima che ha accompagnato decisioni mancate, rinvii e silenzi fino alla tragedia” scrive il comitato che riunisce i familiari delle vittime della tragedia di Rigopiano, ‘Rigopiano, in attesa del Fiore’.
“Resta un profondo amaro in bocca – aggiungono dal comitato -. Non solo per le conclusioni della procura, ma anche per quanto evidenziato dagli stessi avvocati degli imputati: in questo processo mancano le responsabilità politiche. Quelle figure che avrebbero potuto fare molto e non hanno fatto nulla. Il tempo giudiziario sulla vicenda di Rigopiano sta per esaurirsi e il sipario si sta chiudendo su una delle pagine più buie della storia italiana. Ci consola, almeno in parte, la consapevolezza che l’opinione pubblica abbia ormai compreso la realtà dei fatti, al di là di quella che sarà la sentenza”, proseguono i familiari delle vittime che ricorda come si “ è tentato di spostare l’attenzione sul terremoto, ma la realtà è chiara: tutti volevano abbandonare l’albergo oltre due ore prima della valanga. La strada era già bloccata, come dimostrano i video. In quel contesto, il terremoto fu un alleato, non la causa. E non esiste alcuna certezza scientifica che possa stabilire con sicurezza che il sisma abbia provocato la valanga: le perizie, sia in sede civile che penale, sono contrastanti. Dopo la tragedia, anche la macchina dei soccorsi si mosse in ritardo, gestita con la stessa approssimazione, negligenza e imperizia che avevano caratterizzato i giorni precedenti. Questo riepilogo – concludono – è necessario per ricordare quali siano le vere responsabilità. Perché la memoria, e la verità, non possono andare in prescrizione”.
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