Sfollati di via Piacenza, tre anni dall’incendio e risarcimenti ancora al palo: tempi incerti per la ricostruzione

Genova. Tre anni senza casa, tre anni con il futuro appeso alle lungaggini di burocrazia, perizie e cavilli. Sabato 14 febbraio, saranno 1096 giorni da quanto il terribile incendio scoppiato la sera di san Valentino del 2023 sotto il tetto del civico 17 di via Piacenza ha sbattuto fuori casa 80 famiglie, la cui vita ha subito un cambiamento radicale. All’ora di cena, senza preavviso.
Oggi, al compimento di questo difficile anniversario, la situazione resta ancora incerta: i risarcimenti non sono stati ancora di fatto quantificati e nessuno di fatto sa quanto effettivamente potrà recuperare degli immobili devastati dalle fiamme, dall’acqua usata per lo spegnimento del rogo e dall’abbandono. Oggi scade il termine per il deposito da parte del Ctu (Consulente Tecnico d’Ufficio del tribunale) della perizia sulla quantificazione del danno, termine che probabilmente sarà ulteriormente prorogato per consentire il proseguimento della conciliazione tra gli avvocati degli (ex?) residenti e le assicurazioni, per capire quanto potrà essere ricostruito e se, oltre alla parti comuni del palazzo, si potrà avere il denaro per intervenire anche sulle parti private.
Uno nodo diventato cruciale: in questi tre anni, infatti, gli sfollati si sono dovuti trovare una nuova sistemazione, chi in affitto, chi da parenti, aggiungendo costi su costi, arrivando a pagare, in alcuni casi, la nuova locazione oltre alle rate del mutuo per una casa divenuta in poche ore inabitabile. “Abbiamo fatto una assemblea in cui i nostri avvocati e l’amministratice del palazzo ci hanno assicurato che le assicurazioni sarebbero pronto al risarcimento, che però deve essere ancora quantificiato in conciliazione – spiega Marco Mantero, uno dei residenti sfollati – La nostra speranza è che si riesca ad arrivare ad un accordo che preveda, oltre che la ricostruzione delle parti comuni dell’edificio, dal tetto all’impiantistica, anche interventi all’interno dei singoli appartamenti per provare a recuperare un valore degli immobili e non dovere prevedere ulteriori costi per noi, già martoriati da questi anni di esodo forzato”.
Un esodo i cui tempi, però, saranno ancora lunghi: “Una volta arrivati alla definizione del rimborso, prima che i lavori potranno partire probabilmente passeranno mesi, e l’intervento durerà anni – sottolinea Mantero – solo per svuotare il palazzo che di fatto oggi è rimasto a tre anni fa, servono 300 mila euro”. Per questo motivo continua il pressing su Tursi per ricevere nuove esenzioni fiscali: al momento sono stati annullati Imu, Tari e l’occupazione del suolo pubblico per le impalcature installate per proteggere il sottotetto andato distrutto nell’incendio, ma la richiesta resta quella di azzerare le imposte per chi nell’edificio ha (aveva) una seconda casa ora però inagibile. Una misura che al momento Tursi ha escluso.




